Don't Worry, He Won't Get Far on Foot, recensione del film con Joaquin Phoenix

Gus Van Sant porta sullo schermo la vita del controverso vignettista John Callahan, interpretato da un magnifico Joaquin Phoenix.

recensione Don't Worry, He Won't Get Far on Foot, recensione del film con Joaquin Phoenix
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Portland, Oregon, 1972: John Callahan (Joaquin Phoenix), all'epoca ventunenne e già fortemente alcolizzato da diversi anni, rimane vittima di un incidente automobilistico e si ritrova paralizzato dalla nuca in giù. Col passare del tempo riacquista parzialmente l'uso di una mano, di cui si serve per avviare una nuova attività professionale, quella del vignettista. Le sue creazioni generano scalpore per il contenuto spesso politicamente scorretto (uno dei suoi disegni raffigura Gesù crocifisso che dice una frase leggermente blasfema), e sul versante privato i tentativi di rinunciare all'alcool e riappacificarsi con le persone che ha allontanato nel corso degli anni non sono sempre facili. Un minimo di stabilità la garantiscono un amico (Jonah Hill) e la compagna Annu (Rooney Mara), con i quali John inizia a rimettere insieme i pezzi della propria vita fuori dal comune.

Vitalità immobile

Presentato al Sundance e poi in concorso alla Berlinale, Don't Worry, He Won't Get Far on Foot è il nuovo lungometraggio di Gus Van Sant basato sull'omonimo libro autobiografico di Callahan, scomparso nel 2010 all'età di 59 anni a causa di complicazioni legate alla sua paralisi. È un progetto che il cineasta ha inseguito per anni, inizialmente in collaborazione con lo stesso vignettista (il quale avrebbe voluto Robin Williams nella parte principale). Forse inevitabilmente, data la natura del protagonista, il film ha suscitato controversie per la scelta di affidare il ruolo di Callahan a un attore che paralitico non è, una polemica completamente sterile poiché il lungometraggio racconta la vita intera del fumettista, inclusa la fase pre-incidente, e il diretto interessato appoggiava in pieno l'uso di una star per il suo ruolo. Il tutto in un biopic che è spassoso e al contempo amaro, un ritratto dissacrante dell'America che fu ma anche della nazione che è oggi (le vignette di Callahan non sarebbero proprio pubblicabili attualmente).

La fenice alcolizzata

Il maggiore punto di forza della pellicola, oltre allo sguardo nostalgicamente critico del regista, è la performance maestosa e sofferta di Phoenix, che torna a lavorare con Van Sant a oltre vent'anni dall'uscita di Da morire (1995). Reduce dal premio a Cannes per la sua prova maggiore in You Were Never Really Here, l'attore sfrutta la sua classica combinazione di carisma e intensità per restituirci un ritratto a tutto tondo di un individuo complesso e tormentato, le cui disavventure sono al contempo spassose e strazianti. Supportato da un buon cast di comprimari, tra cui un Jack Black insolitamente malinconico, Phoenix domina la scena con un'energia che trascende i limiti fisici del suo personaggio, imponendosi già nei primi mesi dell'anno (per quanto concerne il debutto ufficiale del film) con un'interpretazione da tenere d'occhio in sede di premi.

Don't Worry, He Won't Get Far on Foot Gus Van Sant torna a un cinema più "piccolo", più consono alla sua poetica, e racconta la vita spericolata e appassionante del vignettista John Callahan, affetto da paralisi e alcolismo ma non per questo meno disposto a vivere al massimo e far ridere e infuriare la gente. A interpretare il controverso artista è un ottimo Joaquin Phoenix, centro nevralgico ed emotivo di un ritratto divertente, amaro e dissacrante dell'America che fu.

8

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