Chiamami col tuo nome, la recensione del film di Luca Guadagnino

Il regista di A Bigger Splash torna al cinema con un racconto coming of age sessualmente teso e cinematograficamente sontuoso.

recensione Chiamami col tuo nome, la recensione del film di Luca Guadagnino
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Qualcuno lo ha definito "uno dei migliori registi al mondo completamente ignorato in Italia", e il paradosso è che Luca Guadagnino è proprio italiano. Il problema, magari, è che è difficile accorgersi di quello che abbiamo davanti finché non diventa estremamente palese. E in questo caso parliamo di uno dei talenti più puri e limpidi che il panorama autoriale internazionale abbia mai conosciuto, un regista venuto su con una chiara idea di cinema in testa, legata ad attimi e sentimenti, ai suoi protagonisti e alle relazioni. Un cinema che partendo da Melissa P. fino a questo suo ultimo Chiamami col tuo nome ha ammesso e abbracciato una crescita stilistica non di poco conto, di pari passo a un approfondimento introspettivo esemplare alla ricerca di simbolismi visivi stupefacenti. Non che l'America non fosse già impazzita per Guadagnino negli anni precedenti, considerando l'accoglienza calorosa che ha riservato ai suoi Io sono l'amore e A Bigger Splash, ma con Chiamami col tuo nome sembra che l'elevata considerazione della critica d'oltreoceano e non per il regista si sia ulteriormente risvegliata, e a ben vedere aggiungeremmo, dato che il film tratto dall'omonimo romanzo di André Aciman è davvero un titolo cinematograficamente superlativo, tematicamente dirompente.

Il metro narrativo della confusione

Così come l'incredibile e tratteggiato libro dell'autore egiziano naturalizzato americano, l'adattamento di Guadagnino racconta la storia di Elio, diciassettenne amante dalla musica, colto e molto sensibile nei cui panni troviamo un magistrale e giovanissimo Timothée Chalamet, classe 1995 ma dal talento recitativo raffinatissimo, levigato attorno a una palpabile empatia, a un'emozione che non può essere trattenuta. Elio trascorre ogni estate sin dalla sua infanzia nella villa di famiglia e il padre, professore universitario di Archeologia, ospita di anno in anno un diverso studente straniero per lavorare sulla tesi di dottorato. E nella calda estate del 1983 che viene raccontata nel film, periodo che dà chiare e precise coordinate che però non fossilizzano il titolo a una sola epoca ma lo rendono anzi atemporale, adattissimo anche e soprattutto ai nostri giorni, l'ospite è Oliver, ventiquattrenne americano disinvolto e di una bellezza statuaria. Armie Hammer regala forse l'interpretazione migliore della sua carriera, sentimentalmente vivace e spiccata, capace di suscitare forti reazioni nello spettatore sia per il suo fascino sia per l'uso che ne fa Guadagnino, che lo rende al contempo oggetto di desiderio e fulcro centrale di una narrazione basata interamente sulla confusione sessuale. Nonostante la sua vita sia trascorsa serenamente nella convinzione della propria eterosessualità, infatti, l'incontro con Oliver destabilizza totalmente la sicurezza di Elio, che incuriosito dallo studente straniero cerca di comprendere a fondo la ragione di una fantasia fino ad allora sconosciuta e subito dopo irrefrenabile.
Tra passeggiate, pic-nic, partite a pallavolo e appuntamenti, Elio cercherà di andare di volta in volta sempre più all'origine di questo suo disequilibrio psicofisico che teme ma al contempo non riesce a ignorare. Chiamami col tuo nome potrebbe addirittura essere riassunto in questo: nell'incapacità di ignorare di se stessi, i messaggi del proprio corpo, del proprio Io. Proprio come con le paure è infatti inutile nascondersi in se stessi, perché il trucco è stanare le radici della confusione per comprenderne la causa, abbracciando infine una natura che può come non può ammettere contraddizioni, che è poi ciò che vuole scoprire Elio.

L'incertezza, il dubbio, è il motore centrale di un'opera che fa della percettibile tensione sessuale grande capolavoro tematico, senza mai esagerare in nudità o volgarità ma attenendosi a dei metri di raffinatezza stilistica che rendono poi Chiamami col tuo nome un importante e magnifico racconto coming of age e di scoperta di se stessi, non solo in relazione a una latente omosessualità ma anche a un desiderio incontenibile legato nella sua generalità a un'amore universale, che ignora forma e sostanza dell'essere per arrivare dritto al cuore. Il film vuole parlare a tutti e nel farlo utilizza un pretesto che diventa sì fulcro centrale dell'opera, ma che è anche necessario spogliare della sua identità tematica, per comprendere come in realtà voglia dialogare per immagini e arte figurativa sugli esseri umani, nudi davanti ai sentimenti, eterei come statue greche, impassibili dinnanzi alla maestosità di un amore, sia esso voluto o inaspettato.

Chiamiamolo col suo nome

Se Moonlight di Barry Jenkins toccava più o meno le medesime corde appena lo scorso anno in un racconto meno impattante, anche se dello stesso grado di intensità emotiva, il film di Guadagnino è forse nella tematica uno dei migliori titoli mai usciti. La scoperta dell'omosessualità (o comunque dell'amore più puro, al di là di ogni etichetta) affiora per gradi, con forza sempre maggiore, accompagnata da una scrittura intellettualmente virtuosa a firma di James Ivory (ovviamente adattata dal romanzo di Aciman) e da musiche e inquadrature di sinuosa bellezza, come se Guadagnino volesse essenzialmente mostrare passo dopo passo la piena accettazione di sé, senza troppi virtuosismi ma in modo classico, cinematograficamente eccezionale, con pochi filtri.

In questo il personaggio di Michael Stuhlbarg, padre di Elio, è d'esempio per una particolare frase che pronuncia, essenziale ma di una verità disarmante: "Soffochiamo così tanto di noi per stare meglio, che a 30 anni siamo totalmente prosciugati". Non ha senso vivere ignorando se stessi, anche se spaventa scoprirsi, anche se spaventa rivelarlo. Che poi la realtà riservi uno scenario differente da quello preventivato è tutta un'altra storia: la vita trova la sua strada per rimettere le cose in ordine o per mantenerle in un delicato ma necessario disequilibrio, e Guadagnino mostra nel film entrambe le facce della medaglia. Da una parte il coraggio della scoperta, il giovane ardire, le speranze e i sogni di un adolescente che ha bisogno di comprendersi, dall'altra un uomo che sperimenta la potenza dei sentimenti al loro massimo, in un modo tanto raro quanto sublime.
Chiamami col tuo nome in questo quadro assume anche la forma di incontro-scontro generazionale senza perdere minimamente la sua valenza formativa, lasciando che il suo Eroe scopra la vera forma dell'essere umano, con e senza simulacri, così da comprendere tra lacrime di accettazione che nulla sarà mai come si vuole ma che tutto è mutevole e pieno di possibilità. L'importante è coglierle per poi viverle appieno, senza rimpianti. E nel veicolare questo messaggio con una maestosa sensibilità all'interno di un film davvero importante nella sua organicità, Luca Guadagnino deve assolutamente essere chiamato col nome che merita, quello di autore incredibile, indagatore dell'intimo umano.

Chiamami col tuo nome Chiamami col tuo nome è un film tremendamente importante, incastonato in un'epoca storica ben precisa eppure senza tempo. Sotto la forma di un racconto coming of age, Luca Guadagnino e James Ivory ci raccontano in un'opera cinematograficamente sontuosa la scoperta di se stessi con paure e gioie annesse, sfruttando la curiosità e la confusione come grande motore narrativo. Un titolo di grande intensità sessuale, stilisticamente raffinato e costellato da magnifiche interpretazioni che non può lasciare indifferenti e che anzi scava nell'intimo di ognuno, emozionando e sorprendendo dall'inizio alla fine senza soluzione di continuità. Guadagnino ci ha donato il film della sua consacrazione, cinema di estasi, crescita e confronto. Bellissimo.

8

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