Recensione Dorian Gray

Per sempre giovane, per sempre dannato. Dorian Gray arriva sugli schermi cinematografici.

Recensione Dorian Gray
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Nel luglio del 1890, Oscar Wilde pubblica sul Lippincott's Monthly Magazine la prima versione di un romanzo chiamato "Il Ritratto di Dorian Gray", che presto si trasformò in un volume rilegato a cui furono aggiunti diversi capitoli per esigenze di mercato e che scatenò la critica letteraria dell'epoca. Si potrebbe dire che tutto il resto è storia: la storia di un autore che fa del culto della bellezza la propria fede, perseguita sia attraverso la sua produzione artistica che nella vita privata, divenuta arte (non è più l'arte che imita la vita, ma è la vita stessa ad imitare l'arte). Ciò implica da un lato la ricerca del piacere, l'edonismo, e dall'altro uno stile di vita disinibito e dissoluto, che conduce allo sfacelo morale, al crimine... come in Dorian Gray.

Un patto con il diavolo

Dorian Gray (Ben Barnes) è un bellissimo ed ingenuo ragazzo, arrivato nella Londra vittoriana in seguito alla morte del nonno. Qui diviene amico prima dell'assennato artista Basil Hallward (Ben Chaplin) e poi, di riflesso, del carismatico Lord Henry Wotton (Colin Firth), che gli spalanca le porte della vita sociale. Un giorno Basil dipinge un ritratto di Dorian, perfetto ed estremamente affascinante, che ammalia tutti e, per la prima volta, mostra al ragazzo quale sia la reale importanza della bellezza, così preziosa ed effimera. Compie così un futile giuramento: è pronto a sacrificare qualsiasi cosa pur di rimanere così come appare nel quadro... perfino la sua anima. Incoraggiato dall'apparente saggezza di Henry, Dorian si lancia nelle avventure più sfrenate, pericolose e perverse, rimanendo superficialmente sempre lo stesso ragazzo dallo sguardo innocente, mentre il suo ritratto, ormai rinchiuso in una soffitta ricca di un doloroso passato, diventa ad ogni atto sempre più orripilante. Suicidi, omicidi, minacce costringono Dorian ad abbandonare Londra, per poi tornarci solo quindici anni dopo: tutti i suoi amici sono curvi e vecchi mentre lui è sempre l'impeccabile Dorian Gray. Perfino Henry sembra non conservare la stessa vivacità di un tempo ora che ha una figlia, Emily (Rebecca Hall), un'indipendente ragazza stregata dalla figura dell'irreale amico paterno.

Un adattamento moderno

Il ritratto di Dorian Gray è forse il romanzo più famoso di Oscar Wilde, quello giudicato più affascinante, più psicologicamente complesso, nonché il più pericoloso da adattare sullo schermo cinematografico. Più una versione letteraria è amata nel mondo, più le responsabilità di un regista che ne voglia trarre un film aumentano. Ultimo, cronologicamente, regista che ha tentato l'impresa è Oliver Parker che, nel passato, si era già occupato di portare al cinema i racconti dello scrittore inglese Un marito ideale e L'importanza di chiamarsi Ernest, entrambi prodotti da Barnaby Thompson, che si è occupato anche di questa ulteriore pellicola. Ci troviamo quindi di fronte ad una squadra già in confidenza con le opere di Wilde ed abituata a lavorare insieme, appassionata ed interessata a portare Dorian Gray nel nostro tempo. "Si tratta di un libro che non è mai invecchiato, che è molto attuale, grazie alla tematica di base della storia: ‘e se avessi la possibilità di fare qualsiasi cosa?' Credo sia una nozione accessibile a tutti perché tutti hanno imparato la differenza tra il bene e il male e il fatto che se si compiono delle azioni sbagliate si deve pagarne il prezzo". Ma prima di arrivare in sala, il mito dell'eterna giovinezza doveva essere reso più moderno, rendendo, se possibile, più partecipi della vicenda i personaggi stessi del film. Così lo sceneggiatore Toby Finlay ha cominciato a pensare al personaggio di Mick Jagger, un giovane divenuto una stella del rock che ha avuto la possibilità di fare qualsiasi cosa e che, a volte, è andato al di sopra della legge. E così i character all'interno della storia hanno indossato dei panni più attuali, abbandonando a volte la nota flemma vittoriana ed agendo all'interno della vicenda stessa. Gli istinti di Basil non sono più solo nascosti all'interno della sua mente, ma vengono palesemente fuori e soddisfatti, l'ingenuità di Dorian Gray viene cancellata con un atto carnale nel momento di maggiore gioia e lo stesso Lord Henry Wotton non è più solo una fonte di aforismi ed insegnamenti sul più estatico stile di vita, ma diviene protagonista attivo del dramma di Dorian grazie alla presenza di sua figlia. Emily è il suo motore evolutivo: "Nel libro Henry non subisce una grande evoluzione - dichiara Colin Firth - è l'unico personaggio che non si cimenta in uno di quei viaggi di scoperta, che non ha uno sviluppo all'interno dell'arco narrativo. Nel film, invece, sono state fatte delle modifiche al suo personaggio; ha una figlia, per cui la posta in gioco per lui cambia, e cambia anche il suo personaggio. Il fatto che abbia una figlia lo rende vulnerabile e non può più essere superficiale". Ogni volta che si prende un romanzo e lo si trasforma in un film, questo non sarà mai uguale all'originale, essendo un adattamento e quindi, per definizione, un qualcosa di completamente diverso. Bisogna adattarsi al mezzo attraverso in quale si racconta la storia. Come appare allora il Dorian Gray cinematografico?

Fotografie di Dorian Gray

La chiave moderna con cui Dorian Gray è stato riletto è visibile in tutti i settori del comparto filmico, ma si tratta di particolari che non snaturano la vicenda e che si nascondono sotto le pieghe di un vestito durante una festa (i costumi più che abiti d'epoca sembrano una rivisitazione vintage degli stessi) o dietro gli angoli bui di un quartiere malfamato, senza eccedere, senza invadere gli spazi. I personaggi si muovono all'interno di una Londra Vittoriana fotografata da Roger Pratt (Harry Potter e il Calice di Fuoco) in maniera impeccabile: lucida, sfarzosa, ma anche degradata. Si passa da un'ambiente all'altro senza che questi appaiano fittizi, come in un percorso ben strutturato. Accanto alla visione esterna della vicenda, incontriamo lo sguardo soggettivo del ritratto che si trasforma esso stesso in un personaggio della storia: ha una propria vita, un particolare ritmo respiratorio ed uno sguardo accecato ed accecante su tutto quello che lo circonda. Con un gioco di solarizzazioni, lo spettatore vede il mondo in maniera imperfetta, attraverso la vista corrotta del vero Dorian, chiuso in soffitta tra la polvere ed i vecchi ricordi. Nel film si fa anche un uso particolare del rosso che, nonostante sia parte integrante di ogni gradazione di colore caldo presente negli interni in legno dei saloni e nei teatri, appare prepotentemente solo nei momenti di maggiore pathos, con la violenza del sangue, con la passione dei desideri repressi. Fotografie di una città frammentata tra il lusso più vanesio e la povertà più malsana, all'interno delle quali, accompagnate da una suggestiva trama musicale composta da Charlie Mole, si muovono incessanti, ed a tratti disinteressate, le figure dei protagonisti. Dorian Gray perde il suo volto angelico dagli occhi chiari ed i capelli color dell'oro per trasformarsi in un affascinante Ben Barnes (Le conache di Narnia - Il principe Caspian) che, nonostante il suo immutabile aspetto esteriore, riesce a conferire al suo personaggio diversi modi di essere. Occhi sgranati ed aspetto sempre un po' sorpreso ad inizio narrazione; postura composta e sguardo sconveniente nel pieno delle sue avventure; sicurezza e terrore negli ultimi anni della sua vita quando si accorge che, a dispetto di se stesso, il mondo nel quale vive sta mutando velocemente. Accanto a lui troviamo l'impeccabile Colin Firth, ormai completamente a suo agio con il ruolo del gentiluomo inglese e, se vogliamo, un veterano degli adattamenti cinematografici della letteratura inglese dell'Ottocento (Oscar Wilde compreso). Firth, che aveva già lavorato con il regista ed i produttori, appare perfetto nei panni di Lord Henry Wotton, un ruolo così diverso da quelli che normalmente gli vengono affidati. Divertito ed ammiccante, in completa sintonia con la macchina da presa, Firth è completo nella sua interpretazione, anche quando, ormai vecchio ed instabile, affronta il suo ultimo insegnamento al prediletto Dorian. Le alte aspettative verso questo film portano spesso al terrore che un grande capolavoro della letteratura possa essere distrutto e trasformato in una mera operazione commerciale. Con il suo Dorian Gray, Oliver Parker è riuscito a rendere cinematografica e moderna una storia complessa, senza snaturarla del suo messaggio principale, nonostante i cambiamenti apportati alla trama che, se non migliorano una narrazione di per sé contorta ed affascinante, sicuramente la rendono più adatta ai tempi odierni.

Dorian Gray Affascinante, appassionante, appariscente: Dorian Gray non sarà perfetto, ma sicuramente è un buon prodotto, in cui è apprezzabile il lavoro svolto ad attualizzare una vicenda che, per quanto sia più che mai radicata nei nostri giorni in cui apparire sembra essere la cosa più importante, ha la sua veneranda età. Un adattamento (e date le modifiche di sceneggiatura ci teniamo a sottolineare che di questo si tratta) sicuramente ben riuscito e molto piacevole da seguire.

7

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