Che Vuoi Che Sia, la recensione del film di Edoardo Leo

Arriva al cinema Che Vuoi Che Sia, ritratto lucido e spietato della generazione 'webete' con Edoardo Leo, Anna Foglietta e Rocco Papaleo

recensione Che Vuoi Che Sia, la recensione del film di Edoardo Leo
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È un film di dualismi Che Vuoi Che Sia: pubblico e privato, genitori di lei vs quelli di lui, web e intimità, aspirazioni e realtà deprimente, follia e ragione. Edoardo Leo, l'uomo dei piani B che smette quando (e se) vuole di raccontare le frustrazioni di una generazione (ma la forbice inizia ad allargarsi) costretta a fare i conti con il precariato, sempre in bolletta e con i sogni spezzati da contratti a tempo determinato - quando va bene - oppure dalla disoccupazione (quando va male). Nella sua ultima fatica da regista e interprete, co-sceneggiata assieme ad Alessandro Aronadio, Marco Bonini e Renato Sannio, l'attore romano racconta le vicissitudini di una coppia - Claudio (lo stesso Leo) ed Anna (Anna Foglietta) - alle prese con lavori poco allettanti e mal retribuiti. I due rimandano di continuo l'arrivo di un bambino, a causa di scaldabagni bisognosi di manutenzione e bollette recapitate con una puntualità svizzera. La possibilità per Claudio - ingegnere informatico costretto a ripare pc infestati da virus per sbarcare il lunario - di dar vita ad una applicazione web in grado di recensire il mondo delle imprese e dell'artigianato (una sorta di TripAdvisor), lo induce a reperire, tramite un crowdfunding sul web, i 20mila euro necessari ad avviare la start-up. Peccato che le offerte latitino, rischiando di far naufragare il progetto del mite ingegnere informatico. Una sera, complice un tasso alcolemico non indifferente, Claudio lancia una provocazione sul web: realizzerà un video hard con la fidanzata in cambio del raggiungimento della cifra richiesta tramite il finanziamento collettivo. La richiesta diviene da subito virale, facendo sì che la soglia dei 20mila euro venga surclassata, portando il bottino all'astronomica cifra di 254mila euro. Dopo aver di fatto messo in vendita la propria intimità, Edoardo Leo aka Claudio stravolgerà la vita di parenti e amici.


Con un tocco avanguardista, Federico Fellini ha fotografato i mostri italiani optando per un taglio drammatico ne La Dolce Vita. Poi è stata la volta dei mostri di Dino Risi, rilettura in chiave satirico-grottesca dei vizi (tanti) e delle virtù (poche) del Bel Paese. Edoardo Leo, con Che Vuoi Che Sia, si inserisce lungo la strada maestra tracciata dai grandi del passato, restituendo l'immagine di un'Italia smarrita nella realtà virtuale, ossessionata dai social network e dalle nuove tecnologie, bigotta eppure così solleticata dall'idea di vedere un porno casalingo. Come il neurobiologo Pietro di Smetto Quando Voglio, anche Claudio sceglie una via non proprio ortodossa per il raggiungimento dell'agognato benessere, perdendo di vista però i valori (veri) della vita. È ancora l'arte di arrangiarsi dei 'soliti ignoti' di Monicelli o dell'invalido Nino Manfredi di Café Express. Solo che ha perduto quella connotazione romantica e guascona. In Che Vuoi Che Sia ogni sequenza appare mossa da un cinismo e dalla consapevolezza di filmare la realtà così com'è, per nulla edulcorata. Leo è già "classico", con il suo linguaggio informale e la scelta - in pieno revival neorealista - di scendere nelle strade per mostrare teenager maniaci dei selfie, giovani superficiali interessati solo all'apparire, vecchie generazioni convinte che RaiUno sia ancora l'agorà degli italiani, il termometro dei loro usi e costumi.

Da qui la scelta di esasperare i toni con l'idea di un video a luci rosse fatto in casa, mettendo in luce il voyeurismo sfrenato che recentemente è stato al centro di polemiche per via di alcuni casi di cronaca (come non pensare al suicidio di Tiziana Cantone). Siamo un popolo di guardoni, che vede in internet solo un mare infestato (piacevolmente) da Youporn e dalle fesserie. Così facendo, sembra suggerirci Leo, stiamo perdendo di vista il vero significato della vita. Certo, Che Vuoi Che Sia non ha una vis unicamente polemica, né si perde in riflessioni puramente ontologiche. Filma il tutto utilizzando il filtro della commedia, affidandosi ai comic relief Rocco Papaleo e Massimo Wertmüller, strepitosi nei rispettivi ruoli dello zio di Anna e del padre di Claudio. Edoardo Leo si allontana da Roma (optando per Milano) così come aveva fatto Carlo Verdone in Maledetto il giorno che t'ho incontrato: la capitale del Nord che immortala non è (solo) la Milano da bere, bensì quella costretta a rimboccarsi le maniche oppure a posizionare una bacinella sotto lo scaldabagno rotto per raccogliere la perdita d'acqua o, ancora, impegnata a contare gli strappi della carta igienica per via di una lungimirante previsione di risparmio. L'attore di Perfetti sconosciuti matura sempre di più come regista autoriale, consegnando allo spettatore un'inaspettata sequenza thrilling - l'incubo di Anna - e una suggestiva panoramica dello skyline di Milano durante un temporale. Poteva forse spingere di più nel finale l'acceleratore sul pedale del cinismo, ma avrebbe tradito la vena da comedy movie di Che Vuoi Che Sia.

Che Vuoi Che Sia Che vuoi che sia ritrae in maniera lucida e spietata una generazione ossessionata dai social network, pronta a mettere in vendita perfino la propria intimità. Lo fa filtrando tutto con i toni della commedia, seppur dolceamara. Cast azzeccato: da Anna Foglietta a Rocco Papaleo passando per Massimo Wertmüller, Marina Massironi e Bebo Storti. Leo si conferma regista autoriale in una pellicola meno guascona del precedente Noi e la Giulia.

7

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