Cobra, la recensione del film con Sylvester Stallone

Il tenente Cobretti deve proteggere una bella testimone da una setta di assassini nell'action-movie anni '80 di George P. Cosmatos.

Cobra, la recensione del film con Sylvester Stallone
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A Los Angeles una setta di maniaci criminali si sta macchiando di orrendi delitti, con vittime scelte a caso senza un reale collegamento. Le indagini brancolano perciò nel buio, almeno fino a quando una potenziale testimone, la bella fotomodella Ingrid Knudsen, dopo aver visto in volto uno degli assassini diventa preda della banda di killer, ossessionati da "un nuovo mondo" a venire. La ragazza viene messa sotto la protezione del tenente Cobretti, poliziotto tutto d'un pezzo dai modi spicci e spesso criticato dall'opinione pubblica e dagli stessi colleghi per i metodi violenti usati per combattere la criminalità. Ma l'agente non sa che all'interno delle stesse forze dell'ordine vi è una talpa sempre pronta a spifferare gli spostamenti della testimone... Classico film d'azione anni '80, co-prodotto non a caso da Cannon Films e Golan-Globus Productions (con la supervisione della Warner Bros., rea dell'oltre mezzora di tagli rispetto alla versione originale), Cobra è il perfetto veicolo per le muscolari peripezie di un Sylvester Stallone allora sulla cresta dell'onda.

"Qui la legge si ferma, e comincio io!"

Talmente lanciato da essersi preso anche la briga di adattare, con molte libertà, il romanzo Facile preda di Paula Gosling. Il risultato è una scorribanda di azione violenta e reazionaria dove il protagonista, imperterrito uomo di legge, risponde con la stessa moneta agli spietati criminali che seminano morte e terrore per le strade della città degli angeli. Fin dal prologo, con l'intervento del Nostro in un supermercato in cui uno psicopatico ha preso in ostaggio decine di persone, il regista George P. Cosmatos (onesto artigiano che aveva già diretto Sly l'anno precedente in Rambo 2 - La vendetta nel 1985), indirizza gli ottanta minuti di visione lì a venire su un tono grezzo, annullando le psicologie dei personaggi (buoni o cattivi che siano) in favore di un impianto ludico e tipicamente di genere, dando vita a un'opera prettamente figlia dei suoi tempi che oggi sarebbe confinata direttamente al mercato home video.
Pur essendosi guadagnata lo status di "cult" infatti la pellicola risente di approssimazioni che oggi appaiono ancor più evidenti, e solo lo sguardo nostalgico verso un tipo di cinema piacevolmente ingenuo che affollava le sale in quel determinato periodo storico permette di essere indulgenti. Inseguimenti automobilistici, sparatorie uno contro tutti, l'immancabile resa dei conti finale all'ultimo sangue, la bella di turno (una sexy Brigitte Nielsen, ai tempi moglie di Stallone) da salvare dominano così un racconto che nonostante i suoi difetti congeniti è ancora capace di intrattenere il pubblico di riferimento.

Cobra Azione, azione e ancora azione in un film dichiaratamente figlio dei suoi tempi, quegli anni '80 dove gli eroi tutti d'un pezzo pronti a rispondere occhio per occhio erano una piacevole costante del cinema d'azione. Cobra è un titolo senza mezze misure, elementare sia nella struttura narrativa che nella gestione dei personaggi (privi di reali motivazioni), dominato dalla presenza scenica di un Sylvester Stallone che, tra un'ironia secca, convulse sparatorie e un senso della giustizia di callaghaniana memoria, si fa in quattro per salvare l'allora compagna Brigitte Nielsen.

6

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