Dora e la città perduta, la recensione del film live-action

Nella trasposizione della popolare serie animata, Dora e i suoi amici vanno alla ricerca della leggendaria città perduta di Parapata.

recensione Dora e la città perduta, la recensione del film live-action
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La serie animata di Dora l'esploratrice, formata da 172 episodi e prodotta dal 2005 al 2014 dall'emittente televisiva americana Nickelodeon, è tra le più amate dai bambini di oggi, per via di quella sana carica avventurosa che si coniuga a un intento didattico e a un edificante messaggio ambientalista. Spesso vittima di dileggio da parte del pubblico adulto, restio a identificarsi con un personaggio e relative atmosfere estremamente fanciulleschi, il cartone ha ottenuto un grande successo in tutto il mondo tale da giustificare la realizzazione di una versione live-action, annunciata nell'ottobre del 2017 e distribuita nella sale sul finire della scorsa estate. In concomitanza con l'uscita dell'edizione home video, distribuita in Italia da Universal, andiamo anche a noi alla scoperta di Dora e la città perduta, un adattamento che offre inaspettate sorprese.

Un'avventura inaspettata

La Dora in carne e ossa non è quella dei cartoni, ma bensì una sua versione adolescente: tolto infatti il breve prologo ambientato nel passato, la storia ci propone il popolare personaggio in età da teenager. Nonostante lo scorrere degli anni, l'intraprendenza della protagonista è rimasta intatta, motivo per cui passa le sue giornata nella giungla peruviana in compagnia della scimmietta Boots e del suo inseparabile zainetto. Dora è alla ricerca della leggendaria città Inca di Parapata, un'ossessione trasmessale dai suoi genitori. Questi ultimi però, anche per evitarle potenziali rischi, decidono di mandarla a studiare in città nella speranza che quella figlia scatenata si faccia anche qualche "amico umano".
La ragazza si trasferisce così dal cugino e compagno d'infanzia Diego, ma fatica ad adattarsi alla sua nuova vita, diventando in breve tempo lo zimbello della scuola per via del suo carattere particolare e fuori dai canoni. Un giorno, mentre è in visita a un museo, Dora viene rapita insieme a Diego e ad altri due studenti (il nerd Randy e l'altezzosa Sammy) da una banda di cacciatori di tesori che è sulle tracce dei suoi genitori al fine di scoprire l'esatta posizione di Parapata. Sarà solo l'inizio di un'incredibile avventura...

Un sano spettacolo per grandi e piccini

Una re-interpretazione spassosa e divertente, adatta sia ai piccoli fan del format originale che ad un pubblico più adulto alla ricerca di quelle atmosfere avventurose che il blockbuster odierno sembra aver momentaneamente chiuso in un cassetto. Dora e la città perduta è un perfetto intrattenimento per tutta la famiglia, ricco di situazioni variegate e di una comicità istintiva e genuina che caratterizzano tutti i cento minuti di visione, ricolmo ovviamente di citazioni al prototipo ma anche di ispirazioni ad altri classici cinematografici e videoludici. Da battute che rimandano a cult come Terminator o a indimenticabili platform quali Pitfall, il film sfoggia un universo pop impensabile per chi credeva di approcciarsi a un titolo destinato esclusivamente ai bambini, e lo sfoggio di ottimi effetti speciali, al servizio di una trama e relative situazioni che guardano alle iconiche peripezie in stile Indiana Jones, garantisce anche una sana dose di spettacolo estetico da non sottovalutare.

Dora e la città perduta è frizzante e originale, con la sceneggiatura ad opera di Nicholas Stoller e Matthew Robinson che reinventa con originalità la fonte di partenza, traghettando la protagonista in un colorato coming-of-age nel quale si trova letteralmente in un mondo a lei estraneo. Se la prima mezz'ora vede la teenager, cresciuta nella giungla, alle prese con un complicato impatto con la realtà cittadina e le conseguenti dinamiche scolastiche, i restanti due terzi di visione hanno invece luogo nella natura selvaggia dove è ambientata la quest che permea questa prima incursione sul grande schermo: i giovani protagonisti si trovano ad affrontare una serie di enigmi e trappole, potendo ricorrere soltanto al loro ingegno e a un pizzico di fortuna - nonché all'aiuto della simpatica scimmietta Boots, realizzata con un'apprezzabile CG dal taglio cartoonesco.
Proprio le versioni animate di Dora & co. fanno la loro comparsa in un'ispirata sequenza "allucinatoria", una sorta di omaggio perfettamente adattato al contesto narrativo. Isabela Moner, cantante e attrice di origini peruviane vista recentemente nel pirotecnico Transformers - L'ultimo cavaliere (2017) e nella commedia Instant Family (2018), è la scelta perfetta per la coraggiosa e stralunata esploratrice, vero e proprio valore aggiunto di un cast nel quale spicca anche l'ambiguo personaggio interpretato da Eugenio Derbez, e al giungere dei titoli di coda, concomitanti con uno spezzone musical, si attende già con speranza un ipotetico sequel.

Dora e la città perduta Un adattamento in live-action avvincente e originale, capace di trasportare un personaggio cult per il pubblico di piccolissimi in una versione teenager a prova di grande pubblico. Dora e la città perduta alza così il target d'età di riferimento, proponendo una divertente avventura che guarda ai classici del genere, Indiana Jones in primis, tra enigmi e trappole che vedono al centro della scena la coraggiosa protagonista (l'ottima Isabela Moner) e i suoi amici, tra i quali non può mancare anche l'inseparabile scimmietta Boots. I convincenti effetti speciali, un sano citazionismo, la varietà di situazioni e un'elevata dose di comicità intrattengono a dovere per tutti i cento minuti di visione, facendo del film una delle sorprese della scorsa stagione.

7

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