Contact, in seconda serata lo sci-fi con Jodie Foster e Matthew McConaughey

Un'astronoma lavorante al progetto SETI capta un messaggio di origine aliena in Contact, visionaria opera sci-fi di Robert Zemeckis.

recensione Contact, in seconda serata lo sci-fi con Jodie Foster e Matthew McConaughey
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Ellie Arroway è una stimata astronoma che lavora per il progetto SETI, atto a scandagliare lo spazio in cerca di possibili segnali di origine aliena. Le sue ricerche sono inizialmente vane e i finanziamenti cominciano ad essere sempre di meno, portando al rischio di una possibile cancellazione. Una sera però la donna capta un possibile messaggio le cui coordinate di provenienza coincidono con quelle della stella Vega, studiata da anni dai colleghi di tutto il mondo ma senza mai un briciolo di successo. Il messaggio, recapitato prima in rumori ciclici assimilabili ai numeri primi ed in seguito tramite un filmato video di un discorso di Adolf Hitler (inviato dalla Terra molti anni prima) da decifrare, spinge la NASA e il resto del mondo a costruire un avveniristico mezzo di trasporto con cui poter forse dare origine al "primo contatto".

Se fossimo solo noi sarebbe un grande spreco di spazio

Alla fine degli anni '90 Robert Zemeckis porta a coronamento su grande schermo un progetto coltivato da molto tempo, adattamento dell'omonimo romanzo di Carl Sagan, noto astronomo che ha deciso, con successo, di dire la sua anche nel campo della letteratura e che ha attivamente collaborato alla sceneggiatura e alla produzione del film, morendo purtroppo prima della fine delle riprese. Siamo sicuri che il risultato finale non lo avrebbe certo deluso, dato che Contact si è rivelata una delle pellicole a tema più ispirate non solo del periodo, capace di parlare tramite il tema "extraterrestre" di vita, scienza e religione in un ibrido che coniuga emozioni e spettacolo in maniera sublime. Un'opera giocata sulla costante attesa del momento clou e rivelatore, in grado anche nei suoi momenti apparentemente più placidi di intessere un agile sottotesto drammatico ed etico che rende credibili i numerosi personaggi in gioco, in primis la protagonista interpretata con straordinaria intensità da una splendida Jodie Foster. Una donna che si trova a lottare contro i mulini a vento nel tentativo di far valere le proprie, condivisibili, ragioni e che porta avanti un idealismo coraggioso nelle discussioni sulla mancanza di fede (assai ispirati i dialoghi con l'amato uomo di Chiesa di un giovane Matthew McConaughey).

Ma la narrazione offre anche diversi spunti sul rapporto padre figlia, con una manciata di flashback che ci trascinano nella tragica infanzia di Ellie: una scelta non retorica ma figlia di precise scelte di scrittura, come rivelato dalla "resa dei conti" finale in cui non è realmente importante sapere il cosa ma bensì il come, in un viaggio prima di tutto alla scoperta di se stessi. Ed è proprio l'ultima mezzora a regalare le sequenze più visionarie e magnifiche, con efficaci effetti speciali e un riuscito design del particolare "mezzo di trasporto" che anticipano il senso di straniante poetica originante momenti di toccante umanità laddove "nessuno è mai giunto prima". Il tutto con un contesto profondamente terreno e una verosimiglianza degli eventi realizzata ad hoc, con tanto di discorsi veri di Bill Clinton adattati per l'occasione, telegiornali condotti da reali reporter e una rappresentazione plausibile delle reazioni della popolazione mondiale, spaziante dalla curiosità del primo contatto con una civiltà aliena ad un fanatismo religioso che genera mostri.

Contact Il contrasto e la possibile coesione tra scienza e religione dominano il cuore narrativo di Contact, adattamento dell'omonimo romanzo di Carl Sagal (morto prima dell'uscita e a cui è dedicato il film) firmato nel 1997 da Robert Zemeckis. Due ore e venti ricche di spunti etici e morali giocate su un avvincente senso di attesa agli eventi dell'ultima mezz'ora in cui il puro spettacolo di genere viene elevato da picchi profondamente visionari e di stampo quasi new-age che non offrono risposte certe ma lasciano volutamente accesso il classico motto "I want to believe". Un'opera che conquista proprio per il viaggio percorso dalla protagonista all'interno di un'ambientazione realistica e basata su studi scientifici, almeno nelle fasi iniziali, inerenti anche lo scopo del progetto SETI: perché il messaggio coltivato dal racconto stesso è quello di tendere sempre l'orecchio al prossimo, sia questi a pochi passi da noi o a milioni di anni luce di distanza. Il film andrà in onda stasera, domenica 1 ottobre, alle 23.45 su RETE4.

8.5

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