Come Play - Gioca con me, recensione dell'horror su Prime Video

Il regista e sceneggiatore Jacob Chase, al suo esordio, firma un gradevole horror su un bambino autistico e un mostro più reale che mai.

Come Play - Gioca con me, recensione dell'horror su Prime Video
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Oliver è un bambino che soffre di una grave forma di autismo, condizione che lo ha portato a isolarsi dal resto del mondo e gli impedisce di creare legami d'amicizia con i propri coetanei. Gli stessi genitori hanno diversi problemi nella crescita di un figlio così "difficile" e la loro relazione ne ha fortemente risentito in maniera negativa.
Ma il peggio deve ancora arrivare: il piccolo, che pare essere in pace con il mondo soltanto davanti agli episodi televisivi di Spongebob e quando utilizza dispositivi elettronici come smartphone e tablet, una notte comincia a essere vittima di inquietanti fenomeni. Porte che si socchiudono all'improvviso, strane voci che sussurrano nell'oscurità e presenze che compaiono misteriosamente proprio nello schermo dei dispositivi elettronici.
La madre Sarah e il padre Marty non sembrano dar troppo peso alle sue parole, sia per via della sua particolare patologia sia perché il raccontino del mostro sotto al letto è un classico spesso utilizzato dai giovanissimi per non dover dormire da soli. Ma questo inquietante essere che si aggira per le quattro mura e sostiene di chiamarsi Larry sembra esistere sul serio e ben presto anche Sarah e Marty finiranno per avvalorare la versione di Oliver. Il babau è in cerca di un amico da portare via con sé per non trascorrere l'eternità in completa solitudine e Oliver è proprio la sua prima scelta.

Un esordio interessante

Diversi spunti notevoli li troviamo in particolar modo nella parte finale, dove ha luogo la definitiva resa dei conti, e nell'atmosfera che a tratti riesce a creare un senso di palpabile disagio, tra voci inquietanti, apparecchi video impazziti e pseudo-poltergeist tipici del genere.
Horror in esclusiva nel catalogo di Prime Video, Come Play - Gioca con me è un titolo che poco aggiunge alla mitologia del filone, con la classica storia del mostro e la famigliola in pericolo, l'irreale che diventa reale e la consapevolezza di trovarsi di fronte a una nemesi impossibile da affrontare a mani nude. Qui la sceneggiatura ha però il coraggio di optare per una storia meno ottimista del solito, con un pizzico di contagiosa malinconia nella scena che precede i titoli di coda.
Difficile dire quanto la forma stilistica abbia influito sulla qualità dell'operazione, ma la discreta fotografia, anche nelle sequenze notturne e/o al buio, garantisce un buon impatto estetico che rende più gradevole l'insieme.

Un buon equilibrio

Il regista e sceneggiatore Jacob Chase, autore di diversi corti a tema, è qui al suo esordio in un lungometraggio e se la cava più che discretamente nella gestione di tempi e luoghi, trovando il corretto spirito per raccontare questo tipo di storia e concedendo la giusta introspezione ai vari personaggi.
Certo il ritratto dell'autismo infantile risulta sacrificato agli altarini di genere, ma d'altronde ci troviamo di fronte a un'operazione fatta per spaventare e non per far riflettere su problemi così seri, da affrontare in ben altre sedi. Il racconto prova anche a imbastire un discorso generalizzato sul tema della solitudine, che riguarda milioni di persone in tutto il mondo, ma è appunto un accenno seppur fondamentale per la genesi della creatura.
A conti fatti Come Play - Gioca con me è un titolo onesto, piacevole da guardare e da apprezzare ancora di più, perdonandogli qualche leggera sbavatura, in quanto opera prima da parte di un autore che in futuro può garantire nuove soddisfazioni.

Come Play - Gioca con me Un bambino che soffre di autismo finisce nel mirino di un babau che sembra intenzionato a condurlo con sé nel mondo di vuoto e solitudine che abita da tempo immemore. Quando anche la madre e il padre del piccolo si accorgeranno che il mostro non è soltanto frutto della sua fantasia, il pericolo coinvolgerà tutta la famiglia. Come Play - Gioca con me è un horror che potrebbe apparire apparentemente banale, ma in realtà ha diverse frecce al suo arco tale da renderlo una visione godibile per il pubblico di appassionati. Una discreta tensione e un'atmosfera a tratti inquietante, unita alle apparizioni sempre più appariscenti dello spirito malvagio, preparano il campo a un finale amaro e malinconico, garantendo nel frattempo qualche momento di sano terrore che non guasta mai.

6.5

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