Demolition Man, la recensione del film con Sylvester Stallone e Wesley Snipes

Un poliziotto e un criminale del ventesimo secolo vengono risvegliati nel 2032 in Demolition Man, action-movie di Marco Brambilla.

recensione Demolition Man, la recensione del film con Sylvester Stallone e Wesley Snipes
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Los Angeles, 1996. Il pluridecorato agente John Spartan è sulle tracce del folle criminale Simon Phoenix ma, durante l'operazione, l'esplosione del palazzo dove lo psicopatico si nascondeva insieme ai suoi complici causa la morte di circa 30 civili che erano lì tenuti in ostaggio. Spartan, ritenuto pur involontariamente co-colpevole della strage viene così ibernato in congelamento correttivo, pena che avrà una durata di settant'anni, nella stessa struttura dove Phoenix deve scontare una ben più ampia condanna. Nel 2032 però il criminale, durante l'udienza per un possibile rilascio sulla parola, riesce a fuggire e la polizia, figlia di una società molto cambiata rispetto al passato, è impreparata a fronteggiare la pericolosa minaccia. Viene così deciso di risvegliare proprio Spartan, l'unico in grado di poter fermare il suo vecchio ed acerrimo nemico.

Strange days

Quanto può cambiare il futuro in un action-movie che, pur non prendendosi sul serio, traccia una deriva distopica e intuisce ironicamente reali risvolti di un tempo ancora a venire? Il caso di Demolition Man, titolo del 1993 diretto dal milanese Marco Brambilla, è tra i più emblematici, basti pensare che in un dialogo si era profetizzata l'entrata in politica di Arnold Schwarzenegger, nel film addirittura diventato Presidente, dieci anni prima che nella realtà fosse eletto governatore della California. Un'operazione dai tratti fumettistici e volutamente esagerati che dispensa un'ironica e sferzante satira nelle due ore di visione, dando vita ad un'ambientazione in cui il politically correct ha indelebilmente marchiato la società: le parolacce sono vietate, pena multe, il sesso avviene tramite input mentali attraverso avveniristici caschi, la violenza fisica, in ogni forma, è stata eliminata e chi prova a ribellarsi al sistema viene ghettizzato nel sottosuolo. Certo non uno sguardo approfondito, ma è comunque interessante notare l'approccio narrativo capace di donare ad un'impostazione di genere fracassona la giusta dose di originalità. "Mandare un maniaco per fermare un maniaco" rimane così l'ultima chance per le forze di polizia, costrette a ripescare il cavernicolo Spartan (di cui purtroppo, anche se comprensibilmente visto il quadro completo, vengono poco indagate le turbe psichiche e morali relative al suo così lungo congelamento forzato) per fermare il crudele Phoenix, tra colpi di scena e prevedibili doppi giochi che hanno luogo proprio agli alti rami sociali. La leggerezza è data anche dalle gestione dei personaggi, con Wesley Snipes nei panni di un cattivo costantemente sopra le righe, una Sandra Bullock adorabile in una parte demenzial-brillante e un Sylvester Stallone auto-ironico quanto basta tra battute sempre più dissacranti.

Demolition Man Sylvester Stallone e Wesley Snipes, con il supporto frizzante di una deliziosa Sandra Bullock, riemergono dal passato per affrontarsi senza esclusioni di colpi in un futuro radicalmente cambiato. Distopia satirica e azione fumettistica si incrociano con efficacia in Demolition Man, divertito e divertente titolo di genere che non si prende troppo sul serio ed indovina dialoghi e situazioni di un mondo anestetizzato e immobile schiavo di un opprimente politically correct, adempiendo ai suoi piacevolmente esagerati canoni di genere con ammirevole, e voluta, (in)genuinità. Il film andrà in onda stasera, venerdì 27 ottobre, alle 23.20 su IRIS.

7

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