Dark Hall: la recensione del nuovo film di Rodrigo Cortés con Uma Thurman

Arriva in Italia il quarto film del regista di Buried, Rodrigo Cortés, tratto dal romanzo Down a Dark Hall di Lois Duncan.

recensione Dark Hall: la recensione del nuovo film di Rodrigo Cortés con Uma Thurman
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C'è un discorso piuttosto interessante alla base di Dark Hall, nuovo film di Rodrigo Cortés, e cioè il modo in cui l'arte - sotto qualsiasi forma - riesce a possedere gli artisti, vale a dire coloro che cercano di crearla. Anzi, addirittura si lascia intendere che ogni artista abbia il potere di connettersi con il proprio pubblico attraverso il suo lavoro, anche qualora quell'artista fosse morto da secoli e il pubblico di riferimento, nel frattempo, lo avesse dimenticato.
Insomma l'arte diventa un mezzo per ingannare la morte e il tempo. E' uno spunto valevole di approfondimento, rivolto purtroppo a spettatori che potrebbero non coglierlo, o addirittura coglierlo e ignorarlo volutamente. Perché Dark Hall, pensato e realizzato per un pubblico giovane, non offre abbastanza spunti per interessare un target diverso da questo.
E nonostante Cortés, al suo quarto lungometraggio, ce la metta davvero tutta per spingere questa favola nera young adult verso i territori cinematografici dell'horror - che sarebbero stati più consoni visto il soggetto di partenza - questo non avviene, per un film indirizzato principalmente ai più giovani.

Istituto Blackwood Per Giovani Dotate

Tratto dal romanzo per ragazzi del 1974 Down a Dark Hall, scritto dalla scrittrice americana Lois Duncan, il film mescola le atmosfere tipiche del gotico al racconto di formazione, ma abbraccia tutta una serie di caratteristiche tipiche dei film per adolescenti più noti, da Harry Potter (la scuola-magione piena di corridoi e insidie) ad Hunger Games (la protagonista femminile che guiderà le compagne a ribellarsi all'istituzione, rappresentata dal corpo insegnanti), passando per Twilight (il film è prodotto da Stephanie Meyer, che opzionò i diritti del romanzo della Duncan addirittura nel 2013).
Kit (la AnnaSophia Robb di Soul Surfer e di The Carrie Daries) è un'adolescente orfana di padre con gravi problemi comportamentali. Terribili incubi sul genitore morto affliggono le sue notti, mentre di giorno la situazione non migliora di certo, fra denunce, sospensioni scolastiche e continue discussioni con mamma e patrigno. La soluzione potrebbe essere rappresentata dal collegio Blackwood, un'esclusiva scuola isolata dal resto della società (sono vietati i cellulari) il cui obiettivo, un po' come quello dell'Istituto Xavier Per Giovani Dotati del franchise di X-Men, è quello di educare le giovani disadattate e permettere loro di tornare a vivere una vita equilibrata.
A Blackwood, Kit farà la conoscenza di altre quattro ragazze, tutte con fedine penali non proprio immacolate, esattamente come lei, ma soprattutto dell'eccentrica direttrice Madame Duret (Uma Thurman) e di suo figlio Jules, insegnante di musica. Ma proprio quando Kit scopre di trovare piacevole la quotidianità della scuola e di essere sul punto di ambientarsi, strani fenomeni paranormali iniziano a manifestarsi, e la ragazza si ritroverà ad indagare i secolari segreti di Blackwood.
Se l'approfondimento delle personalità delle altre quattro ragazze viene liquidato nel giro di un paio di battute, AnnaSophia Robb fa tutto sommato un buon lavoro nel provare a far affezionare il pubblico alla sua Kit, grazie anche a Cortés, che utilizza spesso il viso dell'attrice in primo piano per aumentare la tensione (merito anche di una colonna sonora incalzante, anche se un po' monotona e quasi onnipresente).
Uma Thurman, invece, - a proposito di case per ragazzi speciali - si diverte a scimmiottare la Miss Alma Peregrine di Eva Green di Miss Peregine - La Casa dei Ragazzi Speciali di Tim Burton (le due sono vestite quasi uguali e hanno perfino delle acconciature piuttosto simili), ma per lo meno si diverte sul serio: in questo raro ruolo da villain l'attrice è visibilmente entusiasta e anima la sua elegante Madame Duret con evidente trasporto. Non è che abbia molto da fare, ma per lo meno controbilancia bene le attenzioni riservate alla protagonista: non a caso una delle sequenze più riuscite, ambientata nell'ufficio della Duret, è incentrata proprio sul testa a testa fra le due.

Alla corte di Cortés

Se perfino Guillermo Del Toro non è riuscito a strafare quando si è confrontato col topos della casa infestata in Crimson Peak, era difficile che Rodrigo Cortés potesse rivoluzionare il genere. Al di là di una serie di stacchi al montaggio da brivido (in senso negativo), il regista galiziano prova a scrollarsi di dosso la polvere di questi anni di inattività (l'ultimo film è stato Red Light, con Robert De Niro e Cillian Murphy, uscito nel 2012) e in alcune sequenze pare anche riuscirci.
Il suo desiderio di fare di più si sente tutto, specialmente nel terzo atto e in alcune belle scene di tensione del secondo: il problema è che il film non può mai davvero spingere sulla componente horror perché troppo impegnato a rimanere nel campo del PG-13. Non che ci sia nulla di male, anzi in quel senso l'operazione può anche considerarsi riuscita.
Sfortunatamente però Dark Hall non riesce a rivolgersi ad altri tipi di pubblico, principalmente restando chiuso in sé stesso, isolato da tutto il resto com'è isolata dal mondo la villa al centro del racconto. C'era da aspettarsi di più dal regista di quel gioiello che fu Buried: non è un caso, probabilmente, che il suo meglio Dark Hall lo dia negli spazzi angusti, quando l'inquadratura è stretta e lo sfondo è scurissimo, momenti in cui tutto sembra raccapricciante e pericoloso. Poi però il campo si allarga e l'illusione svanisce, e tutto torna fin troppo normale. Non esattamente il massimo per una storia di fantasmi.

Dark Hall Dark Hall prova più volte ad essere quello che non è, vale a dire un horror psicologico di stampo gotico con protagoniste un gruppo di ragazze e un'inquietante scuola infestata dai fantasmi. Rodrigo Cortés fa quel che può per elevare la natura young adult del progetto, ma il PG-13 passa come un colpo di spugna sulle intenzioni del regista e quel che rimane potrebbe non interessare il pubblico della maggiore età.

5.5

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