Cannes 2016

Recensione Dog eat dog

Un caotico e folle adattamento di Paul Schrader che chiude la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, dove Nicolas Cage e Willem Dafoe dominano la scena con una serie di scene culto davvero imperdibili.

Recensione Dog eat dog
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La fisicità un po' ostica di Willem Dafoe fa capolino nelle prime immagini di Dog Eat Dog, tira una striscia di cocaina e poi si inietta una dose di eroina, prima di accogliere a casa la compagna. Le pareti sono rosa, il telefono è rosa, si parla di cupcakes e costolette per cena quando ad un certo punto spuntano sul computer delle immagini pornografiche di teenager asiatiche, che fanno da miccia per un esplosivo litigio terminato nel sangue. Se il buongiorno si vede dal mattino e un film si vede dal prologo, allora da Dog eat Dog è certamente impossibile aspettarsi riflessioni sui massimi sistemi dell'universo. Ciò che segue è esattamente ciò che lo spettatore attende - e vuole - vedere: inseguimenti sgangherati, rapine, maldestri sequestri di persona, il tutto condito da donne e pistole con al centro di tutto un trio d'eccezione: il già citato Dafoe, al fianco di Nicolas Cage e Christopher Matthew Cook. Tre criminali allo sbaraglio, che si lanciano in una folle pellicola che non vuole chiaramente prendersi sul serio, come spesso accade anche se dietro la macchina da presa c'è Paul Schrader.

Criminali allo sbaraglio

Incaricato di chiudere la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, Dog eat Dog spezza il ritmo festivaliero presentandosi come uno scanzonato titolo alla riscossa di un genere che, in America, ha sempre funzionato molto: la commedia degli eccessi, i cui protagonisti non si prendono mai sul serio dall'inizio alla fine. Comincia Willem Dafoe, che esce dal bagno sorridendo alla compagna che invece di accoglierlo si spaventa (autoironico riferimento alla fisionomia vagamente respingente dell'attore) e continua Nicolas Cage, che canzonando un po' il suo ruolo culto nel film di Lynch Wild at Heart, guarda caso Palma d'Oro proprio al Festival di Cannes, diventa la mente di tutti i piani del trio e protagonista assoluto. Entra in scena in bianco e nero, in un bar, vestito di tutto punto dopo essere uscito di prigione e lascia la scena in un turbine di nebbia fitta e cori gospel a tutto volume. Come si può chiedere di più?
Adattato dal romanzo di Ed Bunker, Dog eat Dog sembra il risultato di un perfetto incontro: il giusto regista al momento giusto prende in mano un racconto sporco dalla comicità caotica, che si trasforma nelle sue mani in materiale esilarante ma allo stesso tempo profondamente ispirato, nonostante alcune piccole scivolate: una fra tutte la scena del party, che sembra appena uscita da un videoclip anni '90 e spezza fin troppo la narrazione prima omogenea della pellicola. Tolti gli eccessi e i momenti in cui Paul Schrader sembra essersi fatto prendere un po' troppo la mano, la pellicola scorre tra un momento cult e l'altro, diventando una collezione di scene gigioneggianti impossibili da non amare. Se cercate due ore di puro e caotico divertimento, è il film che fa al caso vostro.

Dog eat dog Incaricato di chiudere la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, Dog eat Dog irrompe con violenza all'interno di una serissima selezione stupendo il pubblico con una dinamicità ed un'ilarità inaspettata. Paul Schrader confeziona un film dall'anima tripartita, che grazie ai suoi protagonisti racconta tre lati diversi della criminalità e tre modi diversi di tornare alla vita civile, ognuno con i propri demoni al seguito. Un film esilarante tanto quanto ispirato, che merita indubbiamente una visione.

7

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