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Doctor Strange nel Multiverso della Follia Recensione: Sam Raimi è tornato

Sam Raimi torna a dirigere un cinecomic, confezionando il film piú coraggioso e anarchico del Marvel Cinematic Universe.

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Lo diciamo subito, senza giri di parole e senza fronzoli: lunga vita a Sam Raimi. Perché Doctor Strange nel Multiverso della Follia, più che un grande blockbuster supereroistico, prima ancora di potersi definire una produzione di Kevin Feige o un altro intrigante tassello del gigantesco Marvel Cinematic Universe, è anzitutto uno splendido cinecomic di Sam Raimi. Un film tutto suo, aderente in ogni sua fibra al cinema raiminiano: anarchico, sconcertante, poderoso. In una parola, come si confà pienamente al suo intricato Multiverso, folle.

Il Multiverso è di nuovo qui

D'altro canto, senza fronzoli è anche la narrazione che Doctor Strange nel Multiverso della Follia ci mette di fronte: spedita, dritta al punto, subito nel cuore degli eventi (ma soprattutto del Multiverso stesso) sin dalle sue primissime sequenze. Un incipit che chiarisce immediatamente il ruolo di America Chavez, ma anche di una specifica variante di Stephen, e in generale del percorso evolutivo che la nuova pellicola del MCU vuole mettere dinnanzi al suo protagonista.

Quello di un'entità potente e calcolatrice, ma anche imperfetta e fallibile, che nel prologo di Multiverse of Madness deve venire a patti con molte delle sue recenti azioni e con certi fantasmi del proprio passato. Dal suo ruolo di inglorioso demiurgo nella guerra contro Thanos alle sue ultime azioni al fianco dell'Uomo Ragno (a proposito, oscillate in direzione della nostra recensione di Spider-Man No Way Home), senza dimenticare i tormenti personali che sin dal primo film di Scott Derrickson attanagliano il cuore di Stephen: l'amore sofferto e ormai proibito per Christine, d'altronde, è al centro del bellissimo episodio dedicato a Strange in What If (la nostra recensione di What If è ad un solo portale di distanza da voi), al quale certe scelte stilistiche di Multiverse of Madnesse sono comprensibilmente debitrici. I crismi narrativi ereditati dalle precedenti iterazioni del Dottore nell'universo condiviso, insomma, erano largamente prevedibili e discretamente attesi. Restavano da chiarire, oltre a quello della già citata Chavez, il ruolo della Scarlet Witch di Elizabeth Olsen, come pure quello degli Illuminati, e ovviamente le implicazioni di questo misterioso Multiverso della Follia: un concetto di cui, per citare le parole dello stesso Strange in No Way Home, "sappiamo spaventosamente poco" e su cui soprattutto non erano del tutto chiare certe dinamiche.

Senza inerpicarci in scomodi spoiler, possiamo dirvi che si si aspettava risposte concrete sulla direzione futura del Marvel Cinematic Universe e sull'impiego del Multiverso potrebbe rimanere lievemente insoddisfatto. La verità è che il film di Sam Raimi, essendo non particolarmente diluito nel minutaggio, sceglie una strada diversa e più indipendente: l'impressione è che il Multiverso della Follia sia comunque concepito per rappresentare sì il primo mattone di un mosaico più grande, ma che la natura stravagante del progetto abbia rappresentato un terreno più che fertile per sfruttare l'autorialità e il genio creativo del suo regista.

Al punto che, probabilmente, il principale difetto di questo Doctor Strange 2 sta proprio nell'utilizzo che fa del Multiverso e del racconto stesso: ci troviamo di fronte ad una pellicola estremamente densa, forse anche troppo, che (per fortuna) non compromette la coerenza del racconto, ma lo velocizza senza che tutti i personaggi abbiano il giusto respiro. Ed è proprio il caso di Wanda Maximoff, alla quale Elizabeth Olsen regala una performance intensa quanto quella di WandaVision (recuperate la nostra recensione di WandaVision). Scarlet Witch è sorprendentemente centrale ai fini della trama, sfruttata egregiamente grazie al suo carisma, ma poco approfondita e inspiegabilmente regredita rispetto al suo bellissmo percorso evolutivo durante i fatti di Westview, ed è probabilmente il riflesso di una storia che avrebbe necessitato di una scrittura più concreta, comunque al netto di una gestione corale dei vari personaggi (e delle comparse: tutte dosate, misurate, coerenti ed emozionanti al punto giusto) che rimane convincente.

Il Multiverso secondo Sam Raimi

Sta però nella forma, nella confezionatura visiva e nell'esercizio di stile che Doctor Strange nel Multiverso della Follia si conferma non soltanto qualcosa di mai visto prima, ma persino una delle migliori produzioni Marvel Studios di sempre. Mai come prima d'ora, infatti, l'esigenza commerciale di Kevin Feige si sposa perfettamente con la libertà creativa concessa a Sam Raimi, che sfrutta la follia del Multiverso per contaminare alla perfezione il suo stile con la formula narrativa del MCU.

Doctor Strange 2 è un film anarchico, visionario e a tratti persino coraggioso. Perché maturo, violento, in alcuni momenti persino splatter e sorprendentemente cupo. È Sam Raimi alla massima potenza in un'opera mainstream, un cinecomic nel quale coesistono pacificamente le regole famigliari imposte da Kevin Feige e la sregolatezza malata del regista de La Casa. Un matrimonio che non soltanto si è rivelato felice, ma persino equilibrato nei suoi compromessi. Perché la visione di Raimi e il suo approccio horror, in certi segmenti del film, finiscono per sovrapporsi ai crismi del film di consumo, rimanendo sempre e comunque eleganti, fascinosi e pop. Ed è difficile analizzare ulteriormente il Multiverso della Follia senza scendere per forza nel dettaglio delle singole scene, dei personaggi impiegati, della scelta sulle inquadrature e dell'impeccabilità di certi movimenti di macchina, come pure di alcune specifiche scelte stilistiche e musicali. Tutto quel che importa di raccontare è che, come non accadeva da anni, l'identità di un autore emerge nell'intelaiatura visiva di un grande blockbuster di casa Marvel al punto da adombrarne i difetti narrativi, che in ogni caso verranno analizzati a dovere in una lunga riflessione "full spoiler". Una magnificenza visiva strabordante, che alla potenza e all'inquietidune delle immagini affianca idee registiche brillanti supportate dal sontuoso gigantismo musicale di Danny Elfman. Un'esperienza a dir poco memorabile, che riporta il genio creativo e anarchico di Sam Raimi nell'Olimpo dei grandi blockbuster supereroistici.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia Doctor Strange nel Multiverso della Follia è il primo film del Marvel Cinematic Universe in cui l'anarchia creativa di un autore prende il sopravvento sulla formula commerciale, pur senza mai estinguerla del tutto e - piuttosto - venendole incontro. E' il film di Sam Raimi in tutto e per tutto, con idee visive strabordanti e una regia impeccabile, ben distribuita tra una sorprendente patina horror e un impianto estetico spettacolare. La nuova epopea di Doctor Strange paga, purtroppo, il tantissimo materiale narrativo con una sceneggiatura sì coerente ma troppo densa, che avrebbe necessitato di maggior respiro per l'evoluzione di alcuni personaggi. Ma ciononostante, Doctor Strange nel Multiverso della Follia si conferma una delle migliori produzioni del Marvel Cinematic Universe, probabilmente tra i più coraggiosi e forse il più autoriale in assoluto.

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