Cold Skin - La creatura di Atlantide, recensione del film di Xavier Gens

In un'isola nei pressi del Circolo Polare Artico due uomini si trovano ad affrontare un esercito di misteriose creature notturne dalle sembianze umanoidi.

recensione Cold Skin - La creatura di Atlantide, recensione del film di Xavier Gens
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Nel 1914, nel periodo immediatamente successivo all'assassinio di Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este (crimine che causò l'inizio delle ostilità nella Prima Guerra Mondiale), il giovane irlandese Friend sbarca su una desolata isola situata nei pressi del Circolo Polare Artico per prendere il posto dell'attuale osservatore meteorologico e vivere un anno in solitudine lontano dalla civiltà. In Cold Skin - La creatura di Atlantide l'uomo non trova traccia del suo predecessore ma si imbatte in un solitario abitante del luogo, il burbero Gruner, che sembra aver perso ogni barlume di lucidità. La prima notte di permanenza Friend sente degli strani rumori provenire dall'esterno della sua dimora in legno e si rifugia nella cantina sotterranea, salvo scoprire tramite una fessura che degli inquietanti visitatori hanno fatto irruzione.
Come scopre ben presto infatti, ogni giorno al calare delle tenebre questa razza finora sconosciuta si riversa in massa dalle acque circostanti sulla terraferma. Friend decide di unire le forze con Gruner, il quale ha da tempo addomesticato un esemplare femminile di questi esseri, per affrontare la situazione e sopravvivere almeno fino all'arrivo della prossima spedizione.

Nessun uomo è un'isola

Adattamento dell'omonimo romanzo, datato 2002, di Albert Sánchez Piñol, Cold Skin - La creatura di Atlantide era un progetto sulla carta interessante e ricco di notevoli potenzialità narrative, purtroppo espresse solo in parte. Xavier Gens, regista del cult Frontiers - Ai confini dell'inferno (2007) e nelle sale italiane in questi giorni con un altro horror, Crucifixion - Il male è stato invocato (2017), predilige infatti la messa in scena a un più ricercato scavo introspettivo che le peculiarità dei tre personaggi principali avrebbero potuto - almeno sulla carta - garantire. Tra influenze da classici antropologici come Il ragazzo selvaggio (1970) e titoli recenti quali Ex Machina (2014), in particolare per ciò che concerne il controverso rapporto tra i due uomini e la creatura femminile, il film opta per dar vita a un'atmosfera fascinosa nei suoi prepotenti scorci paesaggistici, con la rudezza dell'isola deserta quale luogo ideale per dar vita a un apologo morale di stampo dichiaratamente ecologista, finendo però per favorire l'estetica alla sostanza nei suoi cento minuti di visione.

Cuore di tenebra

Cold Skin - La creatura di Atlantide (sottotitolo forzato in quanto non vi sono riferimenti chiari alla leggendaria civiltà perduta) utilizza il mezzo del voice-over per raccogliere i pensieri e le emozioni di Friend, figura creata per farvi identificare lo spettatore, e inserisce qua e là citazioni colte di Friedrich Wilhelm Nietzsche per aumentare quell'aura dark e tenebrosa che fa in effetti ben presto capolino nel cuore della vicenda, con la svolta horror che si innalza quasi da subito con la prima intrusione degli esseri umanoidi (buoni gli effetti di make-up, meno l'uso del digitale nelle numerose scene di massa). Svolta che guarda a quella extraterrestre di Signs (2002) nella gestione delle dinamiche tra predatori e preda.
La paura rimane in sottofondo e i sussulti action - che da lì avranno luogo in maniera sempre più marcata - prendono il sopravvento, trascinando la storia verso un epilogo ciclico. L'impressione al giungere dei titoli di coda è quella però di aver assistito a una visione sì gradevole ma dal messaggio confuso, indecisa se aderire in pieno alla robustezza del cinema di genere od offrire un approccio più autoriale.

Cold Skin - La creatura di Atlantide Il regista di culto Xavier Gens utilizza un approccio semi-autoriale nella gestione di questo horror/monster-movie che ha luogo su un'isola deserta nei pressi del Circolo Polare Artico, adattamento per il grande schermo dell'omonimo romanzo di Albert Sánchez Piñol. L'atmosfera ambientale è sicuramente tra i maggior pregi dell'operazione, ideale sfondo per la sfida morale tra i due protagonisti umani e le centinaia di creature umanoidi che fanno la loro comparsa nelle ore notturne; proprio la presenza di una di queste, addomesticata e ridotta in stato di schiavitù, sfuma ulteriormente le dinamiche tra i personaggi principali, ma non abbastanza per intraprendere un percorso filosofico e morale degno di nota. I discreti effetti speciali e di make-up, con sequenze che guardano ai film di zombie negli assalti di massa, regalano un buon intrattenimento di genere in più occasioni. Nonostante questo Cold Skin - La creatura di Atlantide appare un'operazione indecisa e sospesa tra le proprie anime, impressione ulteriormente confermata dal richiamo di citazioni letterarie famose nel tentativo di imprimere un'aura più impegnata a quello che è, a conti fatti, solo la nuova versione di una storia già vista in altri contesti. Il film andrà in onda lunedì 11 febbraio alle 21.10 su RAI4 in prima visione TV.

6

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