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Dacci un taglio, la recensione del film originale Netflix

Violet è ossessionata dai propri capelli ma quando rompe con lo storico fidanzato e se li rasa involontariamente a zero la sua vita è destinata a cambiare.

recensione Dacci un taglio, la recensione del film originale Netflix
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La trentaquattrenne Violet Jones è una donna in carriera che lavora in un'importante multinazionale di prodotti di bellezza, vive in una splendida casa e da due anni ha una relazione stabile con Clint, dottore dell'ospedale locale. Tutto sembra prossimo a condurli ad un imminente matrimonio, ma quando il fidanzato al posto dell'anello nuziale e relativa proposta le regala per il compleanno un cucciolo di chihuahua, le sue certezze vanno in frantumi, e in seguito ad un litigio decide di troncare il rapporto. In Dacci un taglio Violet è inoltre costantemente ossessionata dai propri capelli ad un livello maniacale (fisima inculcatale dalla madre) e una sera, dopo essersi ubriacata in un locale con delle amiche e aver scoperto che Clint si sta già vedendo con un'altra, si rasa a zero. Il giorno dopo, senza alcun ricordo di quanto accaduto, è vittima di un vero e proprio shock ma col passare dei giorni, grazie anche all'amicizia con una ragazzina e il di lei padre, parrucchiere single della zona, riesce ad accettare il suo nuovo look, prendendola come un'opportunità per dare una svolta alla propria esistenza.

Una lunga attesa

Il progetto era in cantiere da ben quindici anni, quando la Universal Pictures acquistò i diritti dell'omonimo romanzo di Trisha R. Thomas per realizzarne un adattamento di lusso con protagonista Halle Berry. Una trasposizione poi mai realizzata e tornata alla ribalta un anno fa quando Netflix ha annunciato di essere al lavoro per portare nel proprio catalogo, come produzione originale, questa storia all-black indirizzata ad un pubblico di "casalinghe disperate". Ed è proprio su questo target di riferimento che Dacci un taglio punta tutte le proprie carte filmiche, cercando l'apprezzamento di spettatrici femminili pronte ad identificarsi con un personaggio in costante sospensione tra moralismo e ricerca di emozioni nuove che, col passare dei minuti, diventa sempre più incostante e indeciso sul da farsi. Violet è infatti una figura fragile i cui traumi del passato hanno influito non poco sul suo profilo psicologico e le decisioni che questa prenderà nel procedere degli eventi possono risultare alquanto incomprensibili, scelta questa forse da imputare ad un montaggio eccessivamente rapido che rischia di tagliare gli slanci drammatici di passaggi emotivi e personali, che avrebbero sicuramente meritato maggior spazio al fine di offrire la necessaria profondità all'insieme.

Questione di tagli

I novanta minuti di visione sembrano costantemente indecisi, scusate il gioco di parole, sul taglio da adottare: da sussulti romantici si passa ad un percorso di riscatto di una donna single determinata a riprendere in mano la propria vita, con tanto di rapporto affettivo con una ragazzina dei quartieri poveri che addolcisce ulteriormente una vicenda intrisa di sentimentalismo a buon mercato.
La suddivisione in capitoli, ognuno intitolato secondo il taglio dei capelli attuale della protagonista, sfasa ancor di più la timeline cronologica e invece di snellire finisce per appesantire involontariamente la narrazione, visto che quando si dovrebbe attendere qualcosa di nuovo si assiste in realtà ad un continuo e stanco reiterarsi delle stesse situazioni, tra improvvisi riavvicinamenti e nuove rotture che si trascinano fino ai titoli di coda. I rari momenti di ironia sono dati dalla presenza, nei panni del padre della protagonista, di Ernie Hudson, leggendario interprete di Winston nei Ghostbusters, che qui come lavoro fa il modello di intimo per la terza età. Il resto del cast, afroamericano nella pressoché totalità, non brilla per simpatia e carisma, a cominciare dalla stessa protagonista Sanaa Lathan, la quale si è rasata realmente la folta chioma per il ruolo. Il tutto in un contesto che difficilmente riuscirà ad attirare spettatori estranei al relativo target.

Dacci un taglio L'adattamento dell'omonimo romanzo di Trisha R. Thomas vede la luce dopo anni di rinvii grazie all'intervento di Netflix, che lo presenta ora nel proprio catalogo come produzione originale. Dacci un taglio è una trasposizione della quale si sarebbe fatto volentieri a meno, visto il bieco moralismo nascosto in una storia all-black e tutta filtrata da uno sguardo femminile "alla Sex & the city ed emuli" che per novanta minuti di visione non fa altro che gettare la pietra e nascondere la mano, procedendo su una narrazione che mette in mostra tutti i problemi identitari non solo della tormentata protagonista, ma dell'intero insieme. Una donna ossessionata dal look e dallo stato della propria capigliatura che, dopo essersi involontariamente rasata a zero, riscopre la bellezza delle cose semplici e l'importanza degli affetti all'interno di un contesto sentimentale e romantico dove il prevedibile lieto fine, pur sudato più del previsto e solo suggerito, è naturalmente dietro l'angolo.

4.5

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