Berlinale 66

Recensione Chi-Raq

Spike Lee recupera il teatro di Aristofane e lo porta tra i sobborghi di Chicago disegnando un film urgente, determinato e diretto: una delle sue produzioni più particolari e sicuramente tra le sue più interessanti.

recensione Chi-Raq
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Fondo nero e scritte rosse che si sovrappongono, mostrando agli spettatori il testo di una canzone rap che parla di una città, Chicago, e del suo tasso di criminalità. "This is an Emergency" è l'ultima riga del testo, ripetuta come se fosse un messaggio di allerta - e lo è. In Chicago la violenza per le strade ha numeri impressionanti: solo nei primi dieci mesi del 2015 sono state colpite da proiettili più di 2500 persone, di cui più di 400 uccise. Numeri più alti delle percentuali di soldati uccisi al fronte in Afghanistan, numeri più alti di tutte le città americane, numeri che hanno regalato alla città l'appellativo di Chi-Raq, una spaventosa crasi tra le parole "Chicago" e "Iraq" che da sola serve più di mille parole. Spike Lee decide di raccontare questa violenza per le strade concentrandosi sulla guerra tra i neri, in particolare due gang che si spartiscono il territorio dei sobborghi di Chicago (i Trojans e gli Spartans) recuperando un tema universale declinato da Aristofane e dalla sua opera teatrale, "Lysistrata". Classico e moderno si fondono restituendo un film che riesce ad essere allo stesso tempo divertente e terrificante, e che nasconde dietro i versi in rima un messaggio di denuncia sociale e di pace molto importante.

Da Aristofane a Chicago

Lysistrata venne scritta da Aristofane nel 411 a.C. eppure il suo tema può essere ancora oggi sviluppato, e Spike Lee lo dimostra: attualizzando il tema di una donna (interpretata da una bellissima Teyonah Parris) che decidendo di attuare uno sciopero del sesso costringe la gang del suo compagno ad interrompere le sparatorie, il regista riesce a veicolare con Chi-Raq un messaggio di pace, che si porta dietro tutto l'impegno sociale da lui dimostrato dentro e fuori il suo cinema. Un'operazione sicuramente non originale e nemmeno estranea al grande schermo: basta ricordare ad esempio il Romeo + Juliet di Baz Luhrmann per ritrovare lo stesso filone, ma l'operazione di Spike Lee non è puramente estetica, è anche e soprattutto un mezzo per arrivare ad un fine. I versi in rima che il regista americano fa recitare ai suoi attori - e che sembrano non a caso quasi testi di canzoni rap - non stonano con il contesto ma al contrario veicolano perfettamente un messaggio che con mezzi antichi ed estetica moderna si completa diventando universale. Ne esce una pellicola forse eccessivamente teatrale e troppo spinta nel minutaggio, che si fa sentire soprattutto nella parte centrale, ma comunque di grande impatto e con degli ottimi spunti.

Un grande debutto per gli Amazon Studios

Ad aiutare le intenzioni di Spike Lee c'è il comparto attoriale, che si fregia di nomi più o meno noti per creare delle atmosfere particolarmente credibili: la già citata Teyona Parris disegna una Lysistrata tanto bella quanto determinata, che raccoglie una ad una prima le donne del suo quartiere, poi quelle della città ed infine quelle del mondo intero per creare una rivoluzione al grido di "no peace, no pussy". Ad affiancarla due altrettanto grandi donne, Angela Bassett e Jennifer Hudson, veterane del cinema a cui viene regalato il ruolo di madri disperate e determinate nella loro ricerca della giustizia. Un film che, nonostante l'ottima prova di John Cusack e l'esilarante cameo di Samuel L. Jackson, si dimostra fatto soprattutto da donne - donne disperate, donne abbattute, donne determinate ed incredibilmente sensuali, che hanno in mano il destino del mondo. Davanti al lavoro di Spike Lee è impossibile rimanere indifferenti, così come è impossibile non leggere le parole iniziali e finali a schermo nero, "This is an emergency". L'urgenza c'è, e il regista americano riesce a comunicarla in maniera efficace regalando agli Amazon Studios un debutto degno di nota.

Chi-Raq 2500 anni dopo la Lysistrata di Aristofane, Spike Lee torna sui versi del drammaturgo greco utilizzandoli per raccontare una guerra tra bande nei sobborghi di Chicago: Chi-Raq è un'operazione non originale ma riuscita, che porta avanti un messaggio urgente attraverso una pellicola in cui la rabbia e la determinazione si sentono in ogni fotogramma. Una pellicola forse eccessivamente teatrale e troppo spinta nel minutaggio, che si fa sentire soprattutto nella parte centrale, ma comunque di grande impatto e con degli ottimi spunti, che regala agli Amazon Studios un debutto con i fiocchi.

7

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