I Cavalieri dello Zodiaco Recensione: il Cosmo non brucia più

Un live action dalla messinscena discutibile, che non sembra riuscire a trovare la formula giusta per proporsi con dignità al grande pubblico.

I Cavalieri dello Zodiaco Recensione: il Cosmo non brucia più
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"Hai mai sentito il Cosmo bruciare?", è lo slogan che molti fan di Saint Seiya hanno sentito e abbracciato negli anni più floridi del franchise. Quelli in cui, al di là dell'opera principale, le storie legate ai Cavalieri dello Zodiaco avevano voglia di stupire, e pur sbagliando non perdevano di vista lo spirito dell'opera originale. Lost Canvas, Soul of Gold, persino un sequel contraddittorio come Omega tentava di andare oltre e di portare freschezza. Poi, purtroppo, qualcosa è cambiato. La necessità, forse, di rinnovare una saga raccontata attraverso mille sfumature, tra le quali proprio il cinema. Non andò già benissimo nel 2015 con I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda del grande tempio, riproposizione in CGI della saga più amata del manga di Kurumada (a voi la recensione de I Cavalieri dello Zodiaco - La Leggenda del Grande Tempio).

E diciamoci la verità: di recente, con i live-action tratti da famosi anime e manga, non è andata benissimo. Lo testimonia la nostra recensione di Cowboy Bebop di Netflix, e intanto fa paura l'adattamento di ONE PIECE sempre a cura del colosso streaming americano. E purtroppo, a rincarare la dose, arriva al cinema I Cavalieri dello Zodiaco, nuovo remake con attori in carne ed ossa del capolavoro del sensei Kurumada, dal 26 al 29 giugno. E purtroppo, anche stavolta, è tutt'altro che Pegasus Fantasy.

Invincibili guerrieri, valenti condottieri

Co-prodotto da Toei Animation e Sony Pictures, con la supervisione diretta di Masami Kurumada in persona, il live-action de I Cavalieri dello Zodiaco decide di percorrere le orme dei prodi Saint votati ad Atena sin dall'inizio della storia, prendendosi comunque qualche libertà che a qualche fan suona piuttosto familiare. Le vicende del film, infatti riprendono la trama del più recente remake d'animazione, approdato dapprima su Netflix e poi sbarcato su Crunchyroll.

Parliamo quindi di una rivisitazione in chiave moderna del mito originale, che sacrifica svariati elementi della storia madre e ne attualizza alcune dinamiche, sostituendo il malvagio ordine dei Cavalieri Neri con un'organizzazione mercenaria e volgendone l'immaginario di fondo seguendo i binari di un action thriller spionistico. Abbiamo quindi Seiya (Mackenyu), giovane orfano che in tenera età venne strappato dall'amata sorella, costretto a vivere in strada e a guadagnarsi da vivere combattendo in lotte clandestine. Incontrerà Alman Kiddo (Sean Bean), un coraggioso filantropo alla ricerca di guerrieri in grado di proteggere la sua figlia adottiva, Isabel, la quale altri non è che la reincarnazione della dea Atena. La ragazza, però, cova in sé un potere sopito che non è ancora in grado di controllare ed è finita nel mirino di Guraad (Famke Janssen), una donna spietata che desidera far proprie le capacità di Isabel. Seiya è uno dei prescelti da Kiddo, in quanto possiede a sua volta la capacità di sprigionare il Cosmo, un'energia latente che soltanto pochi eletti riescono a controllare, e per questo è destinato ad indossare le sacre vestigia dei Saint. Perché l'armatura di Pegasus sia sua, però, dovrà imparare a gestire i suoi poteri, addestrandosi affinché sia pronto a lottare.

Una trama che in sostanza ripercorre le vicende salienti narrate nei primi volumi del manga originale e nel primo arco narrativo della storica serie animata, e che nonostante alcune licenze rispetto al materiale d'origine riesce in qualche modo a replicare il viaggio dell'eroe del prode Cavaliere di Pegasus. Le sue gesta lo porteranno ad affrontare dapprima Cassios (Nick Stahl), criminale che desidera prendersi la sua rivincita sul rivale Seiya indossando a sua volta un'armatura prodigiosa, e infine il minaccioso Nero, al servizio dei Saint oscuri e in possesso delle mitiche vestigia di Phoenix. Un'avventura che, infine, getta le basi per un'epopea che sulla carta dovrebbe proseguire in un sequel, ma che finisce col prestare il fianco ad alcuni, inevitabili limiti.

Sono tornati i Cavalieri?

La resa in live-action di un anime battle shonen si espone sempre ad una serie di problemi. Sicuramente, da un punto di vista del design, è molto difficile replicare quanto partorito dalle matite di un autore di manga, a maggior ragione se lo stile dell'opera originaria è fatta di personaggi caricaturali, capigliature particolari o di scintillanti e coloratissime armature. Al punto che, inevitabilmente, "l'effetto cosplay" rischia di rendere l'intera direzione artistica fin troppo plastica e posticcia. È esattamente ciò che accade in questo riadattamento di Knights of the Zodiac, che ha nella messinscena generale il suo più grande tallone d'Achille.

Le gesta di Seiya sul grande schermo, semplicemente, non sono credibili. A partire da una regia fin troppo esuberante che, nel tentativo di replicare le roboanti battaglie a suon di arti marziali e magie, si concede coreografie frenetiche e sopra le righe, che diventano spesso ridondanti e inutilmente lunghe. Era, d'altronde, la prima prova nel panorama mainstream di Tomasz Baginski, produttore esecutivo della serie TV di The Witcher e regista autodidatta, noto soprattutto per aver diretto le intro cinematiche dei videogiochi dedicati allo strigo e di Cyberpunk 2077.

Una firma che tenta di essere autoriale nell'intelaiatura action della pellicola, proponendo soluzioni visive audaci e spettacolari che guardano all'estremizzazione del wuxia e del panorama B-Movie, senza tuttavia trovare una propria cifra stilistica. Se a tutto ciò aggiungiamo che gli effetti speciali (comunque non disastrosi di per sé) non si amalgamano bene con la messinscena, probabilmente a causa di una post-produzione non proprio efficace, ecco che I Cavalieri dello Zodiaco diventa un film paragonabile ad un lungo video fan-made ad alto budget e con un cast d'eccezione. Elementi apprezzabili che, purtroppo, non salvano un progetto destinato ad una nicchia, che a sua volta potrebbe comunque non apprezzare del tutto lo sforzo.

I Cavalieri dello Zodiaco - live action La maledizione per i Cavalieri dello Zodiaco colpisce ancora. Il franchise nato dalla mente di Masami Kurumada sembra non riuscire più a trovare la formula giusta per proporsi con dignità al grande pubblico. Che sia in versione animata o in live-action, le gesta degli iconici Saint appaiono ormai fuori tempo massimo nonostante i continui tentativi di attualizzarle. Se già di per sé la rivisitazione in chiave moderna ha ampiamente dimostrato di non funzionare - dall’afflato action spionistico alle nuove “forme” delle vestigia - qui è anche la messinscena a lasciare l’amaro in bocca, votata al caos anarchico e privo di una reale cifra stilistica. Forse è il caso che il mito riposi in pace, o che rimanga sopito in attesa di risvegliarsi in una forma più convincente. Perché per adesso il Cosmo non brucia più.

5

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