Recensione Dellamorte Dellamore

Arriva in una sontuosa edizione home video il cult di Michele Soavi

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Per molti anni, e spesso erroneamente ancora tutt'oggi, è stato spacciato come il film italiano dedicato a Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo creato da Tiziano Sclavi e conosciuto in ogni angolo del globo fumettistico. In realtà Dellamorte Dellamore, tratto da un romanzo omonimo dello stesso Sclavi, è un racconto quasi allegorico nella sua evoluzione, ricco di sfaccettature e giustamente assunto a vero e proprio cult, come spesso accade, più oltre i confini italici che nel nostro Belpaese. Ma cos'è ad aver reso una pellicola comunque non perfetta degna di esser ricordata, se non ai posteri, negli annali dell'horror all'italiana? I motivi sono molteplici, e l'uscita in sala della pellicola statunitense dedicata a Dylan Dog ha ridato nuovamente slancio e fama all'opera di Michele Soavi, riproposta per l'occasione in un'edizione, dvd e blu-ray, davvero esauriente.

Morti viventi...

Francesco Dellamorte (Rupert Everett) lavora come custode al cimitero di Buffalora, un piccolo paesino lombardo. Il luogo però è infestato da una strana maledizione: la notte infatti le persone decedute negli ultimi sette giorni ritornano in vita, e a lui e al suo goffo aiutante Gnaghi (François Hadji Lazaro) tocca l'arduo compito di eliminare i morti viventi. Il tutto naturalmente all'oscuro di chiunque, pena il rischio di perdere il lavoro e passare per matto. Le cose però si complicano inesorabilmente quando Francesco viene sedotto da una giovane vedova (Anna Falchi). I due hanno un rapporto sessuale proprio sopra la tomba del marito appena scomparso, che inferocito si risveglia dalla tomba e uccide la ragazza. Da qui in poi per Francesco la vita diventerà un vero inferno, e oltre ad occuparsi dei "ritornanti", sempre più numerosi, dovrà fare i conti con la propria coscienza.

...e vivi morenti

Ricco di un'ironia nera dissacrante, Dellamorte Dellamore è pieno di spunti interessanti in continuo bilico tra la commedia e l'horror zombiesco in cui il Cinema italiano ha giocato una parte importante. Affascinante nella costruzione visiva e scenografica, la regia di Soavi si concentra nell'incastonare due personaggi reietti come quelli di Francesco (considerato, a torto, impotente dagli abitanti del paese) e del ritardato Gnaghi per costruire una storia macabra e divertente al contempo. Uomini la cui vita sembra procedere per inerzia. Il primo si trova a trascorrere il suo tempo leggendo gli elenchi telefonici da cui cancellare i nomi delle persone decedute e a far fuori a colpi di rivoltella i morti che risorgono, il secondo, mai pienamente conscio di ciò che accade, pensa perlopiù a mangiare e a raccogliere le foglie morte. L'esistenza di entrambi viene sconvolta da un fatto similare, l'improvvisa scoperta dell'amore nel loro mondo elitario di tombe e oscurità. Francesco cede, anima e corpo, al prosperoso fascino della conturbante vedova, solo per infilarsi suo malgrado in un circolo di dolore e redenzione dal quale è impossibile fuggire, Gnaghi si ritrova ad innamorarsi di una ragazzina la cui casuale morte non fa altro che rinvigorire il suo desiderio. Senza indagare per vie drammatiche, Soavi "legge" alla perfezione le pagine di Sclavi e riesce a rendere questi sentimenti il percorso trainante di tutta la vicenda. Non mancano le figure secondarie, dal sindaco arrivista alla vecchietta appassionata di cimiteri, ma perlopiù sono soltanto un riempitivo alla vicenda principale. Addirittura Francesco si troverà dinanzi ad una sorta di trinità che dovrà affrontare, una sorta di ossessione creata dai suoi incubi che coniuga immaginazione e realtà in un ibrido convincente. Non latitano d'altronde i passaggi onirici e a loro modo dotati di una istintiva carica visionaria che rendono lo svolgersi degli eventi più avvincente e misterioso.  Alcuni passaggi a vuoto si respirano, ma sembrano più figli di una mancanza di mezzi che di una vera e propria incapacità registica, che anzi sembra osare eccessivamente in grande, come dimostra il finale, quasi surreale ed inaspettato, che catapulta e trasforma tutte le certezze riportandoci ad una nuova concezione della storia. Per ciò che concerne il versante prettamente "ludico", gli effetti speciali curati da Sergio Stivaletti riescono appieno nel loro compito e non hanno niente da invidiare ai classici del genere, con una componente gore, seppur non predominante, perfettamente riuscita e sbudellamenti vari tutti da gustare. Di grande atmosfera anche la colonna sonora curata da Manuel de Sica, che si rivela il giusto accompagnamento di questa storia sempre in bilico tra ironia e allegoria. Su ciò che concerne le interpretazione e le scelte di casting, alcune appaiono quantomeno discutibili. Anna Falchi, pur concedendo le sue generose grazie alla cinepresa per la gioia del pubblico maschile, svestendosi in "più occasioni", offre una performance a dir poco imbarazzante, e lo stesso si può dire per uno Stefano Masciarelli il cui sindaco, per fortuna, calca poco lo schermo. Niente da ridire invece per ciò che riguarda i protagonisti. Rupert Everett, le cui fattezze ironicamente hanno ispirato proprio il personaggio di Dylan Dog, è assolutamente in parte e pur non offrendo la miglior performance della sua fortunata carriera, è l'uomo giusto al momento giusto. In egual misura anche il coprotagonista  François Hadij-Lazaro, interprete di Gnaghi, assicura la sua corpulenta prestazione al personaggio.

Il DVD

Pur essendo ben lungi dalla perfezione, Dellamorte Dellamore si rivela tutt'oggi un film interessante e meritevole di visione, sicuramente obbligata per gli amanti di Sclavi e dei suoi personaggi, e ancor più invogliata dall'edizione home video che andremo ora ad analizzare.

Una vera e propria edizione da collezione, come detto in apertura, per Dellamorte Dellamore. Proposta da Cinekult, la collana di CG Home Video curata da Nocturno, la confezione vede addirittura 2 DVD con ben 5 ore di extra in grado di soddisfare anche il più esigente dei compratori.
La componente tecnica è di livello più che soddisfacente. Il video è pulito e nitido, con qualche eccezione nelle scene più scure. L'unica traccia audio presente è in 2.0 stereo, ma la qualità è comunque dignitosa.
Nel primo disco, oltre al film troviamo due speciali: Il primo, Conservando Dellamore, di circa 30 minuti propone delle interviste al regista, ai produttori e all'attrice Barbara Cupisti, e spiega la nascita del progetto e della fonte originaria, il libro di Tiziano Sclavi. Nel successivo Conservando Dellamorte, si parla degli effetti speciali, delle riprese, della scelta della location e della fotografia, e troviamo anche i contributi di Sergio Stivaletti e dello scenografo Antonello Geleng.
Nel secondo dvd abbiamo un making of di 18 minuti con interviste e riprese dell'epoca, con il contributo del direttore della fotografia Mauro Marchetti, un intervista al saggista Luca Crovi che racconta Tiziano Sclavi (11 minuti), uno speciale sulla figura di Dyland Dog nel quale vengono interpellati l'editore Sergio Bonelli, lo sceneggiatore Michele Masiero e Stefano Marzoari, il direttore del Dylan Dog Horror Fest (40 minuti circa). A seguire l'attenzione si focalizza proprio su quest'ultima manifestazione, andata in scena dal 1987 alle 1993), prima con una retrospettiva (40 minuti circa) e in seguito con oltre due ore di immagini provenienti dalle varie edizioni della kermesse con interviste a ospiti d'eccezione come Robert Englund, Bruce Campbell e lo stesso Rupert Everett.

Il Blu-ray vede inoltre la presenza del commento audio.

Dellamorte Dellamore Per chi solo oggi ne fosse venuto a conoscenza, o per chi ricorda con un pizzico di nostalgia uno degli ultimi, ruggenti, vagiti dell'horror italiano, l'occasione è di quelle irripetibili. Dellamorte Dellamore, cult degno del suo nome, è ora disponibile in un'edizione home video da non perdere. Cinque ore di contenuti speciali per un film affascinante e conturbante, che mostra come, se soltanto ve ne fosse ancora la volontà, anche nel Belpaese si è in grado di realizzare pellicole di genere pur con budget non esorbitanti.

8

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