Chasing Mavericks, la recensione del film con Gerard Butler

Il film racconta l'impresa compiuta negli anni '90 dal surfer Jay Moriarity, capace di cavalcare delle gigantesche onde sulle coste californiane.

recensione Chasing Mavericks, la recensione del film con Gerard Butler
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Nel 1987 nella cittadina di Santa Cruz, in California, il surfer Frosty Hesson salva dall'annegamento il piccolo Jay Moriarity, di soli otto anni, caduto in acqua mentre si trovava sulla spiaggia insieme alla sua migliore amica Kim. La tragedia mancata infonde paradossalmente al bambino, al centro di una drammatica situazione familiare (il padre è prossimo a partire in missione con l'esercito nonostante le rimostranza dell'amata madre Kristy), la passione per lo sport acquatico.
In Chasing Mavericks sette anni dopo Jay, ormai adolescente, ha mantenuto un solido rapporto con Frosty, suo vicino di casa che vede come una sorta di figura paterna (il genitore infatti non ha mai fatto ritorno a casa, lasciando il figlio e la compagna pieni di debiti). Quando vede il suo mentore cavalcare un'onda gigantesca conosciuta come Maverick, e scopre che il fenomeno climatico El Nino colpirà da lì a tre mesi quella zona dell'oceano, decide di farsi istruire da questi per farsi trovare pronto e provare a tutti di essere un asso del surf.
Ma nel frattempo il protagonista dovrà fare i conti con i bulli locali, che lo hanno preso di mira, aiutare la madre dal punto di vista economico e chiarire una volta i suoi sentimenti verso la bella Kim: Frosty sarà una presenza fondamentale affinché rimetta in sesto una vita travagliata.

Tragiche coincidenze

L'ultimo film diretto prima del ritiro dalle scene e della successiva scomparsa, avvenuta il 20 settembre 2016, dal regista americano Curtis Hanson è un bio-pic sportivo ispirato alla breve, ma incisiva, esistenza del campione di surf Jay Moriarity, diventato famoso negli anni '90 per aver cavalcato le onde di Maverick, impresa che gli diede una notevole celebrità tra il pubblico di appassionati del relativo sport. Proprio a tale evento è ispirata questa produzione tanto fedele quanto poco originale, che segue in piena regola le dinamiche di quel filone edificante a sfondo agonistico in cui il protagonista è spinto a superare i propri limiti contro ogni avversità.

Pur estremamente fedele alla reale esistenza dell'atleta, per ironia della sorte morto annegato in seguito a un incidente alle Maldive, Chasing Mavericks non trova quella personalità capace di innalzare le due ore di visione dal semplice e pulito compitino a tema, con le situazioni familiari e sentimentali che fanno da contorno al cuore pulsante della vicenda, concentrato sul rapporto tra il ragazzo quindicenne e il suo maestro, di disciplina e di vita, Frosty Hesson.

Onda su onda

La narrazione procede in un'alternanza di momenti più leggeri e altri drammatici, tentando di restare in un difficile equilibrio nella gestione dei legami interpersonali e dei passaggi secondari che circondano la principale story-line: il problema maggiore è che tutto appare piatto e prevedibile, senza alcuna sorpresa di sorta o slancio emotivo che riesca a distinguere l'insieme da tante altre produzioni a tema. Sono infatti non poche le similitudini con un altro titolo, uscito solo qualche mese dopo, come l'australiano Drift - Cavalca l'onda (2013), che raccontava in quel caso un fatto di pura finzione.
Laddove Chasing Mavericks convince è nell'impatto spettacolare, con le riprese delle esibizioni sulla agitate acque dell'Oceano che brillano sia dal punto di vista fotografico che per ciò che concerne il lavoro degli stunt (con Gerard Butler che ha girato alcune scene in prima persona, rimanendo anche vittima di un incidente fortunatamente non grave), mentre il finale prova a tingersi prima di epica e poi di amarezza nel mostrare la realizzazione di un sogno e, nell'epilogo, l'infelice sorta toccata al vero Moriarity.

Da Hanson, cineasta che ci aveva regalato in carriera lavori sopraffini del calibro di L.A. Confidential (1997) e Wonder Boys (2000), era lecito aspettarsi qualche acuto in più, ma la malattia che gli è stata diagnosticata mentre si trovava sul set (il morbo di Alzheimer) può avere influito in qualche modo sul risultato finale. A risollevare parzialmente un insieme tanto scorrevole quanto "già visto" ci pensano le solide interpretazioni del cast, in particolare quelle dei più navigati Butler (nei panni del maestro) ed Elizabeth Shue, madre dolente ma determinata.

Chasing Mavericks Un biopic sportivo che si tinge di note drammatiche sia per alcuni risvolti tragici all'interno della narrazione che per il "dopo", descritto brevemente nel toccante epilogo. Chasing Mavericks è ispirato all'impresa realizzata dal surfer Jay Moriarity che, prima di perdere la vita nel 2001 (per ironia della sorta causa annegamento), a soli quindici anni riuscì a cavalcare delle onde gigantesche e a ottenere fama e celebrità. Il film è anche l'ultimo diretto dal regista Curtis Hanson, scopertosi malato poco prima della fine delle riprese e qui non in forma come in altri suoi lavori passati. Il solido cast guidato dal magnetico Gerard Butler mette diverse pezze nei momenti di stanca e le due ore di visione si fanno guardare senza troppi sbadigli, ma l'impressione allo scorrere dei titoli di coda è quella di aver assistito a un compitino onesto ma privo di personalità. Il film andrà in onda sabato 13 luglio alle 21.25 su RAI3 in prima visione tv.

5.5

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