Comedians: la recensione del nuovo film di Gabriele Salvatores

A 34 anni da Kamikazen, Gabriele Salvatores riporta con successo sul grande schermo la commedia teatrale di Trevor Griffiths.

Comedians: la recensione del nuovo film di Gabriele Salvatores
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Gabriele Salvatores torna a parlarci di gruppi al maschile, di crisi d'identità e di fuga. Lo fa rispolverando un grande classico del teatro contemporaneo: Comedians di Trevor Griffiths, che già aveva portato sul grande schermo in forma ibrida nel 1987, con il suo iconico Kamikazen - Ultima notte a Milano.
Il risultato è sicuramente positivo, gradevole, per quanto forse una parte del pubblico risulterà un po' stranita dal fatto che, più che ridere, in questo film si riflette, si vive di inquietudini e amarezza, di compartecipazione nel dilemma sul concetto di ironia che viene messo in scena.
Dopo gli ultimi lavori, il regista Premio Oscar per Mediterraneo torna a convincere, a donarci il suo cinema a base di dialoghi frizzanti, malinconici sguardi e contrapposizione tra opposte visioni della vita e dell'umanità.

Sei personaggi in cerca di successo

Comedians comincia in una notte di burrasca, dentro un'aula dove sei debuttanti attendono di esordire. Lì è dove il maestro Eddie Barni (Natalino Balasso) dà le ultime disposizioni al suo gruppo di reclute del palco, di aspiranti stand-up comedian, ognuno dei quali è diverso dagli altri, eppure unito dall'occasione che si presenta quella notte.
L'occasione ha la faccia del tracotante e famoso Bernardo Celli (Christian De Sica), grande volto della comicità italiana, che a chi saprà distinguersi sul palco promette un contratto presso la sua agenzia e il sogno del successo.
Il problema è che Barni e Celli si odiano, uno l'immagine opposta dell'altro. Il primo è profeta della comicità come verità, sperimentazione e impegno, il secondo invece è diventato famoso perseguendo la finalità di una comicità connessa a evasione e leggerezza nazional-popolare.
I sei allievi lì presenti devono quindi scegliere se rimanere fedeli al loro percorso formativo, al maestro, o tradirlo per cercare di agguantare quella che pare essere l'occasione di una vita.
Mentre aspettano di salire sul palco, Leo (Ale) e Filippo Marri (Franz), Samuele Verona (Marco Bonadei), Gio Di Meo (Walter Leonardi), Michele Cacace (Vincenzo Zampa) e Giulio Zappa (Giulio Pranno) si confrontano, scontrano e interrogano su chi sono come uomini e aspiranti artisti.
Tutti loro sono bene o male insoddisfatti della loro vita, tutti sognano la svolta, eppure sono anche incredibilmente diversi per atteggiamento, finalità ultime e soprattutto stile recitativo.
Tra liti, colpi di scena e vulnerabilità, nulla andrà come previsto ma soprattutto nulla sarà più lo stesso.

La ferocia dei tempi moderni

Salvatores ha sempre rivendicato una dimensione diegetica in cui a farla da padrone era il concetto di gruppo, di branco, lo scontro tra sogno e cruda realtà, nonché naturalmente il concetto di fuga come unica salvezza dal mondo.
Vi è molto di ciò che a lungo era mancato al suo pubblico in Comedians, che in questi anni ha guardato con fare costernato a certi esperimenti discutibili come Il Ragazzo Invisibile o il deludente Educazione Siberiana.
Qui invece, al netto di una messa in scena fin troppo teatrale, il regista ci dona un universo al tempo stesso familiare e nuovo, in cui più che l'amicizia virile o la fuga, regna il concetto di individualismo, contrapposto alla solidarietà, alla comunanza d'intenti che non resiste alla realtà.
I protagonisti di questo viaggio dentro l'ansia, l'amarezza e la miseria, sono ognuno in realtà lo specchio di una fetta di Paese, di un pezzo d'Italia che tutti conosciamo vuoi storicamente, vuoi anche quotidianamente, tra piccoli borghesi falliti, proletari imbruttiti e aspiranti artisti senza speranza.
Vi è molto classismo in questo film, nel senso della lotta degli ultimi dei nostri giorni per la pagnotta elargita dal potente di turno, dallo sprezzante padroncino che con arroganza pretende e con fastidio dona, che arriva con il suo self-made man in mano a spandere paternalismo e giudizi sommari.
Non esiste solidarietà, neppure tra fratelli, non esiste pietà, ma solo un gioco delle maschere, della vanità, delle ambizioni che troviamo comprensibili perché nostre, private, in quest'Italia dove la dignità è morta e con essa la possibilità di migliorare la realtà. Di fronte a tutto questo, neppure i sogni, il palco, l'arte, paiono avere più un senso per Salvatores.

Un film corale energico e ben diretto

Cast bene assortito questo di Comedians, guidato da Salvatores, in cui però a dispetto dei sei interpreti chiamati al centro dominano su tutto e tutti Natalino Balasso e Christian De Sica.
Il primo bene o male porta sullo schermo se stesso, il suo percorso di artista che solo per alcuni anni ha conosciuto il successo televisivo, prima di diventare connesso alla sperimentazione, al teatro come impegno anche civile, come comicità mai banale.

De Sica è imperioso nel disegnare un personaggio tanto sgradevole quanto realistico, concreto nel suo rappresentare la mediocrità che decide il successo.
Sovente rubano la scena agli altri, persino ai collaudati Ale e Franz, che dipanano di fronte a noi la recita di un dramma personale, quotidiano, rappresentando così il lato consolatorio ma anche contraddittorio dell'arte della risata. Bonadei e Leonardi invece sono i più spietati, onestamente carogna il primo, ipocrita e rampante il secondo, in ultima analisi il più realistico e odioso, nella sua maschera perenne di falso sfortunato e vero Giuda.
Notevole anche Zampa, il suo Cacace, onesto e sfortunato privo di talento, ma fedele al suo maestro, a se stesso, sottovalutato perché umile, mentre invece non convince del tutto il pur energico e istrionico Pranno. Giulio Zampa, simbolo di ribellione generazionale, di creatività fine a se stessa e irriverenza, in mezzo a tanti personaggi realistici e misurati, pare a volte fuori posto, irreale, per quanto affascinante.

Salvatores, al contrario di altri suoi film, non ci dà la soluzione, la risposta. Questo Comedians si rivela un prodotto molto coerente e onesto, oltre che ben diretto.
Cos'è la comicità? A cosa serve? Qual è la sua natura? Non lo sappiamo o meglio, ci è data una scelta, così come ai protagonisti.
Ma di certo emerge un ritratto desolante e faticoso di chi ci si cimenta, omaggiando il tempo che fu del cabaret.
Far ridere è un lavoro difficile, rischioso, una faccenda molto seria, potete chiedere a Joker per informazioni. Di certo, questo film di Salvatores se non altro ne eleva il valore esistenziale quasi quanto quello professionale.

Comedians Comedians di Gabriele Salvatores è un film corale ben diretto e soprattutto ben interpretato. Amaro, cinico, pessimista ma mai banale, spinge in modo interessante sul contrasto tra i diversi personaggi e soprattutto sulle diverse declinazioni del concetto di artista e di ironia. Non una tragicommedia, quanto piuttosto una riflessiome sulla fatica di trovare la propria dimensione nei tempi moderni, nascosta dietro il paravento della difficoltà di stare su quel palco. Animato dalla lotta tra gli ultimi della classe, non disdegna di offrirsi come esemplificazione del feroce individualismo dei nostri giorni, pur recuperando lo storico tema della fuga, tanto caro a Salvatores. Al netto di un'eccessiva teatralità nella messa in scena e di un paio di momenti eccessivamente aulici, Comedians è un'opera dotata di ritmo e sensibilità, da gustarsi al cinema.

8

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