Recensione Crank: High Voltage

Credevate fosse morto? Chev Chelios è più vivo che mai.

Recensione Crank: High Voltage
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Archiviato il buon esito del loro debutto cinematografico dietro la macchina da presa, dove hanno mostrato grande dimestichezza con i ritmi forsennati del cinema d'azione, i co-autori e co-direttori Mark Neveldine e Brian Taylor mettono di nuovo le mani sulla loro creatura Crank. La qual cosa poi non sorprende molto visto il finale non proprio conclusivo riservato alla loro opera prima. Lo fanno, questa volta, con mezzi economici rinvigoriti e nuove responsabilità. Pare abbiano avuto infatti a disposizione ben 20 milioni di dollari per la realizzazione del film, che però al botteghino americano ha fatto registrare un clamoroso flop: gli incassi si sono fermati a quota 13 milioni di dollari, perfino inferiori al risultato ottenuto a suo tempo dal prequel. Una notevole marcia indietro, se si considera che è stato anche preventivato un ambizioso e conclusivo terzo capitolo della saga, che alcuni rumor vogliono addirittura in 3D. Il tiepido riscontro nei cinema statunitensi sta quindi a significare che il film, nonostante una buona campagna pubblicitaria in patria, non è riuscito a superare lo status di prodotto di nicchia affibiatogli da alcuni, testimoniato anche dal fatto che i maggiori introiti del primo capitolo sono derivati dal mercato home video postumo all'uscita in sala.

Era morto.. ma ora sta meglio

Avevamo lasciato il killer pentito Chev Chelios (Jason Statham), dopo una roboante ed incredibile caccia all'uomo, in caduta libera da un elicottero, schiantarsi non proprio dolcemente su una autovettura e quindi giacere sul manto stradale privo di sensi. Non che questo possa fermare un uomo che è sopravvissuto ad un cocktail di droghe mortali iniettatogli dal suo più grande nemico, a folli guide in autostrada e pericolosi giochi di equilibrio su una moto in corsa. Cosa volete che sia per un indivisuo che ha bellamente superato anche il più grande degli ostacoli: un piccolo salto nel vuoto di 1500 metri circa. E difatti sopravvive: di tutta fretta viene prelevato dalla strada da un team cinese e sottoposto ad un intervento a cuore aperto, durante il quale gli viene asportato proprio l'organo chiave dell'apparato circolatorio. Al suo posto viene inserito un apparecchio elettrico normalmente utilizzato per far sopravvivere i pazienti nel limbo di attesa del trapianto, ma in questo caso non è previsto alcun cuore nuovo. Chelios riesce a fuggire dalla prigionia e comincerà una nuova avventura, alla ricerca del suo supercuore finito nelle mani della Triade cinese. Ma la batteria dell'apparecchio che lo tiene in vita ha un'autonomia ridotta di circa un'ora, quindi periodicamente Chelios deve ricaricarsi come può, a volte anche molto spartanamente. La corsa contro il tempo è quindi nuovamente il cardine della pellicola, ripetendo sostanzialmente l'iter del primo film: se prima era la produzione di adrenalina a tenere in vita il buon Chev, in questa seconda avventura saranno le scosse elettriche, non importa di quale voltaggio.

Il troppo stroppia.

Crank: High Voltage altro non è che una versione più definita, più pomposa, e qualunque aggettivo possiate affiancare al primo capitolo, ma nettamente accresciuto. Il problema è che laddove prima vi era una notevole freschezza, dovuta ad un carattere eminentemente sperimentale della regia, delle tecniche, e in parte dello script, l'effetto in questo secondo capitolo è quanto meno ridondante. I due giovani registi mostrano inesperienza, facendosi prendere troppo la mano: la carica satirica di taluni personaggi si è trasformata in risibile ridicolaggine, la violenza in splatter da stomaco forte (che raggiunge lo zenit con macabre automutilazioni), il sesso in parafilia. Questo High Voltage fa sembrare il primo film una scampagnata nella sezione infanzia di Disneyland. Si ha l'impressione che gli unici che traggano vero godimento da questa pellicola siano i due registi, che devono essersi divertiti a mettere in mostra le loro - indubbie, ad onor del vero - capacità tencihe, ma hanno trascurato la credibilità dell'intera opera. Di fatto la chiave di volta dell'intera produzione è quel He was dead.. but he got better contenuto nella locandina ufficiale. Per il resto, infatti, la sceneggiatura non mostra alcuna novità rispetto alla produzione precedente, ma anzi fa scadere nella noia della ripetitività anche quelle scene che si erano particolarmente distinte nel primo film, fra le quali regna indiscutibilmente la scena di sesso in pubblico: qui riproposta (assieme nuovamente alla bella Amy Smart, che interpreta la compagna di Chelios), ma ampliata, perde molto in fatto di carisma scenico. Scema anche l'interesse, o se volete la sorpresa, nel vedere Chev che ricarica il suo cuore artificiale rimanendo folgorato sui tralicci dell'alta tensione, perchè tutto ha acquisito una surrealità di fondo da portare a credere lo spettatore che l'indistruttibile Chev Chelios possa perfino sopravvivere ad un bagno nell'acido, e chissà che non accada nel terzo capitolo.
Buona in ogni caso la prova degli attori, che giocano tutti una parte più o meno marginale attorno a Jason Statham che è il re indiscusso della scena. Archeitpo ideale dell'attore perfetto per i due registi (macho, atletico, e somiglia anche notevolmente al primo Bruce Willis), l'ex tuffatore professionista si presta senza batter ciglio ad ogni assurdità richiestagli, compresa quella di spogliarsi completamente nudo all'interno di un ippodromo. Non è di certo cosa da tutti i giorni.

Crank: High Voltage In conclusione, pur risultando divertente a tratti e non demeritando in toto, è una pellicola che non aggiunge nulla all'esperienza del film precedente, ma che anzi perde un po' dello stile e della freschezza che lo caratterizzava. La regia da videoclip ricca di split screen, sottotitoli sgargianti, e frenesia intrinseca è più viva che mai, ma è a livello contenutistico che il film denota qualche scelta discutibile e una certa ripetitività dell'azione che comincia a farsi sentire.

5.5

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