Il culto di Chucky Recensione: la bambola assassina fa ancora paura

Il settimo capitolo della popolare saga horror è divertente al punto giusto, tra esecuzioni slasher e un'ironia sempre sul pezzo.

Il culto di Chucky Recensione: la bambola assassina fa ancora paura
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Andy Barclay non è mai riuscito a ricostruirsi una vita dopo che il bambolotto Chucky ha ucciso tutte le persone a lui care. Il fu bambino, ora uomo, ha trovato il modo di vendicarsi torturando la testa, ancora senziente e decomposta, della bambola demoniaca, ma la scia di sangue è ben lungi dall'essere finita.

Nina Pierce, costretta su una sedia a rotelle, è stata accusata di aver ucciso la sua famiglia e anche lei stessa, convinta dal suo psichiatra dottor Foley, si è ormai convinta di essere l'effettiva esecutrice del massacro. La ragazza, già rinchiusa in manicomio, viene trasferita in una nuova struttura isolata, dove ha modo di conoscere altri pazienti affetti da disturbi più o meno gravi. Stringe amicizia con Malcolm, vittima di un disturbo di personalità, Angela - un'anziana che crede di essere morta - Claire, una donna che ha bruciato la sua casa e Madeleine, che ha soffocato il figlio appena nato. Il dottor Foley decide di iniziare una terapia di gruppo che vede l'inserimento di un bambolotto Tipo Bello...sarà solo l'inizio di un altro incubo per Nina, che si vedrà di nuovo alle prese con la furia omicida di Chucky.

Il culto di Chucky: chi non muore si rivede

Su queste stesse pagine vi avevamo parlato del precedente capitolo datato 2013 - leggete qui la nostra recensione de La maledizione du Chucky - ed è ora il turno, in concomitanza con l'arrivo su SKY, del settimo tassello di una saga assai cara agli amanti dell'horror, vedente per l'appunto come villain assoluto l'iconico bambolotto psicopatico nato dalla mente di Don Mancini e doppiato da Brad Dourif. Ad oggi ultimo film della saga classica - il successivo La bambola assassina (2019) è nato infatti come una sorta di reboot, sia a livello narrativo che realizzativo - Il culto di Chucky ha poi avuto un degno proseguo nella serie televisiva in otto episodi, con il ritorno di alcuni personaggi chiave e Mancini a coordinare ancora una volta il tutto.

Tornando alla pellicola qui oggetto di recensione, ci troviamo davanti ad un horror che si rifà alla mitologia classica del franchise, tra vecchie e nuove conoscenze, e offre un buon numero di situazioni splatter all'interno di quest'ospedale psichiatrico isolato in mezzo al nulla. Come nel terzo capitolo di un'altra saga cult come quella di Freddy Krueger (leggete qui la nostra recensione di Nightmare 3 - I guerrieri del sogno) questa è una location ideale per le dinamiche slasher che lì avranno presto luogo e che permettono anche una discreta varietà, complice le varie fobie e/o disturbi del nucleo di figure centrali che ruotano intorno a Nina.

Sangue e risate

Il tutto per dar vita ad una grottesca fiera degli orrori dove il sangue scorre a palate, senza mai arrivare a livelli eccessivi, e si aggiungono dettagli più o meno importanti alle basi narrative dell'ormai consolidata e relativa iconografia. La mano dietro la macchina da presa del nume tutelare è d'altronde una garanzia e Mancini sembra divertirsi ancora un mondo a rimescolare le carte del suo diabolico bambolotto non certo a prova di bambini. Un gioco al massacro che riesce ancora una volta a divertire il giusto nei suoi gradevoli eccessi pulp, con una violenza che non si prende mai troppo sul serio e punta forte sull'ironia nera che da sempre caratterizza il ghigno diabolico di Chucky, che qui addirittura si "moltiplica" in più varianti per complicare ulteriormente la vita alla sua malcapitata vittima.

Tra la sposa di Jennifer Tilly che fa il suo ennesimo ritorno, così come la figlia d'arte Fiona Dourif, e citazioni marcate al passato, Il culto di Chucky svolge il suo compito di intrattenimento a tema con disinvoltura, strizzando ancora una volta l'occhio ai fan che non potranno che apprezzare.

Il culto di Chucky Un sano divertimento emoglobinico, come da tradizione, è quello che ci attende nel settimo episodio di una saga amatissima dai fan del cinema horror, che continua a (re)incarnarsi come il suo protagonista in forme nuove e classiche al contempo sia sul piccolo che sul grande schermo. Il culto di Chucky vede di nuovo il diabolico bambolotto quale nemesi assoluta, qui intento a tormentare la povera Nina che, già rinchiusa in un ospedale psichiatrico dopo il massacro della sua famiglia, si trova a lottare ancora una volta per la sopravvivenza insieme ai suoi bizzarri compagni di detenzione. Proprio le menti disturbate degli internati permettono di sfumare la sceneggiatura e dar vita ad esecuzioni slasher fresche e originali, sempre giocando su quel sottile confine tra ironia nera e violenza che caratterizza da sempre il franchise.

6.5

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