Closed Circuit, la recensione del thriller con Eric Bana e Rebecca Hall

Una coppia di avvocati, ex-amanti, si trova a dover difendere un imputato accusato di essere l'autore di un attentato terroristico.

recensione Closed Circuit, la recensione del thriller con Eric Bana e Rebecca Hall
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Una tipica mattinata londinese viene scossa da un attacco dinamitardo che colpisce nel cuore della città, provocando un gran numero di vittime e feriti. Le autorità si mettono immediatamente sulle tracce dei responsabili e il colpevole viene identificato nell'immigrato turco Farroukh Erdogan, ritenuto dagli inquirenti l'unico membro sopravvissuto della cellula turistica. In Closed Circuit, sei mesi dopo, ha inizio il processo, che nei casi legati alla sicurezza nazionale si basa su regole particolari: l'imputato ha infatti diritto ad avere due avvocati difensori, uno classico e uno speciale che ha accesso a dati sensibili dei servizi segreti. Il primo ruolo viene affidato a Martin Rose, mentre il secondo alla bella Claudia Simmons-Howe, con la regola che i due legali non debbano avere contatti di nessun tipo.
Tutti ignorano però che questi fossero un tempo amanti e per proseguire l'importante incarico, il più grosso della loro carriera, decidono di nascondere la loro passata relazione. Con il procedere delle indagini Martin e Claudia scoprono come il caso sia stato manipolato ad arte e che Erdogan sia il perfetto capro espiatorio per nascondere le falle dell'intelligence.

Una falsa verità

Sin dal prologo, nel quale ha luogo l'attentato terroristico, con un moltiplicarsi di split screen che mostrano le riprese delle videocamere di sorveglianza, Closed Circuit offre l'impressione di guardare ai cyber-thriller moderni nei quali la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Col procedere dei minuti la narrazione si instrada invece sui binari più classici dello spy/legal-movie, con la lotta per scoprire la verità da parte della coppia di protagonisti, la cui passata relazione sentimentale complica ulteriormente le carte in tavola. Il regista John Crowley, autore due anni dopo del raffinato Brooklyn (2015), non va troppo per il sottile, complice una sceneggiatura che si ostina nel delineare false piste e colpi di scena in serie, e segue in questo le precise regole del filone contemporaneo, lasciando all'epilogo solo una parziale rivincita contro le ingiustizie perpetrate dagli alti piani governativi.
Il film mette infatti alla berlina le verità ufficiali, adattandosi ad un certo facile complottismo per il quale all'opinione pubblica vengono spesso nascoste le informazioni reali in favore di una costruzione di comodo che, data in pasto alla comunità, mantenga stabile lo status quo.

Senza infamia e senza lode

Closed Circuit è un'operazione canonica, diretta con tutti i crismi del caso e che può contare sulle solide interpretazioni dell'ottimo cast che, oltre agli ottime Eric Bana e Rebecca Hall nei ruoli principali, vede comprimari di lusso del calibro di Jim Broadbent, Julia Stiles e Riz Ahmed. Il problema principale dei novanta minuti di visione risiede però proprio in un'evoluzione banale degli eventi, tra pedinamenti, disperate corse contro il tempo e inaspettati tradimenti che nulla aggiungono a quanto già visto e rivisto in miriadi di produzioni a tema.
E così gli spunti più interessanti finiscono per esplodere nei taglienti dialoghi che vanno a criticare sia la stampa ("Non posso pubblicare un articolo senza prove" - "Mi pare ovvio che non abbia mai letto un giornale britannico") che le dinamiche dei servizi segreti, pronti a sacrificare chiunque pur di garantire l'insabbiamento perfetto. Closed Circuit palesa anche una certa ironia, ma l'impianto base manca della necessaria originalità per lasciare il segno su un pubblico ormai anestetizzato a sceneggiature di questo tipo.

Closed Circuit In seguito ad un attentato terroristico avvenuto nel centro di Londra una coppia di avvocati si trova a dover difendere il principale accusato, scoprendo un intrigo ordito dai servizi segreti atto a nascondere delle falle nel sistema. Closed Circuit è il classico compitino su misura ben realizzato ed interpretato, ma vittima di una sceneggiatura anonima nella gestione degli eventi, tra colpi di scena e tradimenti che non aggiungono nulla di nuovo alla modernità del filone, quel legal thriller venato di complottismo tanto in voga nel nuovo millennio. Eric Bana e Rebecca Hall guidano un ottimo cast non sempre sfruttato al meglio, reggendo sulle loro solide spalle una storia che rischia in più occasioni di afflosciarsi su se stessa, con una componente action limitata al minimo sindacale e una tensione di genere appena discreta, per novanta minuti godibili ma a secco di sorprese. Il film andrà in onda stasera, venerdì 16 novembre, alle 23.15 su RAI MOVIE.

6

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