Cenerentola in Passerella, la recensione del film di Sean Garrity

La giovane designer Kate è costretta ad assumere un'identità maschile per rimettere ordine nell'azienda di famiglia.

recensione Cenerentola in Passerella, la recensione del film di Sean Garrity
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Kate è una giovane designer che sogna di spiccare il volo nel suo settore, ma il fatto che il padre sia il controverso CEO di un'agenzia di abiti specializzata nella vendita al dettaglio di prodotti ispirati a vestiti di stilisti famosi le mette i bastoni tra le ruote. Ciò nonostante il genitore, con il quale ha avuto diversi contrasti dopo la morte della madre, decide di darle una chance e la assume nell'azienda dove finisce nelle mire della nuova compagna dell'uomo, Elise, e delle due perfide sorellastre Simone e Tannis. In Cenerentola in Passerella il trio di vipere ruba le idee alla nuova arrivata e la mette contro il padre che, ingannato, si trova costretto a licenziarla. Kate però non si dà per vinta e su consiglio dell'amata nonna e del di lei fidanzato, ex attore teatrale, decide di assumere una fittizia identità maschile con la quale farsi ingaggiare nuovamente dalla compagnia. Azienda dove, nel frattempo, ha attirato anche le attenzioni di un bel collega...

Man! I Feel Like A Woman

Come Dustin Hoffman in Tootsie (1982) ma a sessi invertiti, la protagonista si trova a vestire i panni di un uomo pur di coronare il proprio sogno e trovare forse il vero amore. Su questo impianto, base narrativa di tante commedie più o meno romantiche, si basa quest'ennesimo aggiornamento della popolare favola portata al successo da Walt Disney, una produzione canadese che aggiorna i tipici topoi del racconto (la matrigna e le perfide sorelle, il padre vedovo, l'importanza della scarpetta, la sera del ballo e una particolare versione della fata madrina sono tutti elementi presenti) a una svolta moderna e contemporanea. Peccato che ben presto sia proprio la sceneggiatura a palesarsi quale tallone d'Achille nei cento minuti di visione in cui le forzature si sprecano, a cominciare dall'assurdo travestimento della Nostra, i cui abiti maschili - pur abbruttendola con gusto - risultano per nulla credibili. Una mancanza di verosimiglianza che sarebbe stata perdonabile di fronte a una messa in scena di rilievo, ma Cenerentola in Passerella rivela tutti i limiti di una regia stilisticamente povera (non bastano trucchi visivi come SMS che compaiono in sovrimpressione e il richiamo alle moderne tecnologie a speziarne l'insieme) incapace di suscitare il corretto slancio empatico o anche la minima dose di spettacolo di genere, con un'ironia giocata perlopiù sui giochi di travestitismo e identitari mai realmente pungente.

Cenerentola in passerella Commedia romantica che aggiorna il mito della fiaba classica a un moderno gioco identitario, con la protagonista costretta a nascondersi sotto abiti maschili pur di prendersi la catartica rivincita, Cenerentola in Passerella è un'operazione strutturalmente debole e annacquata in cui l'ironia e il contesto gender (con tanto di collega/macchietta gay) appaiono quali semplici mezzi per giungere al necessario lieto fine. La regia di Sean Garrity è troppo acerba per trasmettere reali emozioni e la stessa performance della pur volenterosa Portia Doubleday è subdolamente schiava di un personaggio intriso di banalità. Il film andrà in onda stasera, giovedì 5 aprile, alle 21.10 su LA5.

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