Clifford Il grande cane rosso Recensione: una simpatica comedy per bambini

La pellicola diretta da Walt Becker e inspirata all'omonima serie di libri di Normad Bridwell arriva nelle sale italiane il 2 dicembre 2021

Clifford Il grande cane rosso Recensione: una simpatica comedy per bambini
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Clifford - Il grande cane rosso (in originale Clifford the big red dog) è il nuovo lungometraggio diretto da Walt Becker (Svalvolati on the road, Alvin Superstar - Nessuno ci può fermare), una commedia per bambini e famiglie che è direttamente inspirata alla collana di libri del noto fumettista e scrittore statunitense Norman Bridwell, scomparso nel 2014.

Non è la prima volta che il monumentale cagnolone è protagonista di un titolo d'intrattenimento: è stato infatti al centro di ben tre serie televisive animate, un film d'animazione e ora, finalmente, il personaggio debutta anche in live action. Un'occasione ghiotta di vedere in formato realistico un mondo narrativo estremamente apprezzato dai giovani che Bridwell ha portato avanti per decenni, dal 1963 fino al 2011. La pellicola, distribuita nel nostro paese da Paramount Pictures, arriva nelle sale italiane il 2 dicembre, dopo alcuni posticipi a causa del Coronavirus.

Clifford - Il grande cane rosso è un tripudio d'azione a 4 zampe

L'opera, scritta da Jay Scherick, David Ronn e Blaise Hemingway è un racconto molto classico e moraleggiante che utilizza un grande cane rosso come metafora dell'amore universale e del legame che si può creare tra gli esseri umani e gli animali, ma anche del valore della diversità. Un film, quindi, che è prettamente indicato per i più piccoli, che possono trarre tanti brillanti insegnamenti con un linguaggio semplice e accessibile.

Nonostante questo, il lungometraggio perde qualche pezzo durante il suo sviluppo, dimostrando una gestione lacunosa del messaggio fondante che a tratti, oltre a risultare ridondante, è anche privo di efficacia. La trama è presto detta. Un piccolo cane rosso spunta tra una cucciolata: per pura fortuna l'animale non viene portato in canile e vaga per la città in cerca della sua metà, in grado di dargli l'amore necessario anche se effettivamente diverso dagli altri. All'incontro fortuito contribuisce un misterioso signore che fa avvenire la magia: il cucciolo incontra la sua padroncina Emily Elizabeth (Darby Camp) che lo chiama Clifford. La mattina dopo la ragazzina si sveglia con una sorpresa: Clifford è cresciuto in maniera spropositata ed è difficile da gestire. Il lungometraggio gioca fortemente sulle dimensioni del cane che garantisce una formula action praticamente con l'autopilota: tante risate, inseguimenti, danni in giro per la città e irriverenti gag con lo Zio Casey (Jack Whitehall), anima comica del film. Una struttura collaudata che funziona bene, soprattutto con il pubblico giovane, che viene intrattenuto a dovere in modo sempre vario e diversificato.

La regia riesce a non fermarsi mai, con un dinamismo che a volte sembra un po' fine a se stesso, ma che ha lo scopo di non abbassare mai la tensione per tenere alta l'attenzione sul grande schermo. In realtà anche i più adulti troveranno interessanti alcune soluzioni della macchina da presa, rimanendo genuinamente divertiti, ma con un sorriso sempre abbozzato e mai pienamente convinto di quanto avviene in Clifford - Il grande cane rosso. In generale lo sviluppo degli eventi è piuttosto lineare e semplice, con alcune forzature che fanno parte comunque di quella sospensione di incredulità cinematografica che porta il pubblico a considerare reale e normale un gigantesco cane rosso.

Un messaggio fin troppo decantato e secondario rispetto al resto

Passando alla sceneggiatura vera e propria, il lungometraggio dà decisamente molto più spazio all'azione che alla riflessione e alla narrazione, sempre tenendo conto che si tratta di un prodotto pensato prevalentemente per i bambini. Il risultato, in tal senso, è una scrittura che non riesce sempre ad inquadrare perfettamente quello che è il messaggio e l'intento morale che è alla base dell'intero progetto.

Abbiamo sì un lieto fine con un insegnamento a posteriori che precede la chiusura del lungometraggio, come abbiamo anche delle tematiche evidenti che prendono sempre più forma mano a mano che la storia va avanti, ma si ha l'impressione che tutto il reparto tematico sia fin troppo abbozzato e lasciato decantare a favore di un racconto fortemente adrenalinico che lascia in primo piano l'irriverenza e il divertimento, a sfavore del contenuto puramente riflessivo che ci si aspetterebbe in un prodotto simile, almeno in piccole dosi.

Un altro punto decisamente fuori luogo è l'impiego di un personaggio secondario - ovvero il Mr. Bridwell interpretato da John Cleese - che sulla carta ha un valore simbolico importantissimo, ma che è sfruttato in maniera non efficace e appare fin troppo poco all'interno della storia con un fine eccessivamente didascalico, andando a rovinare quello che poteva essere sì un elemento onnisciente del racconto, ma ben integrato nella trama di riferimento.

Gli altri personaggi fanno il loro dovere, non risultando originalissimi ma nemmeno scritti in maniera frettolosa: insomma, un equilibrio accettabile in un film di questo tipo dove abbondano volutamente stereotipi e classici stilemi del genere, che però non sono mai realmente fastidiosi, ma ben amalgamati nella narrazione. L'opera risulta infine simpatica e può effettivamente attrarre i bambini (e in effetti la Paramount ha annunciato un sequel di Clifford), ma non è centrata a sufficienza a causa di una scarsa cura sul piano contenutistico che sicuramente avrebbe contribuito ad una maggiore profondità generale dell'intero lungometraggio che ricordiamo essere figlio di un'eredità letteraria di tutto rispetto .

Clifford the Big Red Dog Clifford - Il grande cane rosso è una simpatica commedia indicata in particolare ai bambini, che porta al cinema una storia irriverente ma incompleta. Se tutto il reparto registico inquadra bene i frequenti e dinamici passaggi action, che sono il vero carburante della pellicola, non si può dire lo stesso della narrazione. La sceneggiatura, invece, si perde più di una volta, non riuscendo a portare avanti un messaggio e una morale in modo chiaro, dando più spazio alle componenti estetiche e puramente adrenaliniche. Tutto sommato un lungometraggio accettabile, ma che finisce nella massa di altri film dello stesso genere.

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