Diamantino - Il calciatore più forte del mondo, la recensione

Diamantino è uno dei più grandi calciatori al mondo ma dopo aver sbagliato un rigore ai mondiali la sua vita cambia per sempre.

recensione Diamantino - Il calciatore più forte del mondo, la recensione
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Diamantino è uno dei più grandi calciatori al mondo, ma la sua carriera va a rotoli dopo lo sbaglio dal dischetto in una partita fondamentale dei mondiali in Russia giocata col suo Portogallo: denigrato dai tifosi e dall'opinione pubblica, il ragazzo dal carattere fragile e "tontolone" decide di ritirarsi dall'attività agonistica.
La scomparsa dell'amato padre, morto per infarto proprio durante le fasi più concitate del suddetto match, mette ulteriormente in crisi una psiche già provata da un'esposizione mediatica che il protagonista non è mai riuscito a gestire al meglio.

In Diamantino - Il calciatore più forte del mondo l'atleta - star vive in compagnia di due gemelle approfittatrici, che tentano in ogni modo di rubargli gli ingenti guadagni ottenuti sul campo, ed è al centro di un rivoluzionario progetto scientifico che si propone di creare una squadra di campioni attingendo al suo DNA: il processo di trasferimento genetico mette però a serio rischio la sua stessa vita, ma egli ne è inconsapevole per via della sua manifesta ingenuità.

Dalle stelle alle stalle

Ha vinto il Gran Premio della Settimana della critica all'edizione 2018 del Festival di Cannes questa co-produzione internazionale tra Portogallo, Francia e Brasile diretta dalla coppia di registi formata da Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt. Un riconoscimento, per chi scrive, alquanto generoso soprattutto se paragonato ad altri titoli in concorso: Diamantino - Il calciatore più forte del mondo infatti gioca facile su tematiche contemporanee, tra le quali il fenomeno dell'immigrazione di massa (alla fine dei conti semplice elemento di contorno per inserire uno dei personaggi fondamentali), per attirare su di sé l'attenzione. Non che sia tutto da buttare nel corso dei novanta minuti di visione e anzi certi spunti surreali offrono un discreto divertimento e una fresca originalità, ma l'insieme complessivo risulta troppo frastagliato e poco coeso per essere un film completamente compiuto.

Il calcio come oppio dei popoli è un altro degli elementi alla base del racconto, con la figura del protagonista ricalcata sulla fisicità metrosexual della star Cristiano Ronaldo, ma qualsiasi scavo antropologico in tal senso è anche in questo caso evitato in favore di una leggerezza di fondo che dominerà l'intero costrutto narrativo.

Troppo o niente

Atmosfere da spy-story, sottotrame romantiche, drammi sulla perdita di persone care: il percorso di formazione tardivo che permea la vicenda del calciatore, figura tanto limpida quanto "idiota" nel non capire come le persone lo stiano sfruttando, non ha veri e propri momenti topici o di riscatto, lasciando che gli eventi proseguano come una sorta di collage collegato da un unico filo narrativo.
Ed è un paradosso vista la vastità di situazioni messe in campo dai cineasti - sceneggiatori, includenti anche sviluppi fantascientifici nel tentativo di clonare le qualità sportive del campione. Risate ed emozioni sono così afflosciate e lasciano il campo a tocchi visionari più gratuiti che realmente necessari, come le allucinazioni sul campo da gioco nelle quali il nostro è circondato da cagnolini giganti calpestanti nuvole rosa o sussulti sociali/politici nell'ipotesi di un nuovo Portogallo che dipenda unicamente dai successi della nazionale di calcio.

Troppa carne al fuoco senza aver la possibilità di cuocere a puntino tutte le fette, alcune delle quali rimangono inevitabilmente crude: Diamantino - Il calciatore più forte del mondo sembra ambire ad una grandezza di spirito effettivamente mai raggiunta da quanto mostrato su schermo, con le rarissime sequenze agonistiche prive di qualsiasi pathos e il tragitto introspettivo del Nostro eccessivamente impostato sull'irrealistica ingenuità del protagonista. Una scelta questa ovviamente decisa in partenza che però nega spazio a sfumature e maturazioni di sorta che avrebbero reso la pellicola più omogenea e meno, esibizionisticamente, folcloristica.

Diamantino - Il calciatore più forte del mondo Nonostante il sottotitolo italiano ad effetto che vorrebbe attirare il pubblico di calciofili, Diamantino - Il calciatore più forte del mondo di agonistico ha poco o nulla se non l'incipit narrativo che vede il protagonista come un campione della nazionale portoghese caduto in disgrazia dopo l'errore dal dischetto alle fasi finali dei mondiali in Russia. I novanta minuti del film, incredibilmente vincitore della Settimana della critica al festival cannense, viaggiano infatti su atmosfere surreali e visionarie nel quale si inseriscono in maniera confusa e poco coesa più generi: dalla spy-story al dramma di formazione, da sussulti fantascientifici a sguardi sull'immigrazione di massa, la sceneggiatura affastella situazioni e personaggi bizzarri senza una precisa linea guida, generando confusione e lasciando sempre le relative pedine al grado zero di personalità. E nonostante qualche discreta trovata, l'insieme risulta troppo debole e mal amalgamato per provocare emozioni degne di nota o spunti di riflessione più profondi su scottanti temi contemporanei.

5.5

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