Come per disincanto recensione: una fiaba al contrario su Disney+

Il sequel dell'apprezzato Come d'incanto stupisce per una ventata nostalgica che però sa guardare al futuro con intelligenza

Come per disincanto recensione: una fiaba al contrario su Disney+
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Come per disincanto - E vissero infelici e scontenti (in lingua originale semplicemente Disenchanted) è il seguito dell'instant cult Come d'incanto (Enchanted) che nel 2007 soprese il pubblico con due ingredienti irresistibili: il potere di un storia d'amore in live action e la magia animata delle fiabe. Nonostante la tecnica mista non fosse nuova agli spettatori, paradossalmente il progetto stupì per la perfetta coerenza stilistica e narrativa dei due universi che venivano mostrati all'interno della pellicola. Per quanto già l'originale si concludeva in modo brillante, dopo ben 15 anni un seguito ha varcato la soglia del piccolo schermo (ed è sicuramente tra i più interessanti film Disney+ di novembre 2022).

Un lungometraggio che, contrariamente a quanto ci si aspetta di solito da queste operazioni revival, usa la nostalgia non come perno fondante, ma come base di partenza per qualcosa di nuovo e originale, che riesce a superare la precedente opera per freschezza e inventiva. E la soluzione sembra essere a portata di mano, già dal titolo, che nella lingua inglese suggerisce un'inversione di tendenza: ed ecco che ribaltare l'intera struttura narrativa e registica è la chiave di volta per ottenere un successo strabiliante, con qualche piccola riserva nella caratterizzazione dei personaggi. Vi ricordiamo che Come per disincanto - E vissero infelici e scontenti è stato pubblicato direttamente su Disney+ il 18 novembre 2022.

Come per disincanto: la realtà che incontra la magia

In Come per disincanto si riparte dalla nuova famiglia costituita dalla Principessa Giselle (Amy Adams), l'umano Robert (Patrick Dempsey), sua figlia Morgan (Gabriella Baldaccino) oramai cresciuta e una piccola arrivata da poco.

La routine quotidiana e la frenesia della metropoli hanno però fiaccato l'animo puro e ottimista della protagonista che per revitalizzare la sua vita decide di trasferirsi con il marito e le figlie a Monroeville, una comunità che ricorda a Giselle la sua terra natia, Andalasia. Quando però si accorge che nel suo spirito gioioso qualcosa si è rotto, ricorre ad un potente incantesimo che trasforma tutto in una fiaba. Già da questo incipit, senza andare troppo nel dettaglio, si comprende come, in fase di sceneggiatura, è stata presa una direzione ben precisa: portare la magia nella realtà e non viceversa, come accadeva nel primo film. Se nel precedente lungometraggio i personaggi delle fiabe entravano a New York, in questo seguito è la realtà che muta, diventando una fiaba. Un'idea controcorrente che inevitabilmente si appoggia, come già Come d'incanto, ai cliché classici delle storie, una scelta che però non deve essere interpretata solo come una semplice deriva nostalgica, poiché fa parte dello stesso DNA stilistico e identitario del progetto.

Grazie a questa particolare rilettura, che comporta, di conseguenza, anche una trasformazione radicale dei personaggi, si costruisce una storia che ha tanti elementi di rottura con l'impianto revival tradizionale e proprio questa idea di ribaltamento e decostruzione narrativa è probabilmente l'elemento più sorprendente ed eversivo di Come per disincanto. Detto questo, non tutto funziona perfettamente nella sceneggiatura, che presenta degli ostacoli evidenti nella caratterizzazione delle new entries del film.

Un nuovo contenuto e forma, ma qualcosa scricchiola

Se infatti nella pellicola tutti i personaggi principali subiscono, come avevamo anticipato, un'evoluzione che è perfettamente coerente con la trasformazione della trama, le nuove figure introdotte nel sequel non riescono a stare allo stesso passo. Ciò, probabilmente, è derivato da una scrittura forse troppo superficiale che inevitabilmente mette in ombra tutti gli inediti volti del film, dando invece maggiore spazio ai comprimari che già conosciamo. Tra l'altro, l'idea di inserire due villain in un'unica storia funziona solo a metà: proprio perché uno dei due manca di carisma, il risultato è controproducente ai sensi della risoluzione della narrazione.

Dal punto di vista registico, non abbiamo dubbi nell'evidenziare un miglioramento netto della proposta estetica di Come per disincanto, dove la commistione tra live-action e animazione tocca nuove vette. In Come d'incanto, l'universo di Andalasia e il nostro mondo erano effettivamente due universi a sé stanti, che dialogavano poco tra loro, mentre in questo seguito, in determinati passaggi del film, avvengono delle vere e proprie contaminazioni tra regno delle fiabe e la dimensione dove viviamo.

L'effetto scenico è spettacolare perché sia sul piano contenutistico che registico regala emozioni forti creando una collisione dirompente tra fantasia e realtà e, chi è cresciuto con queste storie non può che commuoversi al pensiero che tali narrazioni possono prendere vita in modo così armonico. È doveroso, inoltre, tenere conto dell'incredibile lavoro svolto dal cast, da Amy Adams a Patrick Dempsey, passando poi per i nuovi attori, che con maestria e tanta intensità, hanno recitato e cantato seguendo il cuore e guidati dalla passione.

Musicalmente parlando, la colonna sonora raggiunge livelli brillanti, perché dialoga in modo trasparente agli spettatori, che riescono a comprendere con facilità i tanti temi che vengono sviluppati nella pellicola che proprio grazie alle note trovano il loro senso di esistere. Un contenuto, quindi, che ha per certi versi più profondità del primo film e che viene veicolato con grazia e trasparenza, rivolgendosi ai giovani e agli adulti in egual misura, tristemente rivelando che il lieto fine non esiste per nessuno, ma ciò non deve frenare il nostro entusiasmo.

Come per disincanto - E vissero tutti infelici e scontenti Come per disincanto va avanti rispetto a Come d'incanto, anche se sfrutta le stesse leve nostalgiche e citazionistiche. Si cambia musica, quindi, con una storia totalmente capovolta rispetto al precedente film, dove la realtà si trasforma in fiaba. Se sul piano narrativo qualche errore si nota specialmente nella caratterizzazione dei nuovi personaggi, è altrettanto vero che la trama veicola tante emozioni che passano poi attraverso la trascinante colonna sonora. Il tema centrale, la consapevolezza dell'imperfezione del nostro mondo, è tra l'altro affrontato con maturità, riuscendo a parlare a tutte le generazioni. Un lungometraggio sicuramente riuscito che si avvale di un cast incredibile, che dimostra il suo talento nel canto e nella recitazione.

7.5

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