Cujo, la recensione dell'horror tratto dal romanzo di Stephen King Recensione

Un San Bernardo che ha contratto la rabbia diventa una minaccia per una donna e suo figlio in Cujo, adattamento del romanzo di Stephen King.

recensione Cujo, la recensione dell'horror tratto dal romanzo di Stephen King
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La Torre Nera, con tutte le polemiche e i riscontri critici del caso, è solo l'ultimo della folta schiera di adattamenti di opere di Stephen King, saccheggiato a più riprese sia con ottimi (se non superbi) risultati che con veri e propri tonfi di critica e botteghino. Ci sono poi quei titoli che, pur non ergendosi a classici o capolavori, si sono conquistati negli anni la fama di cult movie e Cujo appartiene a questa categoria: siamo nel 1983 quando vede la luce la trasposizione dell'omonimo romanzo pubblicato due anni prima dallo scrittore di Portland, in cui un cane San Bernardo, di proprietà della famiglia Camber, contrae la rabbia dopo esser stato morso da un pipistrello. L'animale, che non dimostra subito i segni del contagio, dopo aver brutalmente azzannato, uccidendoli, due uomini (tra cui il suo proprietario) diventerà un vero e proprio incubo per una madre e suo figlio che si trovano intrappolati in macchina sotto la minaccia del molosso.

Cane mangia uomo

Il regista Lewis Teague, subentrato ad inizio riprese al collega Peter Medak, snatura la storia dei suoi elementi sovrannaturali (presenti nel romanzo) per consegnarci un solido thriller che si fa horror quando mette nei panni di villain addirittura il migliore amico dell'uomo. Un'inquietudine così fortemente reale si annida in tutta la seconda parte di visione, in cui il bonario San Bernardo comincia a manifestare i segni della rabbia trasformandosi in un temibile e spietato predatore rendendosi protagonista di sequenze ad alto tasso tensivo nella situazione di stallo nella quale finiscono per trovarsi Donna e il piccolo Tad, con una dose di sanguigna violenza atta a speziare parzialmente l'apparente monotonia dell'ultima mezzora. Dopo un lungo spezzone introduttivo che mette in scena il background familiare dei protagonisti, con tanto di tradimenti coniugali e problemi lavorativi, Cujo alza così l'asticella del pathos imbastendo un'interessante struttura trappola dove decidere i destini dei personaggi facendo però, in fase di scrittura, l'errore di optare per un epilogo classico a prova di grande pubblico, ennesima e scontata variazione dell'opera originaria. Ed è proprio la sceneggiatura il campo in cui si ravvisano più difetti, con forzature di sorta che intaccano parzialmente la spontaneità degli eventi rendendo la visione, comunque appagante, meno incisiva del potuto.

Cujo Il romanzo di Stephen King trova un adattamento onesto e di buona fattura che, pur cambiando (in peggio) alcune dinamiche narrative a favore del grande pubblico, è stato apprezzato e non poco dallo scrittore stesso. Merito di una tensione che in Cujo diventa costante nella seconda metà, con la vera e propria sfida per la sopravvivenza da parte della protagonista (un'ottima Dee Wallace) e di suo figlio alle prese con il rabbioso San Bernardo affamato di carne umana: un incubo psicologico e parzialmente verosimile che, a dispetto di qualche forzatura, sa dove colpire.

6.5

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