Cattive Acque, recensione del nuovo film di Todd Haynes con Mark Ruffalo

Mark Ruffalo è l'avvocato Robert Bilott che, da solo, si è messo contro la DuPont, una delle più importanti aziende chimiche USA.

recensione Cattive Acque, recensione del nuovo film di Todd Haynes con Mark Ruffalo
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Da italiani, a sentire l'espressione "Terra dei Fuochi" ci viene istintivamente da tremare, da sussultare, poiché conosciamo bene i danni fatti dalla criminalità organizzata nei territori campani, nel sud della nostra penisola. Per decenni tonnellate e tonnellate di rifiuti sono state sotterrate in campagna aperta, inquinando così in maniera radicale ed estremamente dannosa per la salute umana e animale terreni e falde acquifere. Problemi di questo genere però non sono esistiti e non esistono soltanto nel Bel Paese, anche gli Stati Uniti hanno conosciuto una piaga ambientale di dimensioni epocali - che in qualche modo ha toccato il 99% della popolazione mondiale.
Una bolla scoppiata in modo concreto solo qualche anno fa e ora di dominio pubblico, tanto che Todd Haynes ha deciso di farvi un film d'inchiesta sul taglio del premiato Il Caso Spotlight. Cattive Acque si deve all'impegno dell'avvocato americano Robert Bilott, che praticamente da solo è riuscito a mettere i bastoni fra le ruote a una delle più potenti aziende chimiche d'oltreoceano: la DuPont.

Un mostro invisibile in casa

Probabilmente il nome DuPont vi dirà poco e niente (al massimo vi ricorderà il film Foxcatcher, che però non ha legami con questa storia), non esistono sul mercato globale prodotti che si rifacciano in modo diretto a questa precisa compagnia, eppure una delle loro innovazioni si trova quasi certamente nelle case di ognuno di noi: parliamo del Teflon. È il nome abbreviato per descrivere il politetrafluoroetilene, un polimero miracoloso che repelle l'acqua e non solo, diventato essenziale negli ultimi decenni soprattutto in un determinato settore: quello delle padelle antiaderenti da cucina. Un elemento prodotto per la prima volta dalla DuPont per servire l'esercito americano intento a costruire la bomba atomica, tanto per capire le potenzialità del Teflon.
Peccato che la stessa azienda abbia per anni insabbiato la pericolosità dei materiali di scarto prodotti dal polimero in questione, inquinando corsi d'acqua e terreni, in maniera simile a come la criminalità organizzata ha fatto nel nostro Paese ma in maniera più subdola, senza infrangere leggi o regole precise. A determinare infatti il grado di pericolosità degli elementi rilasciati in natura è stata la stessa DuPont per decenni, tutto questo però lo scoprirete in dettaglio guardando Cattive Acque al cinema, un film girato con stile che vanta un valore aggiunto non da poco: un Mark Ruffalo eccezionale.

La verità prima di ogni cosa

Protagonista anche de Il Caso Spotlight, Ruffalo disegna un personaggio sulle medesime corde di quel precedente ruolo da Oscar, diventando se possibile ancora più affaticato, stanco, ma costantemente appassionato. Il suo è infatti un avvocato mosso dall'onore e dalla voglia di far sapere al proprio Paese la verità, nonostante sia un piccolissimo pesce in un mare di squali. Lo stesso Bilott inoltre, mentre si occupa del caso DuPont, lavora come avvocato difensore di una grande compagnia chimica, sarà dunque estremamente interessante vedere l'evoluzione del personaggio, che in nome della verità metterà in discussione la sua carriera, la sua amorevole famiglia, la sua salute mentale e psico-fisica.
Una grande lezione di umanità e integrità morale, che ci racconta come il bene comune venga prima di ogni altro interesse personale. Ruffalo inoltre non è solo sullo schermo, anzi, con lui troviamo una Anne Hathaway in costante difficoltà nel ruolo della moglie di Bilott e Tim Robbins, un manager d'alto rango che in qualche modo dovrà via via capire se supportare o respingere le tesi del suo avvocato - il cui lavoro "extra" rischia di far collassare la sua intera azienda, amica formale della DuPont operando nello stesso ramo.

Cattive acque

Un'opera girata con grande intensità, del resto il nome in cabina di regia è di quelli importanti, che da solo varrebbe l'acquisto di un biglietto. Parliamo di Todd Haynes come anticipato sopra, già autore di Carol, La stanza delle meraviglie, Io non sono qui, il cult Velvet Goldmine. Il regista statunitense mette da parte qualsivoglia orpello autoriale per regalarci una messa in scena cruda, persino grezza a tratti, dalla fotografia denaturata e drammatica, in grado di farci percepire i terribili odori dei terreni inquinati, il dolore degli animali ormai impazziti e morenti a causa del C8 assorbito dai corsi d'acqua, il malessere del protagonista Robert Bilott - che a sua volta rischia di vedere i suoi nervi cedere di fronte alla grandezza della storia in cui si è ficcato.

A tal proposito bisogna dare gran merito anche a un ottimo Bill Camp, che veste i panni dell'agricoltore che - grazie alle numerose prove video raccolte negli anni - innesca la miccia dell'intero caso portandolo nei tribunali d'America. Un'interpretazione ruvida esattamente come la messa in scena di Haynes, che utilizza spesso la camera a mano per restituire sensazioni di iper-realismo - come fossimo protagonisti di un terribile documentario in presa diretta. Un legal thriller che anziché rinchiudersi nelle aule della legge preferisce sporcarsi le mani sul campo, scavando a mani nude nel terreno e nell'animo dei protagonisti della vicenda, capace di farci uscire dalla sala con un vuoto allo stomaco.

Cattive Acque Todd Haynes dirige un legal thriller ruvido, intenso e drammatico, che in qualche modo colpisce anche noi al di qua dell'oceano - e vedendo il film scoprirete perché. Protagonista della vicenda è Robert Bilott, coraggioso avvocato americano interpretato magnificamente da un Mark Ruffalo presente in quasi ogni scena, che sulle orme de Il Caso Spotlight riesce a mettere la verità davanti a qualsiasi altro interesse personale. Un'opera davvero toccante, colma di tensione, capace di farci uscire dalla sala con un vuoto enorme nell'anima.

7.5

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