Chiudi gli occhi, la recensione del film con Blake Lively

Grazie a un trapianto, la bella Gina riacquista la vista dopo anni di cecità, ma questo cambia inesorabilmente i rapporti col premuroso e geloso marito.

recensione Chiudi gli occhi, la recensione del film con Blake Lively
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Gina è cieca dall'adolescenza, in seguito a un incidente automobilistico nel quale rimase gravemente ferita agli occhi e i suoi genitori persero la vita. Oggi, la donna dipende totalmente dalle attenzioni del premuroso marito James, che è per lei l'unico intermediario con il mondo esterno.
In Chiudi gli occhi la coppia, che vive a Bangkok, sta cercando di avere un figlio ma, nonostante i numerosi tentativi, Gina non rimane mai incinta. Ciò nonostante la vita dei coniugi sembra prossima a un radicale cambiamento, quando un trapianto di cornee potrebbe ridonare la vista alla ragazza. L'operazione è un completo successo e Gina riacquista effettivamente un contatto visivo con la realtà.
Questa modifica allo status quo dei coniugi rischia però di incrinare il loro rapporto, con James che diventa sempre più geloso giorno dopo giorno. L'uomo sembra inoltre nascondere degli inquietanti segreti, ora prossimi a venire finalmente alla luce.

Colpo d'occhio

Un dramma con vaghi istinti thriller in cui la protagonista, cieca da anni, si ritrova a osservare di nuovo il mondo con i propri occhi.
A dispetto di molte produzioni similari con al centro un personaggio femminile non vedente, sottofilone assai caro a certo cinema di genere, Chiudi gli occhi tenta un approccio più introspettivo e personale alla questione. Rischia però di perdersi nelle proprie ambizioni, optando per risvolti poco verosimili e sprecandosi in soluzioni stilistiche gratuite che, tramite le soggettive o l'immaginazione di Gina, sublimano l'approccio visivo senza una reale necessità ai fini della storia.
Marc Forster, regista di film di peso come Quantum of Solace (2008) e World War Z (2013), ripete lo stesso errore già commesso nel poco riuscito, e ambiguo, Machine Gun Preacher (2011) e si concentra maggiormente sulla messa in scena che sulla profondità del racconto. Una colpa da condividere con la sceneggiatura di Sean Conway che, inserendo qua e là vaghi elementi mystery, si affloscia in uno stanco reiterarsi di situazioni tutte uguali e si perde definitivamente in un epilogo privo di pathos, preceduto da un più che prevedibile e suggerito colpo di scena.
La gestione del rapporto marito-moglie poteva rivelarsi interessante sulla carta, con il primo incapace di adattarsi al ritorno alla vista della compagna che aumenta tutte le proprie insicurezze, cedendo al baratro della gelosia. Il risultato però non è quello sperato e - escluse una manciata di furiose litigate e inaspettati tradimenti - il substrato emotivo dei coniugi resta sempre in superficie.
Le interpretazioni di una spenta Blake Lively e, soprattutto, di un Jason Clarke raramente così sotto tono, contribuiscono a dare al film un senso di anonimato che la visione si porta dietro per tutti i cento minuti di durata; giungere al dolce-amaro epilogo dà l'impressione di aver assistito a un mero esercizio di stile privo di cuore e anima.

Chiudi gli occhi Feste in discoteca, gite al parco, esibizioni in locali notturni e nuotate in piscina caratterizzano la seconda vita della protagonista, tornata a osservare il mondo con i propri occhi dopo anni di cecità. Un nuovo inizio che cambia radicalmente le coordinate emotive nel rapporto col compagno, elemento che sulla carta avrebbe potuto donare al racconto interessanti sfumature, ma che finisce ben presto per perdersi in una narrazione monotona e incolore priva di guizzi. Chiudi gli occhi affossa sul nascere i sussulti thriller e mystery e si adatta al dramma più convenzionale senza mai innescare sussulti emotivi di sorta, con le interpretazioni di un cast più anonimo del previsto che peggiorano le cose.

4.5

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