Downsizing Recensione, Venezia 74 inizia con Alexander Payne

Alexander Payne apre la settantaquattresima edizione della mostra del cinema di Venezia con una commedia fantascientifica, Downsizing.

recensione Downsizing Recensione, Venezia 74 inizia con Alexander Payne
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Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

Esattamente un anno fa Venezia veniva inondata dall'effetto La La Land, con orde di spettatori sognanti che fischiettando per le strade del Lido si muovevano al ritmo di quelle indimenticabili canzoni. A 12 mesi di distanza, l'arduo compito di aprire la mostra d'arte cinematografica più antica del mondo, cercando di non far rimpiangere la meraviglia portata da Damiene Chazelle nella scorsa edizione, è spettato ad Alexander Payne. Come ormai da tradizione negli ultimi anni ad aprire il concorso è ancora una volta un film americano, ma se nelle precedenti occasioni si puntava su registi di grandi spettacoli di intrattenimento, questa volta si è scelto un autore che nel corso degli anni ha dimostrato di saper trattare la commedia con grande personalità ed eleganza, tracciando immaginari, realtà e personaggi in maniera delicata, lontano dal fracasso della contemporaneità, ma sempre con una spiccata vena malinconica e satirica. Se nei suoi precedenti lavori si insinuava nelle piccole vicissitudini della vita quotidiana, in questa occasione sembra aver voluto alzare il tiro con qualcosa di più ambizioso e strutturato, che parte coma al solito dalla commedia per arrivare però nei territori della fantascienza.

Il mondo rimpicciolito di Payne

Downsizing infatti vede protagonista Matt Damon nei panni di Paul Safranek, un uomo comune di Omaha che per far fronte alla crisi e alle difficoltà del nostro mondo decide di sottoporsi - insieme a sua moglie - ad una nuovissima tecnologia che permette di rimpicciolirsi in maniera esponenziale fino a diventare una vera e propria miniatura. Questo permette alle persone di potersi permettere uno stile di vita lussuoso, pieno di agi e comodità, proprio perché i risparmi provenienti dal mondo dei "giganti" valgono infinitamente di più nel mondo "mini". Purtroppo però le cose non andranno esattamente come previsto e Paul si imbarcherà in un' avventura che cambierà per sempre la sua vita. I presupposti di partenza sono sicuramente originali ed interessanti e si avverte il tentativo di Payne di dare spessore alla vicenda costruendo dei personaggi che insieme a grandi punte di ironia sono portatori di una forte critica satirica nei confronti della società moderna. La sua gestione complessiva del film risulta sempre molto precisa e attenta, ma la sensazione è che questa ricerca forzata e perenne di equilibrio lo porti in realtà in uno strano limbo da cui sembra non riuscire ad uscire. Infatti Downsizing risulta veramente un film difficile da collocare e da inquadrare, perché proprio nel momento in cui sembra aver preso una direzione, la cambia repentinamente per andare poi su altri lidi e questo continuo cambiamento alla fine risulta girare un po' su sé stesso senza una meta.

Un guizzo diverso

Sicuramente ancora una volta la scrittura risulta essere il punto di forza di Payne, anche se probabilmente in questa occasione finisce per essere un po' dispersiva e non adeguatamente supportata da un altrettanto originale impianto registico. Se infatti inizialmente sembra molto interessante l'approccio visivo con cui il regista gestisce la fantasiosa idea di partenza, poi questo aspetto sembra lasciare spazio ad un disagio personale provocato da problematiche di coppia. Con l'arrivo del personaggio di Christoph Waltz poi, il focus sembra spostarsi ancora verso un tono grottesco e satirico, per poi sfociare in una storia sentimentale a sfondo sociale e politico quando fa il suo ingresso in campo la graziosa Hong Chau. Si avverte il tentativo lodevole di cercare una commistione affascinante tra satira e poesia, tra divertimento e serietà, ma purtroppo questi strani giochi che il cinema sa esaltare come poche altre forme d'arte possono risultare anche pericolose armi a doppio taglio. Tuttavia Payne non cade mai definitivamente ed è comunque intelligente ed esperto a tal punto da riuscire a mantenere il suo film su livelli sempre accettabili, anche se forse dall'apertura della settantaquattresima edizione del festival di Venezia ci si aspettava forse un guizzo diverso.

Downsizing Alexander Payne punta in alto cercado di affrontare importanti temi sociali e filtrandoli attraverso una commedia vista in chiave fantascientifica. Ancora una volta la sua penna risulta ispirata e sono molti gli spunti di riflessione che lancia il suo Downsizing, ma purtroppo emerge un film più cerebrale che emotivo e nel complesso manca il guizzo che possa fargli spiccare il volo.

6

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