Domino, la recensione del nuovo film di Brian De Palma

Arriva in Italia Domino, il nuovo film diretto da Brian De Palma con protagonisti Nikolaj Coster-Waldau, Carice Van Houten e Guy Pearce.

recensione Domino, la recensione del nuovo film di Brian De Palma
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La fama di un film non dovrebbe essere mai legata all'opinione che ne ha il suo regista, perché quel dato autore potrebbe finire con l'odiare la sua stessa opera per mille e più ragioni. È proprio questo il caso di Domino, nuova regia di Brian De Palma che arriva in Italia con una reputazione se possibile peggiore di quella del recente La Mia Vita Con John F. Donovan di Xavier Dolan.
Sembra lo abbiano odiato tutti questo lavoro con protagonisti Nikolaj Coster-Waldau (Jaimie Lannister de Il Trono di Spade) e i coniugi Guy Pearce e Carice van Houten (Lady Melisandre), lo stesso De Palma lo ha rinnegato a causa di diversi problemi di finanziamento verificatisi durante la produzione, che a loro volta hanno causato pesanti modifiche in post con circa quaranta minuti tagliati dal montaggio finale. Eppure, sebbene il risultato finale sia ben lontano dalle sembianze del capolavoro, esattamente come con il dramma con Kit Harington (viene da pensare che le star de Il Trono di Spade non portino esattamente fortuna) Domino racchiude in se tutte le migliori fattezze del cinema depalmiano, con un paio di sequenze così sofisticate e riuscite da stagliarsi ben al di sopra della media dei migliori thriller moderni.

Se quello che cercate in un film è una trama avvincente, imprevedibile e innovativa, appena arrivati alla cassa del vostro multiplex di fiducia il consiglio è quello di chiedere il biglietto per un altro spettacolo; ma se è il Cinema quello che state cercando, quello vero fatto di dilatazioni temporali e geografie spaziali che prendono forma nei set davanti alla cinepresa, allora Domino è il progetto che fa per voi, in quanto manifestazione filmica dell'ennesima prova - qualora ce ne fosse bisogno - che in quanto a messa in scena De Palma ha davvero pochissimi rivali. Non solo oggi, nell'intera Storia del Cinema.

Spie, contro-spie e tori

Nikolaj Coster-Waldau interpreta Christian, un poliziotto danese che, quando la narrazione comincia, insieme al suo partner più anziano e migliore amico Lars (Soren Malling), si reca a un indirizzo per rispondere a una chiamata di lite domestica. I due acciuffano subito l'uomo che, apparentemente, avrebbe spinto i vicini a telefonare alla polizia (Eriq Ebouaney) mentre questi cerca di andarsene lungo la tromba dell'ascensore. Quando Christian si dirige al piano di sopra per indagare più approfonditamente, scopre le prove di qualcosa di molto più pericoloso di una disputa domestica.
Di mezzo c'è la CIA, una vendetta personale, un brutale attentato da trasmettere in diretta streaming e addirittura un secondo attentato, ancora più grande, da far esplodere nel corso di una corrida in Spagna. Ad aiutare Christian nelle sue indagini in giro per l'Europa arriva anche Alex (van Houten), poliziotta che potrebbe avere delle ragioni personali nel cercare il terrorista e andare al fondo della storia. A livello narrativo il film, purtroppo, non brilla mai: la sceneggiatura di Petter Skavlan non si abbina mai perfettamente alla ricercatezza visiva di De Palma, che nel corso della propria carriera ha dato ampiamente prova di non essere mai stato particolarmente interessato a raccontare storie dai passaggi matematicamente coerenti.

I protagonisti stessi non spiccano certo per tridimensionalità, e sebbene il concept da "effetto domino" di inseguimenti multipli sia ragionevolmente intrigante, De Palma non sembra mai davvero interessato a svilupparne il senso di esasperante progressione che invece avrebbe potuto fare la gioia di qualche altro suo collega più interessato all'action.
Ci sono fin troppe scene che iniziano e finiscono bruscamente, e i personaggi che si distinguono lo fanno per lo più grazie alle personalità degli attori: Ebouaney (che ha già recitato per De Palma in Femme Fatale) appare piuttosto galvanizzato e Pearce è come al solito brillante nei panni del cinico agente della CIA, ma dall'altra parte il lavoro della van Houten è ostacolato da un personaggio che appare evidentemente tranciato dai problemi di montaggio di cui sopra, mentre Coster-Waldau ha a che fare con un personaggio scritto in maniera insipida.
Insomma un po' per sua stessa natura, un po' per cause di forza maggiore, è comprensibile voler respingere questo nuovo lavoro di De Palma. Il vero nodo della questione però è un altro.

Un film di Brian De Palma

Se i problemi sopraelencati avrebbero affossato tantissimi altri progetti di autori leggermente più ordinari, Domino resta un film di Brian De Palma e molte delle caratteristiche dell'audiovisivo che ha esplorato durante l'arco di tutta la sua carriera qui vengono riproposte con uno sguardo lucidissimo a livello drammatico e cinematografico. C'è il voyeurismo, la totale sfiducia nel concetto di autorità, il feticismo per la tecnologia e dei modi in cui può essere manipolata, in chiave "meta" ovviamente con l'utilizzo di tutti i dogmi del suo stile visivo unico, che va dallo split screen agli slow-motion, dai complessi movimenti di macchina all'ampio utilizzo dello split diopter.
Catalizzante in questo senso è la sequenza dell'attentato terroristico, ambientata durante un festival cinematografico (mettere "il cinema dentro il cinema" per De Palma è un'ossessione: anche Femme Fatale aveva a che fare coi tappeti rossi), durante la quale tutti gli orpelli stilistici del regista vengono sommati insieme e la narrazione si snoda attraverso tre punti di vista principali, con due cellulari fissi sul fucile automatico (uno che inquadra in primo piano l'attentatrice, uno che offre il controcampo) e l'occhio del mandante dell'attentato che scruta il totale, come un regista che controlla lo svolgimento del suo lungometraggio dietro le quinte.

La scena iniziale e quella finale, poi, una volta viste saranno difficili da dimenticare: la prima, a metà fra La Donna Che Visse Due Volte e Caccia al Ladro di Sir Alfred Hitchcock, apre le danze con un ritmo concitato tutto impostato sull'effetto domino (appunto) delle scelte sbagliate (come dimostra il lento piano sequenza che zoomma sul dettaglio della pistola); quella finale, invece, conclude il lungometraggio in un crescendo incredibile enfatizzato dal ralenti, dove le geografie della scena si sviluppano lungo una linea retta diagonale che dagli spalti dell'arena va per circa quattro-cinquecento metri fino al tetto di un palazzo.
Queste tre sequenze insieme bastano non solo a rendere Domino un film imperdibile per gli appassionati della settima arte, ma anche a ricordare ancora una volta quanto tre sole scene dirette da De Palma siano superiori a interi progetti di altri registi, magari anche più celebrati.

Domino Domino certamente non sarà ricordato fra i capolavori del suo autore Brian De Palma, ma si innesta con elegante nonchalance in tutta quella serie di produzioni "minori" che il regista della New Hollywood ha sfornato nel corso della sua longeva carriera: tre sequenze principali innalzano il livello di arte cinematografica di un film non esattamente ricco a livello narrativo, che però è in grado di deliziare i palati più fini e gli occhi più esperti soprattutto grazie all'unicità dello sguardo depalmiano, ancora in splendida forma.

7

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