Recensione Class Enemy

La folgorante opera prima sulla scuola e sul sistema educativo del regista sloveno Rok Bicek

recensione Class Enemy
Articolo a cura di

Slovenia, giorni nostri. In una classe liceale come tante l'insegnante di tedesco lascia la cattedra per andare in maternità. Al suo posto subentra un nuovo insegnante, il professor Zupan, che sostituirà quella che prima era una gestione amichevole e accomodante con il suo personale metodo fondato sull'autorità e su una gestione ben più distaccata del rapporto alunni-insegnante. A suo modo, Zupan cercherà di spronare la voglia di crescita e apprendimento anche se con modi apparentemente freddi e spigolosi, un nuovo approccio dal quale i ragazzi si sentiranno però sempre più minacciati. Quando poi l'introversa e solitaria Sabine si toglierà inaspettatamente la vita, la ribellione dei ragazzi convoglierà tutta la sua verve contro il professore, accusandolo di avere metodi "nazisti" e perfino di aver indotto la morte della ragazza con i suoi modi crudi e poco empatici. La rivolta prenderà pieghe inaspettate diventando una vera e propria guerra d'istituto dove le accuse degli studenti contro il sistema mineranno l'equilibrio dell'intera istituzione. Eppure, dapprima tutte unite nel puntare il dito contro un unico nemico (Zupan, l'ultimo arrivato e quello più facile da trasformare in capro espiatorio), le certezze degli alunni cominceranno poco alla volta a vacillare e sfaldarsi, innescando una rivoluzione interna in cui idee, riflessioni, rancori e disagi personali costituiranno la base per rivoltarsi infine gli uni contro gli altri. Dall'ostinazione con cui il primo della classe insisterà nel salvaguardare il proprio curriculum scolastico, passando per l'apparente indifferenza con cui la migliore amica di Sabine (Mojca) affronterà la fase di lutto della sua compagna, e per finire con la rabbia con cui Luka prenderà di petto quella morte associandola nel dolore a quella recente della madre, ognuno dei ragazzi svilupperà infine un suo personale modo di affrontare quella che la psicologa definirà come la seconda fase del lutto, ovvero quella della tristezza che precede la definitiva rassegnazione. Infine, sarà il subbuglio di quel micro-sistema sociale che porterà a galla numerose riflessioni, dubbi su quale sia davvero il modo giusto per trasmettere alle nuove generazioni non solo nozioni ma anche e soprattutto sapere di vita.

Un'opera tanto minimalista quanto matura

Il giovanissimo (classe 1985) regista sloveno Rok Bicek debutta alla regia con un'opera folgorante, frutto di una reale esperienza di vita ma capace nella sua trasposizione filmica di scavare a fondo e mettere a nudo tutta la complessità ma anche fragilità dei sistemi educativi da un lato e lo stato di precario equilibrio e ostilità alla vita dell'adolescenza dall'altro. "È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere" sosteneva il gesuita cileno e pedagogo Alberto Hurtado. E forse questa importante riflessione è proprio un po' il cuore del film di Bicek, la panoramica toccante e anche in qualche modo sconvolgente di quello che il rapporto insegnante-allievo può o non può scatenare. Class Enemy mette infatti a confronto due modi diversi di approcciarsi al mondo della scuola e agli studenti, evidenziando come alzando l'asticella delle richieste, delle aspettative, esplodano tutte le fragilità latenti che generano poi quella sorta di opposizione al sistema cha altro non è che la paura di non essere all'altezza, di non arrivare a compimento (come studenti ma prima ancora come esseri umani). Un processo che sprona quell'omologazione, quel nascondersi o fare massa tipico dell'adolescenza, e perfettamente ritratto nella scena in cui tutti i ragazzi indossano sul volto una maschera/foto della defunta Sabine. Nel rappresentare tutto questo Bicek riduce all'osso il suo/nostro campo audiovisivo, lasciando solo le immagini e i suoni del reale, del crescendo drammatico di una classe ribellatasi al suo carnefice e/o forse potenziale salvatore. Un uomo e professore il cui aspetto da soldato delle SS di cui non sappiamo nulla se non la durezza dei suoi modi e del suo sguardo, che lascia poi (poco alla volta) spazio alla proiezione di una figura complessa, forse sofferente, ma senza dubbio consapevole della propria identità così come del proprio metodo. L'attenzione di Bicek è proprio tutta sui volti, sugli sguardi, sulle parole, sulle insicurezze, sulle variazioni di tono e sui cedimenti della classe che si contrappongono invece alla solidità dell'uomo maturo, insegnante di vita, edificante nella sua apparente inamovibilità. Sorprendono dunque la forza e la linearità con cui il giovane regista conduce la sua parabola, tutta chiusa negli interni asfissianti dell'istituto scolastico, e liberata solo negli ultimi fotogrammi di mare aperto. Scelte di regia minimaliste (come la sostanziale assenza di una colonna sonora) e uno straordinaria capacità di gestire attori (gli adulti) e non attori (tutti gli alunni) per un film che possiede una straordinaria forza narrativa ed emotiva e che ci fa attendere (con ansia) di vedere questo talentuoso regista confrontarsi con il sempre duro banco di prova dell'opera seconda.

Class Enemy Il promettente regista sloveno RoK Bicek firma con Class Enemy un’opera essenziale e ricca di letture, spunti riflessivi. A fronte di una regia minimalista che riduce all’osso il campo d’azione per metterne a fuoco quello del ‘crescendo’ verbale, Bicek realizza uno dei film più interessanti degli ultimi anni (e non solo) sulle controversie del sistema scolastico e sui metodi educativi tout court. Un dibattito sempre aperto che questo film riapre ancora una volta e - anzi - porta alla ribalta, decretando inoltre anche uno dei giovani registi forse più promettenti del panorama internazionale.

8

Che voto dai a: Class Enemy

Media Voto Utenti
Voti: 4
8
nd