Il collezionista di carte, recensione: entriamo nel casinò degli incubi

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, ecco la nostra recensione de Il collezionista di carte, nuovo intenso film di Paul Schrader.

Il collezionista di carte, recensione: entriamo nel casinò degli incubi
Articolo a cura di

La vita è una puntata al casinò. Tutto intorno gira come una pallina che ruota senza sosta, incanalando su di sé uno sguardo in perenne attesa, nella speranza di vedere quel piccolo oggetto carico di sogni fermarsi sul numero vincente. La vita di William Tell è piuttosto una roulette russa, un gioco di sopravvivenza lanciato con tono di sfida al proprio passato.
Sparo a vuoto e una nuova giornata inizia. Colpo netto e i ricordi, i giorni andati, le torture inflitte e somatizzate nel corpo si ripresentano sotto forma di un ragazzo, Cirk, "con la c". William non è un ex marine. È un ex torturatore ed ex carcerato. Ha scontato le sue colpe, finendo per impegnare la mente contando le carte.

Nella vita di Cirk non c'era spazio invece per il Blackjack. L'unica cosa che suo padre (ex-collega di William) contava erano le botte inflitte alla moglie, i bicchieri tracannati con foga, i giorni che lo separavano dalla morte. Accesa la macchina, chiusa la porta dei motel, William e Cirk si incamminano in un labirinto della mente adombrato da spettri e lasciti di incubi mai rimossi e da cui è impossibile svegliarsi.
Non è un film che vuole intrattenere, Il collezionista di carte. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, il film di Paul Schrader vuole prendere il proprio spettatore e scuoterlo improvvisamente, con scariche di violenza accennata, e per questo ancora più deleteria.

Paul Schrader e l'indagine dell'inferno umano

È un cammino tra vendetta e boccate di vita, Il collezionista di carte. Un'ulteriore tessera in quel domino interiore fatto di lotte con il proprio essere, scritto e indagato da vicino da Paul Schrader.
Il regista scende negli inferi e lo fa grazie a un Oscar Isaac intenso, un Dante Alighieri contemporaneo finito nuovamente nei meandri della sua selva oscura, tra cerchi infernali sotto forma di casinò, e ritorni al passato deformati e deformanti, esacerbati nella loro essenza onirica attraverso fish-eye e grandangoli.

Come Dante, e prima di lui il reverendo Toller dell'altrettanto intenso First Reformed di cui potete leggere la recensione, Will affida alla potenza della parola scritta, intinta del sapore del whisky, i propri ricordi, come se solo scrivendo si possa finalmente liberare delle proprie colpe, inflitte e subite.
E se è vero che, come ci ricorda lo stesso protagonista, "chiunque può andare in tilt, tanto in prigione, quanto nel gioco delle carte", ogni personaggio portato in scena da Schrader ne Il collezionista di carte vive su un gap funzionale della propria mente.
Un dolore lancinante, di un uomo incapace di toccare e lasciarsi toccare, quello di William. Un'ossessione nata in seno alle proprie indicibili azioni, che si riversano nella tendenza a rivestire ogni mobilio con lenzuoli perché più nulla e nessuno deve infettarsi con il suo tocco, tradotto nel linguaggio filmico di Schrader con sapiente maestria e slancio sensibile.

La macchina da presa del regista si adatta perfettamente al comparto narrativo, abbracciandolo per rafforzare e intensificare ogni conflitto emotivo tenuto nascosto da William.
Quello che si innesca, dunque, tra comparto visivo e narrativo è un perfetto gioco di equilibrio dove nessuna delle parti tenta di prevaricare l'altra. Una mano fortunata, nata da una mente alacre che vince tutto, in all-in continuo.

Il collezionista di carte e il potere della recitazione

Per un prodotto che vive degli incubi dell'uomo, la fiamma che accende il fuoco di un film intenso, luciferino e infernale come Il collezionista di carte è la performance dei propri attori.
Tye Sheridan e Oscar Isaac sembrano usciti dal teatro dell'assurdo di Bertold Brecht. Impassibili, enigmatici, i due si allontanano dall'anima dei propri personaggi per non far trasparire alcuna forma di tentennamento o debolezza umana.

Come ogni giocatore di poker che si rispetti, Isaac assimila l'imperscrutabilità avvezza a questi professionisti per non lasciarsi sopraffare dal gioco della vita, non mostrando i propri sentimenti, tra debolezze e attrazioni fisiche per la giovane La Linda (Tiffany Haddish).

Il sonno della ragione genera non più mostri ma palline di roulette che girano, sospinte da urla provenienti da un passato lontano e sangue pronto a rivestire corpi macchiandoli di colpe e vendetta.
Il tutto in un casinò della vita posizionato tra i meandri di una mente oscura che continua a contare le proprie colpe, come si collezionano le carte.

The Card Counter Come abbiamo sottolineato nella nostra recensione de Il collezionista di carte, è l'indagine psicologica delle ossessioni del protagonista la vera chiave di volta del film. Paul Schrader prende il proprio personaggio e lo viviseziona, scrutando le intercapedini dei suoi tormenti tra flashback e ricordi sotto forma di incubi. Un film vero, lancinante, che sfreccia come una pallina lanciata al centro di una roulette. Presentato al Festival di Venezia 2021 ma già disponibile in sala nel nostro Paese.

7

Quanto attendi: The Card Counter

Hype
Hype totali: 6
63%
nd