Recensione Come un tuono

Ryan Gosling e Bradley Cooper sono il buono e il cattivo nell'opera seconda di Derek Cianfrance

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Periferia di New York. Handsome Luke (Ryan Gosling) si esibisce a cavallo della sua moto nello spettacolo ambulante del "globo della morte". Uomo di poche parole e di pochi sogni, Luke lascerà la compagnia dopo aver scoperto che dalla sua breve storia con la bella Romina (Eva Mendes) è nato un figlio che ha già compiuto un anno di età. Nel tentativo di ri(trovare) una paternità perduta ancora prima di trovarla, Luke tenterà il tutto per tutto mettendo in campo quella che sembra essere la sua dote più rara, la capacità di portare una moto a impensabili velocità. Ma la sua è, in un modo o nell'altro, una di quelle esistenze destinate al ruolo dell'antieroe e che prima o poi s'imbatte per forza di cose nella determinazione verso il 'presunto bene' dell'eroe. Un eroe che porta il nome di Avery Cross (Bradley Cooper), un ufficiale di polizia determinato a fare carriera. E infatti un giorno, durante un inseguimento causato dall'ultimo tentativo di rapina di Luke, Avery Cross - in bilico tra la vita e la morte - si troverà a dover decidere della sua vita e di quella del ‘malvivente' che gli sta di fronte, una scelta che avrà conseguenze fatali nelle vite di entrambi. Anni dopo, a chiudere il cerchio del destino, saranno i figli di questi due uomini a incontrarsi per caso (ma neanche troppo) e a saldare il conto di una vendetta personale che è ancora lungi dal realizzarsi.

Il complesso mondo dei rapporti

L'esordio di Derek Cianfrance alla regia vedeva Ryan Gosling e Michelle Williams confrontarsi nelle immagini strazianti di un amore sfinito, e incapace di rimettere insieme i propri brandelli. Qui, al suo secondo film e forte di un cast di indubbio richiamo che affianca ai due belli (Ryan Gosling e Bradley Cooper) anche una bellissima (Eva Mendes), Cianfrance passa dal rapporto di coppia all'analisi del rapporto genitori-figli, concentrandosi in particolare sulle declinazioni di paternità (ugualmente) difficili ma inscritte nella diversità di ruoli che si pongono al di qua o al di là del confine della società bene. La storia dell'eroe e dell'antieroe che fanno in fondo parte della stessa esistenza e che appartengono solo per caso a una delle due 'fazioni' diventa così l'escamotage per analizzare il labile confine tra bene e male e la difficoltà (in ogni caso) di trasmettere alla propria prole valori intangibili che vadano al di là delle scelte di vita messe in campo dai propri genitori. Diviso teoricamente e formalmente in tre diversi atti (due di presentazione e uno di risoluzione), il secondo film di Cianfrance parte da ottime intenzioni e intuizioni (non mancando di delineare con pregnanza alcune dinamiche interne ed esterne ai due protagonisti) ma finisce suo malgrado per perdersi nell'ampiezza del territorio tracciato dalla narrazione, dando infine allo spettatore l'impressione di trovarsi di fronte a più film che si mischiano insieme rimandando a oltranza la chiusura del cerchio. A penalizzare inoltre l'opera di Cianfrance è senza dubbio l'effetto dejà vu che si respira soprattutto in relazione al ruolo di Ryan Gosling, che sembra essere sempre più intrappolato nello schema di personaggi maledetti con il ‘vizio' dell'acceleratore (e infatti è evidente l'influenza di Drive nell'impostazione del capitolo dedicato ad Handsome Luke). Un film tecnicamente interessante che mostra, in ogni caso, l'interesse di Cianfrance per le relazioni umane, ma che scegliendo uno spazio troppo ampio da sviluppare, non riesce a entrare nelle viscere della storia come faceva invece molto bene Blue Valentine. Un film che se preso nelle sue singole parti ha sicuramente diverse carte da giocare ma che se visto nel complesso risulta un'opera un po' prolissa e visibilmente fuori fuoco, sostanzialmente incapace di scegliere e inquadrare il nodo cruciale delle sua storia.

Come un tuono Alla sua opera seconda Derek Cianfrance si mette alla prova con un film dal ricco cast, dalle molte tematiche, e sopraffatto da una struttura narrativa che segue troppe linee. Se all’interno dei tre diversi atti in cui il film è suddiviso è infatti facile rinvenire lo stile intenso e toccante già visto in Blue Valentine, nel complesso l’opera tende a essere troppo carica di elementi per veicolare con nitidezza le tematiche sottese al film. Se il regista avesse lavorato più in sottrazione il film ne avrebbe sicuramente guadagnato in intensità.

6.5

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