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Recensione Don't Go Breaking My Heart

Un divertente menage a trois nella nuova commedia di Johnnie To

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Don't go breaking my heart è la nuova commedia romantica del maestro di Hong Kong Johnnie To, storico amico del FEFF. Dopo aver solcato anche le sale italiane lo scorso anno con l'apprezzato Vendicami, il regista ha scelto di tornare a temi più leggeri che già in passato aveva indagato con produzioni assai riuscite. Una pausa momentanea dal classico noir / action hongkonghese, genere di cui è ormai è nume tutelare, e che vede la presenza nel cast di alcune sue fidate, e vecchie conoscenze.

Menage a trois

Yen (Yuanyuan Gao) lavora in un ufficio dalla cui finestra spia nel palazzo adiacente il manager Sean (Louis Koo), con cui si manda anche dei simpatici messaggi a distanza. Quando l'uomo però la "tradisce" con un'altra, Yen sceglie di trascorrere la serata con Fang (Daniel Wu), un architetto sull'orlo dell'alcoolismo che qualche giorno prima le aveva salvato la vita. Il loro rapporto sembra sincero, ma le cose si complicano quando Fang, rinato professionalmente, diventa nuovo amministratore delegato dell'azienda di Yen.  Comincerà così una dura lotta tra i due uomini per conquistare il cuore della ragazza.

Divertimento e romanticismo

Johnnie To continua il suo personale percorso nel romanticismo con un film ricco di sfumature capaci di conquistare sin dai primi istanti. L'attenzione al dettaglio, mai invasiva nel suo Cinema, è importante per regalare momenti al contempo ricchi di una grande ironia ma che non latitano in quanto a carica malinconica. Il simpatico ranocchio di Yen che accompagna tutte le vicende fondamentali della storia, l'insolita allergia di cui soffre Sean (che ci offre anche una spettacolare scalata di un palazzo), il look "grezzo" col quale vediamo per la prima volta Fang, sono solo alcuni piccoli tocchi di classe di un film tecnicamente perfetto e ricco di un'anima pulsante. I messaggi a distanza, spiccano per una tenerezza solare, cui si unisce in più di un'occasione un'inventiva notevole, come nei sorprendenti numeri da "mago improvvisato" effettuati dai due protagonisti. Due uomini diversi ma entrambi ricchi di grande umanità: se Sean può apparire in un primo tempo superficiale, col procedere della storia si arriva ad apprezzare la sua determinazione, mentre la sobrietà di Fang, uomo recuperato da un infelice destino, conquista per la sua spontaneità. Yen è il collante, quella sorta di tesoro che i due contendenti vogliono ottenere ad ogni costo, non risparmiandosi risse e colpi bassi di ogni genere. Grande prova di attori, e oltre al trio di protagonisti, in grado di coinvolgere come sex appeal il relativo sesso di share, non si può non citare ancora una volta il fedelissimo di To, il grassoccio e simpatico Lam Suet, in un ruolo di supporto ma assai riuscito. Hong Kong, vera musa del regista, è ancora una volta la co-protagonista silente della storia, e alcuni suoi scorci dall'alto di un grattacielo riescono letteralmente a togliere il fiato. Idealmente "in coppia" col remake cinese di What Women Want, in programma anch'esso al Far East, Don't go breaking my heart è la proposta ideale per chi è in cerca di una commedia sentimentale frizzante, non eccessivamente zuccherosa ma bensì divertente e non priva di un fascino old-style.

Don't Go Breaking My Heart Don't go breaking my heart è l'ennesima incursione di Johnnie To nel genere delle commedie romantiche che fa pienamente centro. Divertimento e tenerezza in un menage a trois in grado di appassionare ogni tipo di pubblico, di qualunque sesso sia.

7.5

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