Recensione Dead Sushi

Al Future Film Festival di Bologna l'ultima, culinaria, follia di Noboru Iguchi

Recensione Dead Sushi
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Per tutti gli amanti del sushi, la quindicesima edizione del Future Film Festival potrebbe essere un evento indimenticabile. La manifestazione bolognese infatti quest'anno ha proiettato in anteprima italiana il nuovo film del regista giapponese Noboru Iguchi, e per l'occasione un'ora prima della trasmissione della pellicola (avuta luogo sabato 13 aprile alle 22.30) si è tenuto il Dead Sushi Party, un vero e proprio evento nel quale i fortunati possessori di biglietto d'ingresso si sono potuti gustare un prelibato aperitivo a tema. E subito dopo, tutti pronti a una sana dose di splatter, perché la nuova follia del regista nipponico, autore di veri e propri cult underground quali Robogeisha, The Machine Girl e il recente Zombie ass - Toilet of the dead, non smentisce l'ormai consolidato stile di Iguchi.Keiko (Rina Takeda), figlia di un leggendario cuoco di sushi, decide di scappare di casa quando la sua dieta in "stile karate" diventa troppo severa. La ragazza trova lavoro in una locanda, dove viene però messa in ridicolo dalle colleghe e dai clienti.  Quando un giorno arriva in vacanza un gruppo di manager di una ditta farmaceutica, le cose cominciano a peggiorare. Difatti un ex-ricercatore della ditta, giunto come visitatore alla locanda, cova degli intenti malvagi e usa un siero da lui inventato per risvegliare gli istinti omicidi del sushi, trasformando il cibo e chi lo mangia in mostri assetati di sangue umano. Keiko dovrà così usare le sue abilità con le arti marziali per affrontare il terribile nemico.

Sushi da morire

Sangue, un erotismo soft e tante, sguaiate, risate. Gli ingredienti tipici del cinema di Iguchi sono tutti ben presenti anche in Dead Sushi, e questo non può che essere un piacere per chi già conosce le sue opere precedenti. Questa volta l'autore nipponico si è spinto veramente "oltre", adattando una sceneggiatura ai limiti dell'umano pensiero nella maniera a lui più consona, riuscendo ancora una volta a creare una pellicola in costante bilico tra splatter e demenziale, che proprio in virtù delle sue diverse anime che la caratterizzano è in grado di divertire anche chi di solito si tiene alla larga dal genere. Difatti anche le scene dal potenziale gore più elevato sono girate con un "sense of wonder" totalmente fuori controllo, con uno spirito cartoonesco che invece di creare disgusto provoca una prorompente ilarità, complici anche le interpretazioni del tutto caricaturali da parte del cast. La protagonista, che ha il volto della giovane e bella promessa delle arti marziali Riko Taneda, si trova ben presto a dover lottare contro del sushi letteralmente "vivo", con tanto di fameliche zanne ad hoc pronte a sbranare gli sfortunati (ma non così incolpevoli, si scoprirà) avventori della locanda. Grazie ad un uso non forzato degli effetti speciali (deboli in diversi passaggi, ma che comunque ben si adattano al contesto da b-movie) e ad alcuni trucchi elementari dell'artigianato cinematografico (con tanto di fili "invisibili"), la componente action si rivela assai godibile, con tanto di passaggio romeriano quando alcune delle vittime si trasformano in imbelli creature "non-morte". Forse a dispetto degli altri precedenti lavori manca un pizzico di genialità, pur non negando scene assolutamente di culto come quella di un sushi gigante che omaggia la Corazzata Spaziale Yamato o nella trasformazione di un professore pazzo in un pesce umanoide.

Dead Sushi Pur mancando di alcuni guizzi che avevano reso grandi i suoi titoli più famosi, Noboru Iguchi riesce a trasformare una trama da "WTF" in un divertentissimo ed emoglobinico b-movie splatter ad alto tasso di risate, con alcune sequenze citazioniste di non poco conto. Perfettamente calato nel contesto il cast, a cominciare dalla combattiva protagonista Rina Takeda.

6.5

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