Chaos Walking, la recensione del film con Tom Holland e Daisy Ridley

Diretto da Doug Liman, l'adattamento del romanzo sci-fi di Patrick Ness si rivela una trasposizione piacevole ma monocorde e senza guizzi.

Chaos Walking, la recensione del film con Tom Holland e Daisy Ridley
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"Il rumore di un uomo è il pensiero non filtrato. E senza un filtro un uomo è giusto caos che cammina". Viene introdotto così il concetto del Rumore nel Chaos Walking di Doug Liman, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Patrick Ness, primo capitolo di una trilogia letteraria sci-fi. La storia prende piede nel 2257 DC, nel Nuovo Mondo, un pianeta distante 64 anni dalla Terra e nuova frontiera della colonizzazione umana nello Spazio, una via di fuga da una casa ormai troppo dura da abitare. Qui vive insieme alla sua colonia il giovane Todd Hewitt (Tom Holland), ragazzo con il desiderio di compiacere soltanto il volere del Sindaco Prentiss (Mads Mikkelsen), leader di un villaggio di soli uomini dove le donne - non soggette al Rumore - sono stata uccise in massa dalla popolazione autoctona del pianeta, gli Spackle.

Il Rumore è un compagno costante di tutti, essendo letteralmente l'esternazione e a volte anche materializzazione dei propri pensieri, spesso difficili da controllare se non per i più adulti ed esperti come ad esempio il Sindaco, che riesce a nasconderli perfettamente. Todd no, invece: dà completo campo libero al suo flusso di coscienza e tenta di coprirlo ripetendo ossessivamente "sono Todd Hewitt", non sempre con risultati soddisfacenti e dando modo di essere interpretato e visto per ciò che realmente è e pensa. Le cose cambiano radicalmente quando però si schianta sul Nuovo Mondo una navicella della Seconda Ondata di Coloni e l'unica superstite, Viola (Daisy Ridley), tenta in tutti i modi di mettersi in contatto con l'astronave madre, trovando aiuto in Todd e fuggendo dalle grinfie di Prentiss e dei suoi uomini.

Produzione caotica, risultato traballante

Ci sono voluti ben 4 anni per vedere finalmente su schermo la trasposizione dell'opera di Patrick Ness, e in fin dei conti è meglio di quanto ci aspettassimo.
Le riprese principali del film si sono svolte in tre mesi, dall'agosto al novembre del 2017, con un'uscita originale prevista inizialmente per il 2018. La risposta ai primi test screening del progetto fu però insoddisfacente e, anzi, registrò numerose critiche negative dal pubblico selezionato, così da costringere Lionsgate a posticipare l'uscita dell'adattamento a data da destinarsi per tornare sul set per delle riprese aggiuntive a fine 2018. Considerati al tempo gli impegni contrattuali di Holland per Spider-Man: Far From Home e della Ridley per Star Wars: L'ascesa di Skywalker, i reshoot non poterono partire prima dell'aprile del 2019, con un blocco forzato della release decisamente importante che costò alla produzione ulteriori 15 milioni di dollari aggiuntivi, facendo lievitare il budget totale del progetto a 100 milioni di dollari (spese di marketing escluse). E per i reshoot, dati gli impegni di Liman, venne inoltre chiamato un altro regista, per la precisione Fede Alvarez.

Con tutti questi problemi di scheduling, di risposta del pubblico, di budget e anche di crediti finali, Chaos Walking risponde in termini produttivi perfettamente al nome che porta, essendo stato un viaggio creativo decisamente più complesso e travagliato del previsto, pieno di Rumore da controllare. E a dirla tutta, dal montaggio e in diversi passaggi del film si nota questa confusione.

Le transizioni sono spesso sporche e l'editing appare sovente tronco di alcuni elementi, come se il titolo fosse stato sfrondato a colpi d'accetta cinematografica in punti non precisi ma casuali, tanto per aprire e semplificare il percorso della visione per il pubblico generalista. Questo toglie onestamente anima e carattere al film, che comunque non gode nemmeno di un Liman al massimo della sua espressione stilistica, certamente distante dai livelli del suo Edge of Tomorrow ma comunque persino minore dei pochi ma ragionati guizzi visti recentemente in Locked Down.

La regia non riesce infatti a valorizzare l'enorme cast messo insieme per questa trasposizione, a partire da un Tom Holland con pilota automatico fino a una Daisy Ridley che sembra imitare in parte il canone recitativo già impiegato in Star Wars, senza troppi cambiamenti. Non sorprendono più del dovuto, insomma, così come non colpiscono le scenografie (eccetto qualcosa nel finale) né la direzione delle sparute scene d'azione, che comunque - va sottolineato - non sono parte centrale né essenziale del racconto.

Proprio come nel romanzo, invece, l'idea dei pensieri esternati e l'incapacità sostanziale di mentire al prossimo vivendo sotto la forzata egida della verità è intrigante e ben realizzata anche su schermo, con queste auree che ricoprono parzialmente o per intero i corpi dei protagonisti e che, all'occorrenza, possono diventare anche delle armi psichiche con cui ingannare i propri nemici o avversari. Il pensiero non filtrato ed evidente è infatti un'arma a doppio taglio, e senza alcuna finalità misogina o maschilista lo stesso Ness, autore del romanzo, lo ha voluto risparmiare alle donne, notoriamente più cervellotiche e in grado molto più degli uomini di filtrare il proprio flusso e nascondere la verità al prossimo. Lo dice anche lo stesso Sindaco al Predicatore (David Oyelowo), una sorta di prete convinto che il Rumore sia la voce di Dio che taccia Prentiss di "nascondere il proprio Rumore proprio come fanno le donne": "Lo prendo come un complimento", risponde il personaggio di Mikkelsen.

Fosse stata sviluppata meglio la narrazione e ci fossero stati più virtuosismi da parte di Doug Liman, a quest'ora Chaos Walking sarebbe davvero il primo capitolo di un nuovo franchise cinematografico young adult. Invece, nella sua piena sufficienza, il film è un prodotto anonimo e con poca spina dorsale, incapace di sfruttare in pieno il muscolo cinematografico del genere fantascientifico e accontentandosi di non essere un disastro, un caos ambulante come i pensieri dei personaggi che descrive.

Chaos Walking Chaos Walking di Doug Liman si rivela nella sua piena sufficienza un adattamento un po' anonimo e privo di guizzi dell'intrigante romanzo di Patrick Ness, che resta su carta migliore. Nonostante un cast di primo livello guidato da Tom Holland e Daisy Ridley, Doug Liman non riesce a valorizzare le performance degli attori né a dare risalto ad alcuni passaggi fondamentali del racconto, comunque trasposto non nel migliore dei modi in termini di sceneggiatura. Il film scorre comunque piacevolmente senza particolare spettacolarità, lasciando un po' il tempo che trova, anche se va sottolineata l'ottima resa cinematografica del Rumore e il buon utilizzo su schermo del pensiero non filtrato.

6

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