Troppo Cattivi Recensione: DreamWorks è tornata?

Dallo sceneggiatore di Tropic Thunder e regista di Duri si diventa arriva un film dall'animazione dallo stile fresco e moderno, semplice ma efficace.

Troppo Cattivi Recensione: DreamWorks è tornata?
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Si apre in una tavola calda Troppo Cattivi di Pierre Perifel, come nel migliore dei Tarantino. Mr. Wolf e Mr. Snake (qualcuno ha detto Le Iene?) chiacchierano amabilmente della loro lunga amicizia. "O cattivi o a casa", si dicono, e loro cattivi lo sono veramente, di natura; gli animali più temuti e crudeli delle fiabe. Insieme a loro anche Mr. Shark, Mrs. Tarantola e Mr. Piranha a completare la banda di criminali più ricercata di sempre, i Troppo Cattivi, che vediamo nel bel incipit del film occupati in una rocambolesca rapina in banca, dal caveau al covo, in un prologo di presentazione dal ritmo caldo, veloce e colorato. Le cose cominciano a cambiare quando il leader del gruppo, Lupo, decide di mettere in atto il colpo più grande di sempre, quello in cui molti altri criminali hanno fallito.

L'idea è quella di rubare il Delfino d'Oro, il premio umanitario consegnato al cittadino più buono della città, individuato nel miliardario e filantropo Professor Rupert Marmellata VI, nient'altro che un piccolo e affabile porcellino d'india. Sorpreso da un personale atto d'inaspettata gentilezza, Lupo comincia a dubitare della propria cattiveria e dunque della propria natura, mandando in aria il piano e, costretto insieme agli altri compagni a seguire gli insegnamenti del Professor Marmellata, convinto di poter trasformare i Troppo Cattivi in Troppo Buoni.

Un spolverata di stile e pulp

Alla sceneggiatura del film c'è Ethan Coehn, meglio noto per il suo apporto alla scrittura di Tropic Thunder, Madagascar 2 e Men in Black 3, oltre che per la regia di Duri si diventa con Will Ferrell. La penna di Cohen dà la misura dei generi in campo, un miscellanea funzionale di commedia, azione e un pizzico - ma proprio un pizzico - di pulp, per un titolo un po' badboysiano e un po' tarantiniano a misura di bambino.

Tematica e morale sono esplicitate già dopo pochi minuti, ma è evidente come il lungometraggio voglia giocare in modo naïf e volutamente infantile con gli stereotipi del caso, provando a ribaltarli con estrema - ma efficace - semplicità.
Fa man bassa d'ispirazioni e citazioni, Troppo Cattivi, puntando su un effetto "wow" che arriva solo in alcuni momenti, soprattutto grazie a un'animazione luminosa e ricercata, fiore all'occhiello di una Dreamworks Animation quasi definibile 2.0 (anche se così ormai da tre anni), interessata all'ibridazione di stili differenti proprio come Sony Pictures Animation, tra classico e digitale, sperimentazione e virtuosismi. Si nota e piace questo nuovo corso formale e tecnico, guscio a tratti davvero splendido di un prodotto che spesso e volentieri è un po' troppo ingenuo e didascalico per emozionare come vorrebbe, di certo un pubblico più maturo.

Con i più piccoli, invece, risate e risultato sono garantiti, essendo di base il target primario del film, almeno in termini di contenuti. Suddivisibile in tre grandi atti da 30 minuti ciascuno, Troppo Cattivi mette sul piatto della bilancia le virtù della bontà e le libertà della cattiveria, soppesandole con divertita facilità, un po' Zootropolis e un po' Sly Cooper, pure se in un mondo dove gli animali antropomorfi sono normalmente accettati in comunità umane.

Un problema di sospensione dell'incredulità rispetto ad altri prodotti di uguale o simile natura che in effetti è posto in essere in casa Dreamworks sin da I Pinguini di Madagascar, sempre più accentuato e meno chiaro, forse per questioni di estroversione creativa. Poco importa, giudicando concept e trasposizione del titolo (è un libero adattamento della serie letteraria per ragazzi di Aaron Blabey), ma per il pubblico più cresciuto potrebbe trattarsi di un motivo in più per storcere il naso nonostante la splendida e già approfondita animazione.

Le voci comiche italiane

Curiosa l'idea di Universal Pictures Italia di mettere insieme alcuni dei migliori talenti della stand-up comedy nostrana per doppiare i Troppo Cattivi.

Una scelta apparentemente in antitesi con il lungometraggio ma forse pensata contro ogni politicamente corretto, come a suggerire che dietro a ogni battuta, anche la più acerba o pungente (e qui possiamo rimandare alla storia dello schiaffo di Will Smith a Chris Rock), si nasconde sempre la volontà di intrattenere e far ridere. Forse negli stand up comedian c'è la vera essenza dell'equilibrio tra buono e cattivo, tra orticante e balsamico, e scegliere i più famosi e seguiti è in effetti un po' come mettere insieme una banda di amiconi pronti a far danni. In ordine abbiamo: Andrea Perroni come Mr. Wolf, Edoardo Ferrario nel sibilante ruolo di Mr. Snake, Valerio Lundini in quello schizofrenico di Mr. Piranha, Francesco De Carlo come Mr. Shark, Margherita Vicario (in verità anche e soprattutto cantante) nel ruolo di Mrs. Tarantola e Saverio Raimondo in quello del Professor Marmellata. Per alcuni si tratta della prima esperienza di doppiaggio e l'impreparazione si fa sentire - pensiamo soprattutto a De Carlo e alla Vicario.

Per altri, a parità d'inesperienza, è apparsa invece come un'occasione per dimostrarsi più capaci - Perroni, Ferrario (nonostante il timbro forse troppo artificioso) - ma soprattutto e sorprendentemente Lundini, che con la sua innascondibile R moscia si è invece rivelato divertentissimo e centrato nelle squame e nelle bretelle di Piranha, personaggio frenetico e d'ironia non sense e scorretta come la sua (c'è un refrain su di un "cuore" che è davvero esilarante).

Raimondo ha suscitato reazioni contrastanti, a volte riuscito, altre per nulla. Questione di momenti e sequenze, comunque, come d'altronde si può essere nella vita: altalenanti e senza certezze in tasca. E non è in fondo di questo che parla il film? Dell'inesistenza di bianchi e neri assoluti, di antipodi definiti, di troppo cattivi o troppo buoni? Ça va sans dire, anche il titolo in sé è così: né troppo brillante, né mal riuscito. Una puntuale e quanto mai azzeccata via di mezzo.

Troppo Cattivi Troppo Cattivi di Pierre Perifel è un gradevole tentativo di tarantinizzazione del cinema d'animazione Dreamworks, qui più action e fracassone, anche un po' pulp. La misura è quella dei bambini, comunque, declinata dallo sceneggiatore Ethan Cohen in un prodotto efficace per un definito target di riferimento, dai contenuti facili e didascalici, a tratti anche un po' ingenuo. Ispirazioni e citazioni sono chiare ed puntuali (il prologo che imita Pulp Fiction è davvero riuscito), così come evidenti appaiono tematiche e morale, pure se il fiore all'occhiello è rappresentato da un comparto animato ibrido eccellente, virtuoso e accattivante. Nel doppiaggio italiano diverte e sorprende Valerio Lundini nel ruolo di Mr. Piranha, mentre due menzioni speciali vanno fatte ad Andrea Perroni ed Edoardo Ferrario per i loro Mr. Wolf e Mr. Snake. In definitiva, un film amabile e godibile, tra Zootropolis e Sly Cooper, anche con Le Iene di mezzo (tutti quei Mr. non sono a casaccio), nonostante viva di compromessi differenti e più marcati che non gli permettono di essere né troppo cattivo né troppo buono.

6.5

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