Recensione Creed - Nato per combattere

Sylvester Stallone torna, per la settima volta, nei panni del leggendario Rocky Balboa: ma stavolta a salire sul ring sarà il figlio di Apollo Creed, Adonis, un ragazzo che deve ancora trovare la sua strada nella vita.

recensione Creed - Nato per combattere
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La vita, fin dalla nascita, è fatta di occasioni: occasioni da prendere o lasciare, decisioni che possono segnare la tua vita. Adonis Johnson è giovane ma ha già attraversato diverse fasi nella sua esistenza. Orfano prima di padre e poi di madre, sballottolato tra istituti vari, riformatorio e case famiglia, trova infine una madre amorevole in Mary Anne, vedova dell'indimenticato campione di boxe Apollo Creed, del quale scopriamo che il ragazzo è figlio illegittimo. Una volta adulto, Adonis dimostra di essere un bravo ragazzo, riga dritto e si guadagna un ottimo posto di lavoro. Ma è insoddisfatto, il pugilato gli scorre nelle vene e combattere in clandestinità, in Messico, non gli basta più. Senza voler contare sul proprio nome per sfondare ma solo sulle proprie forze e il proprio retaggio recondito, abbandona una vita di agi per approdare a Philadelphia e bussare alla porta del leggendario Rocky Balboa, ritiratosi dal ring e impegnato a gestire il ristorante Adrian's. Insieme i due combatteranno una doppia lotta per dimostrare, ancora una volta, che la volontà è tutto ed è in grado di rimetterti in pace con te stesso.

The toughest opponent

Rocky, quarant'anni dopo. Hollywood, negli ultimi tempi, sembra volerci (ri)proporre i suoi franchise più storici con nuovi episodi a metà tra il reboot e il remake, lontani dal vecchio concetto di semplice sequel o spin-off. Creed - Nato per combattere è uno di questi, ma non si tratta di una mera operazione commerciale quanto di una pellicola "con un'anima" che rende giustizia alla tradizione di una saga tra le più importanti di sempre. Rocky è un personaggio storico, simbolico, fondamentale nel cinema americano, e non solo come icona (anche chi non ha mai visto i film che lo vedono protagonista lo conoscono) ma anche come rappresentazione figurata del suo interprete, Sylvester Stallone, e come esempio di grande cinema sportivo, esaltante e drammatico allo stesso tempo. Rocky celebra la vita e il volersi mettere in gioco: non importa tanto vincere, quanto fare tutto il possibile per arrivare in cima. È sempre stata la filosofia della serie e Creed -opera seconda del talentuoso Ryan Coogler e spin-off non previsto dallo stesso Stallone- centra perfettamente il punto, riportando in auge "Rock" e consegnando un nuovo, promettente campione al pubblico odierno: Adonis, interpretato dall'astro nascente Michael B. Jordan (attivissimo negli ultimi anni in tutti i generi di cinema, dal Prossima fermata Fruitvale Station dello stesso Coogler a Chronicle e il fallimentare Fantastic 4 - I Fantastici Quattro), credibilissimo figlio dello storico amico-rivale di Balboa. Al di là della somiglianza fisica con Carl Weathers, la sommessa bravura di Jordan lega tutto il film e non rischia mai di farsi oscurare dalla presenza di un mito vivente nelle numerose inquadrature che li vedono insieme.

Creed - Nato per combattere È l'equilibrio del tutto a rendere Creed - Nato per combattere estremamente piacevole e riuscito, anche se probabilmente fin troppo “studiato” scena per scena, inquadratura per inquadratura, forse per paura di rovinare un materiale tanto 'prezioso'. Ryan Coogler sa benissimo di avere per le mani un pezzo di storia del cinema e vuole rendergli un rispettoso omaggio, non servile ma certo affettuoso. E ci riesce con ritmo, garbo, qualche sorriso, qualche lacrima e tanta epicità. In un film che è per chiunque: i fan storici così come quelli che non conoscono la saga. Ma tutti, nel crescendo emozionale conclusivo, non potranno che esaltarsi sulle storiche note di Gonna fly now.

8

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