Devil's Pass, la recensione dell'horror di Renny Harlin

Cinque studenti universitari dell'Oregon partono per girare un documentario sull'incidente del passo di Djatlov e si trovano catapultati in un incubo.

recensione Devil's Pass, la recensione dell'horror di Renny Harlin
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Il 2 febbraio 1959 nove escursionisti che si trovavano nella parte nord dei Monti Urali furono ritrovati senza vita, morti per cause sconosciute. La tragedia divenne famosa come l'incidente del passo di Djatlov e ancora oggi, anche per l'assenza effettiva di testimoni oculari, non si sa esattamente quali ne siano state le cause, con le più diverse teorie che si sono susseguite nel corso degli anni.
Per questo motivo un gruppo formato da cinque studenti universitari dell'Oregon ha intenzione di vederci più a fondo e di girare un documentario, seguendo passo per passo le orme di chi li precedette oltre mezzo secolo prima. In Devil's Pass Holly e Jense (i co-registi), gli esperti scalatori J.P. e Andy e l'ingegnere del suono Denise si mettono così in viaggio verso quel luogo impervio, scoprendo con lo scorrere dei giorni e delle ore di essere finiti in un incubo a occhi aperti, trovandosi ad affrontare eventi sempre più strani ed inspiegabili che mettono a rischio non solo la loro sanità mentale, ma anche l'incolumità fisica.

Neve rossa

Gli horror moderni prendono spesso spunto da fantomatiche leggende urbane o dagli ancora più fittizi creepy-pasta, ma in rare occasioni la base di partenza è ispirata a fatti realmente accaduti. Devil's Pass (distribuito da noi in home video con il titolo, tradotto, Il passo del diavolo e conosciuto anche come The Dyatlov Pass Incident) prende spunto proprio da un inspiegabile caso di cronaca nera che avvenne nella zona dei Monti Urali alla fine degli anni cinquanta e inerente il macabro ritrovamento dei cadaveri di nove escursionisti. Renny Harlin, regista che negli anni '80 diresse due cult quali 58 minuti per morire (1990) e Cliffhanger - L'ultima sfida (1993), si trova a suo agio nella forma del mockumentary e pur abusando di trucchetti del filone, che prediligono le formule di genere alla verosimiglianza (i personaggi, a turno, effettuano le riprese anche nei momenti più impensabili), si dimostra abile nel gestire il pur esile intreccio narrativo, imbastendo un senso di tensione costante che trova il suo adeguato apice nella mezzora finale. Qui il mistero viene solo parzialmente risolto attraverso una formula fantastica/horror che tira in ballo addirittura il presunto esperimento di Filadelfia, tanto caro ai debunker della rete e già portato sul grande schermo dal cinema hollywoodiano nel film Philadelphia Experiment del 1984 (con annessi sequel e remake).

La storia si ripete

Dopo il prologo, nel quale vengono rapidamente introdotti e descritti i cinque protagonisti e un notiziario che ci informa da subito della loro scomparsa, l'azione ha luogo soltanto attraverso le riprese delle videocamere che i giovani hanno utilizzato per la loro escursione, con tanto di luci infrarosse per le sequenze al buio. Che qualcosa di strano sia accaduto in quel posto lo si intuisce già dalla testimonianza di un'anziana, che differisce dalle cronache ufficiali e garantisce che i corpi senza vita fossero due in più di quelli dichiarati; da lì in poi, con l'arrivo dei Nostri sull'impervio paesaggio innevato, la situazione degenera sempre più, con il GPS, i cellulari e gli orologi che smettono di funzionare, forse vittima di un campo magnetico o di chissà quale altro fenomeno.
Gli scorci naturali offrono scene suggestive come l'avvento dell'aurora boreale e sembrano poter nascondere insidie dietro ogni angolo, ma il vero e proprio crescendo orrorifico ha luogo dopo la scoperta di una misteriosa porta (apribile solo dall'esterno) nascosta sotto un fitto cumulo bianco. E se i movimenti di camera schizofrenici sono ad uso e consumo di un effetto ludico e gratuito, un paio di notevoli scatti tensivi non mancano, preparando ad un epilogo forse meno risolutivo del previsto ma ad ogni modo discretamente originale.

Devil's Pass Gigantesche impronte nella neve, ritrovamenti di resti umani, malfunzionamento di GPS e cellulari: ogni segnale sembra consigliare una fuga a rotta di collo, ma la cocciutaggine e l'incoscienza dei protagonisti di Devil's Pass deve forzatamente seguire le regole del filone, in questo caso il mockumentary horror riportato a nuova vita da The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair (1999). La formula non è cambiata da allora e come in molte delle produzioni a tema la storia viene raccontata attraverso i filmati delle videocamere dei cinque giovani universitari, alle prese con un'escursione atta a scoprire il mistero dietro l'incidente del passo di Djatlov (questo sì realmente avvenuto, per cause non del tutto chiare, alla fine degli anni '50 nei Monti Urali) salvo ritrovarsi catapultati in prima persona in un incubo ad occhi aperti che, tra teorie sovrannaturali e pericoli ben più reali, li costringerà ad una drammatica lotta per la sopravvivenza. Il film andrà in onda giovedì 17 gennaio alle 23.30 su RAI4.

6.5

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