Dante Recensione: un'opera poco ispirata sulla vita di Dante Alighieri

Pupi Avati riporta un pezzo di vita personale di Dante Alighieri più legato alla Storia che alla letteratura, non stimolando l'interesse dello spettatore.

Dante Recensione: un'opera poco ispirata sulla vita di Dante Alighieri
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Mentre le uscite in sala di settembre 2022 volgono al termine, torna al cinema Pupi Avati, il quale aveva saputo riconfermare l'affetto di molti e l'apprezzamento di altrettanti con l'horror Il signor Diavolo e con una storia di memoria come vediamo nella recensione di Lei mi parla ancora. I progetti così per l'autore diventano sempre più ambiziosi, quasi avanzando con l'età, non volendosi adagiare su di una lunga e proficua carriera, ma continuano a interrogare il mezzo cinematografico con il suo linguaggio mobile e mutabile, adattabile dalla pagina allo schermo. Cosa che avviene anche in Dante, in cui Avati riporta la figura del poeta fiorentino attraverso l'occhio che fu di Giovanni Boccaccio, senza cui non avremmo avuto "Divina" davanti alla sua più famosa "Commedia".

Una vicinanza a entrambi gli scrittori italiani che il regista e sceneggiatore aveva già percorso in forma letteraria col suo libro L'alta Fantasia, il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante, su cui la pellicola si fonda. Il cammino di Boccaccio che, incaricato dalla Compagnia dei Laudesi, deve portare come risarcimento dieci fiorini alla figlia rimasta in vita dell'uomo. La Suor Beatrice chiamata come quella giovane amata dipartita troppo presto, che rivive assieme alle parole e all'esistenza politica e artistica di Dante Alighieri ad ogni tappa della sua strada.

Aspettando di vedere le stelle

Fin dal soggetto di Dante risulta ben chiaro che Pupi Avati non ha alcuna intenzione di concentrarsi sull'evoluzione della stesura del testo più studiato e amato della cultura mondiale, escludendo a priori l'idea di focalizzarsi sui canti della tripartizione Inferno, Purgatorio e Paradiso, facendone un discorso più ampio che tocchi la vita in quanto "uomo" del sommo Alighieri.

Decisione per certi versi saggia, per altri impudente, trovando il riscontro del suo risultato nel mezzo della presa di posizione cinematografica dell'autore, che escludendo largamente il poema depotenzia presto l'interessamento nei riguardi dello stilnovista. Fu in fondo proprio il film L'inferno del 1911 ad accendere l'attenzione sul cinema delle attrazioni che cercava negli anni dieci del Novecento una maniera di venir legittimato, traendo dalla letteratura per nobilitare se stesso e rivedendo uno dei canti dell'epopea religiosa e umana di Dante come opera proiettata a trasmessa grazie alle immagini in movimento. Eppure la Divina Commedia viene tralasciata per un Pupi Avati che, come è facile pensare, crede che sia da un'altra prospettiva che sia arrivato il momento di guardare allo scrittore nostrano. Una variante della sua storia più indirizzata a riportarne le passioni giovanili e la sua avventura guerresca al posto della composizione dei gironi che lo hanno condotto, in scrittura, fino a Dio e alle sue stelle.

Dante: un film con poca poesia

Pur immersi perciò in un filone personale di cui poco si era visto e che pone Dante Alighieri al centro del suo tormento sociale e comunitario, prima in difesa della propria terra e poi esiliato dalla stessa, per Pupi Avati è lo scontro umano e istituzionale, quello dell'uomo opposto alla Chiesa che risalta nel tormento del suo poeta. La Storia al posto della poesia, la quale si impone invadendo la narrazione del film e lasciando solamente a sporadici innesti di poter evocare la suggestione e l'ispirazione dei suoi capitoli, dal racconto dell'amore sfortunato di Francesca da Rimini e Paolo Malatesta alle vicende nefaste di Ugolino e dei suoi figli.

Dante tende quindi a chiudersi sul suo medesimo baricentro, cercando di inquadrare altro del poeta che conoscevamo prima di cominciare il film, quando era in realtà il suo estro creativo a stimolare e incentivare la visione della pellicola. Il fare luce su uno spaccato dell'esistenza dantesca non oliando i vari passaggi da un decennio ad un altro e non arricchendo dunque la conoscenza del prosatore italiano, in una cornice tra l'ostico e il televisivo, che poco invoglia anche l'occhio dello spettatore.

Dante Il Dante di Pupi Avati non cerca di raccontare come il poeta arrivò alla composizione della Divina Commedia. Il film, infatti, vede come protagonista Giovanni Boccaccio e attraverso la sua figura il personaggio ripercorre alcune delle tappe dell'esistenza dell'ideatore del poema più famoso al mondo. La pellicola si concentra dunque più sugli aspetti della vita privata, pubblica e legata alla fede politica di Alighieri, per un racconto ripreso in maniera assai semplice sia per ciò che riguarda la stesura della sceneggiatura, sia per la messinscena anche delle sequenze più oniriche.

5.5

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