Dolemite Is My Name, la recensione del film Netflix con Eddie Murphy

Netflix fa jackpot con questo feel good movie biografico in cui Eddie Murphy spadroneggia tra musica, comicità e cinema.

recensione Dolemite Is My Name, la recensione del film Netflix con Eddie Murphy
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Ultimamente abbiamo fatto parecchia fatica con Netflix. Tra horror poco riusciti come Eli e thriller mescolati alla rinfusa come All'ombra della Luna, sembrava non si potesse più aggiornare la lista dei migliori titoli prodotti dalla grande N. Ma ecco che arriva Eddie Murphy a spandere una luminosa luce black su tutti noi, riportando alla ribalta un personaggio cult e iconico della blaxploitation, simbolo degli afroamericani dagli Anni '70 fino a oggi: Rudy Ray Moore in arte Dolemite.
Moore è stato uno dei primi stand-up comedian statunitensi a mescolare comicità e musica, tanto da essere poi riscoperto dai rapper degli Anni '80 per la sua metrica e le sue rime. Moore, però, voleva sfondare anche nel cinema, e nel 1975 ha così portato il suo Dolemite (personaggio di un classico pimp fuorilegge strapieno di donne) all'interno di un omonimo film. Qualità ampiamente discutibile della pellicola, ma successo e cult che ancora oggi fanno eco. Tanto da rimettere in pista Eddie Murphy, che raggruppa il miglior cast black possibile affidandolo alle mani di Craig Brewer: ecco Dolemite Is My Name, il piacere è tutto nostro.

The Disaster Dolemite

Rudy Ray Moore non è sempre stato Dolemite. Ci ha messo un po' a decidere di diventarlo. E quando poteva concentrarsi solo sulla carriera di stand-up comedian, ha pensato bene di creare un film attorno al suo personaggio. Quasi senza soldi, senza un vero e proprio cast, con una sceneggiatura raffazzonata e tutto il nudo possibile. Questa però non è solo la storia di Dolemite Is My Name, è anche quella (vera) di Dolemite, la pellicola del 1975. Vi suona familiare? James Franco ci aveva già costruito un gioiellino nel 2017: The Disaster Artist. Prendete una storia simile, metteteci Eddie Murphy in forma smagliante, un cast all'altezza (tra cui un sontuoso Wesley Snipes), una colonna sonora che vi farà venir voglia di muovere la testa dentro una Cadillac e... Dolemite Is My Name vi avrà già conquistato. Certo, a onor della cronaca l'aver visto la pellicola del '75 permette di godersi il film Netflix ancora di più: così si può capire come mai Dolemite non colpisse la gente con le sue mosse di kung-fu (perché sì, un pappone di Los Angeles deve sconfiggere i nemici a colpi di arti marziali orientali) e perché in quasi ogni inquadratura in esterna appaia il microfono del boom, restando fin troppo bene in vista per lo spettatore.

Ma Dolemite Is My Name riesce a ridare dignità a un prodotto sconosciuto al di fuori di una fetta di pubblico statunitense: sublimando gli errori, compiendo un percorso di crescita contro tutto e tutti, in un sentimento di rivalsa verso il mondo e verso la blaxploitation stessa. Rudy Ray Moore sapeva di potercela fare e con il sorriso è passato davanti a chiunque.

È venuta come Shaft, vero?

Siamo lontanissimi dal 1971, e da Shaft il detective. Eppure mai così vicini. Tirato in ballo in continuazione, lo splendido film di Gordon Parks funge da contrappunto perfetto per la volontà di mantenere un registro basso da Dolemite. Shaft è la divinità a cui rifarsi, ma l'autore non vuole essere da meno. Solo, ha bisogno di scavarsi la sua nicchia per aprire squarci enormi nel grande pubblico. Dolemite Is My Name funziona benissimo come feel good movie, diretto erede di quelle pellicole che hanno consacrato la blaxploitation. E riuscire a non sfigurare, nel 2019, davanti a mostri sacri del genere, beh, era un'impresa degna proprio di Dolemite. Eddie Murphy gigioneggia per due ore, regalandoci sorrisi, interpretazioni giustamente sopra le righe e piccoli insegnamenti. Non ci si vuole ammantare di grandiosità, perché chi nasce dalla strada lì vuole rimanere: tra la gente, tra coloro che hanno apprezzato una voglia di farcela più grande degli altri.

Il quartiere non si dimentica di Dolemite, e Rudy Ray Moore non si dimentica del quartiere. Nonostante le luci, i nomi giganti, le locandine e le urla dei fan. Eddie Murphy riesce a far combaciare l'uomo e il personaggio, in una commistione perfetta fra i due ruoli: nessuno lascia indietro l'altro, ci si tira su a vicenda perché accendere un sorriso sulle persone è tutto ciò che conta. E magari fare anche un po' di soldi.

Shama Lama Ding Dong

Dolemite Is My Name è percorso da una colonna sonora che urla Anni '70 da ogni inquadratura. Impensabile stare fermi, impossibile non schioccare le dita, inaccettabile non prendere qualcuno per mano e iniziare a ballare, una volta finito. Dopotutto il film profuma di vinile, solca con la sua irriverente puntina ogni resistenza al pudore, ogni urlo bigotto di chi vorrebbe pensare ai bambini.
Musica come emancipazione sociale, rottura del ritmo del mondo per poter creare il proprio, che saltella in mezzo a vestiti molto poco sobri, perché così tutti potranno capire chi siamo e, una volta scardinata la corazza di (presunta) banale volgarità, l'universo finirà per volerci bene. Perché assieme alla musica c'è la comicità che spacca ogni schema precostituito, in un tentativo inesausto di abbattere i preconcetti: il fiume di risate arriverà, in un modo o nell'altro.

E poco importa se Dolemite si rivolge solo a un tipo di pubblico, perché quello è il suo pubblico, quello che si è guadagnato e per cui ha lottato, con il sorriso e la penna. Ecco dove Dolemite Is My Name stiletta: nel rendere un prodotto così radicato nella cultura afroamericana un film davvero per tutti. Per chi non sapeva dell'esistenza di Rudy Ray Moore, per chi non ha mai visto Dolemite, per chi non ha mai riso dopo una parolaccia, per chi non è cresciuto nella strada di un quartiere urbano statunitense, per chi non penserebbe mai di vestirsi come un pappone e per chi non ha mai indossato delle boogie shoes.
Il film nasce per pochi e finisce per tutti, disintegrando qualsiasi barriera, con una semplice risata. E quando avrete finito continuerete a ripetervi "Dolemite is my name and f**king up motherf**kers is my game". Ancora e ancora, sghignazzando.

Dolemite Is My Name Dolemite Is My Name centra tutti i suoi obbiettivi. Intrattiene, gigioneggia, fa venir voglia di ballare, e pure parecchio. Eddie Murphy incarna alla perfezione sia Dolemite che Rudy Ray Moore, l'inventore del personaggio e stand-up comedian antesignano. Un film biografico molto vicino a The Disaster Artist, capace di portarvi in un un posto apparentemente al di là del mondo, ma poi, sotto sotto, vicino a tutti noi. Blaxploitation, metacinema, un parterre di attori in parte e una regia che sorregge bene il tutto. Netflix, questa volta, non delude.

7.5

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