Recensione Deep Rising - Presenze dal profondo

Treat Williams, Famke Janssen e Wes Studi sono tra i protagonisti di Deep Rising - Presenze dal profondo, action-horror di Stephen Sommers che strizza piacevolmente l'occhio ai b-movies.

recensione Deep Rising - Presenze dal profondo
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John Finnegan, capitano di una sofisticata imbarcazione a noleggio, sta trasportando a bordo un gruppo di mercenari , capeggiati dal rude Hanover, verso un non dichiarato luogo del Mare Cinese. L'obiettivo dei criminali è quello di assaltare l'Argonautica, la più costosa nave da crociera mai costruita, che sta per l'appunto festeggiando il suo viaggio d'inaugurazione. Giunti sul posto e avendo preso come ostaggio Finnegan e i suoi due aiutanti, all'ignaro del reale intento di Hanover, gli assaltatori si ritrovano però davanti ad un qualcosa d'inaspettato: l'enorme transatlantico infatti pare completamente evacuato e non vi è alcune traccia dei passeggeri. Mentre i mercenari stanno cercando i valori nascosti all'interno del caveau, le cause della sparizione dell'equipaggio e dei facoltosi viaggiatori si palesa dinanzi ai loro occhi: orribile ed inquietanti creature mangia-uomini, dalla forma tentacolare, si aggirano infatti tra le cabine sputando i resti del loro lauto banchetto. Finnegan e Hanover dovranno ora unire le forze, con l'aiuto della bella ladra Trillian St. James (unica sopravvissuta della nave), per cercare di uscire vivi dall'orrore.

Creature dagli abissi

Un anno prima del grande successo de La Mummia (1999), Stephen Sommers realizza un progetto che aveva in cantiere dall'inizio degli anni '90, un action horror che strizza l'occhio all'universo b-movie ma con un budget di tutto rispetto. Nonostante inizialmente le finanze dovessero essere ancora maggiori, con la partecipazione poi sfumata di Harrison Ford, il risultato può dirsi comunque riuscito, consegnandoci un film di genere che diverte e intrattiene fino ai titoli di coda, non privo di toni prettamente orrorifici (ma mai eccessivamente violenti, tolta una sequenza) ad ibridarsi con una componente ironica costruita su dialoghi ad effetto memori di un certo cinema western. Deep Rising - Presenze dal profondo ricicla i classici topoi del gatto e del topo che fecero la fortuna di Alien (1979) e susseguenti emuli futuri in una narrazione forse prevedibile ma ad ogni modo avvincente, in grado di suscitare una buona dose di tensione e concedere il giusto spazio ad un sano e adrenalinico spettacolo, garantito questo soprattutto dagli efficaci effetti speciali partoriti dal mago del settore Rob Bottin. Giocattolone volutamente elementare fatto di sparatorie, fughe e tradimenti, nel quale il gruppo di protagonisti si assottiglia inesorabilmente col procedere dei minuti, la pellicola segue tutte le linee guida del filone senza badare troppo all'originalità e basandosi su figure e sviluppi volutamente stereotipati, dalla "love-story" tra l'eroe di un roccioso Treat Williams e l'abilissima ladra di una splendida Famke Janssen sino alla, alla lunga fastidiosa, verve comica della spalla di Kevin J. O'Connor, potendo contare su caratteristi d'eccellenza come Wes Studi e Anthony Heald in altri ruoli chiave. Con un epilogo includente un improbabile ma simpatico colpo di scena la conclusione segue la scia piacevolmente cazzara di un'operazione forse non necessaria ma ad ogni modo in grado di divertire con un certo gusto, con una regia senza freni che ci accompagna in crescendo fino ai titoli di coda.

Deep Rising - Presenze dal profondo Ingranaggio ludico senza infamia e senza lode ricco di numerosi istinti b-movie, in Deep Rising - Presenze dal profondo Stephen Sommers anticipa le atmosfere incandescenti del futuro dittico de La mummia: qui l'horror è assai più predominante ma non mancano una discreta atmosfera avventurosa e corpose dosi di sprezzante ironia ad accompagnare la fuga dei protagonisti, braccati da entità mostruose all'interno di una gigantesca nave da crociera. Un bel cast di facce giuste e adatte al genere / contesto, una regia che coniuga spettacolo e tensione e i più che buoni effetti speciali di Rob Bottin rendono i cento minuti di visione divertenti al punto giusto in un'operazione clone che non bada troppo a riciclare stereotipi di sorta.

6.5

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