Catch .44, la recensione del thriller pulp con Bruce Willis Recensione

Una rapina andata a male e una situazione di stallo organizzata da un potente boss sono al centro di Catch .44, esordio alla regia di Aaron Harvey.

recensione Catch .44, la recensione del thriller pulp con Bruce Willis
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In attesa di vedere se l'atteso remake de Il giustiziere della notte ad opera di Eli Roth lo riporterà a nuova gloria, ed escludendo il ruolo fisso nella saga de I mercenari, non si può certo dire che Bruce Willis stia vivendo uno dei migliori periodi della propria carriera, ingabbiato da anni in molte produzioni di basso rango prevalentemente dedicate al mercato home / direct-to video. Stesso destino capitato anche a Catch .44, pellicola del 2011 che segna l'esordio dietro la macchina da presa di Aaron Harvey, anche autore della sceneggiatura, in cui il die-harder, pur strombazzato nella locandina come protagonista, ricopre un ruolo sì fondamentale ai fini degli eventi ma dal minutaggio assai risicato. La trama vede tre giovani donne, capitanate dalla bionda Tes, prossime a mettere in atto una rapina in una tavola calda. La situazione va però subito a rotoli e le cose si complicano ulteriormente con l'entrata in scena di altri due individui, entrambi legati a loro modo allo stesso mandante del colpo...

Spara che ti passa

Difficile trovare un motivo di interesse negli stantii novanta minuti di visione, giocati per la maggior parte su una situazione di stallo ad armi in mano tra tre dei personaggi principali alla quale si alterna un susseguirsi di flashback atti a spiegare come vi si è ivi giunti. Una trama confusa e inutilmente complicata che tenta di guardare ad un certo pulp tarantiniano scadendo però in una messa in scena grossolana e forzata in cui la limitata ambientazione e l'altrettanto esile background dei protagonisti fanno ben presto sentire la povertà di scrittura, insistita gratuitamente su colpi di scena o presunti tali che affossano qualsiasi verosimiglianza della vicenda. Catch .44 vive su un mood sincopato in cui è impossibile affezionarsi a chiunque delle parti in gioco, virando su eccessi di improvvisa e banale violenza e con caratterizzazioni caricaturali oltre misura, tanto che lo stesso boss di Bruce Willis si rivela di una pochezza disarmante: non vi è una logica precisa dietro gli eventi e tutto sembra procedere in maniera confusa e casuale fino al prevedibile "colpo di scena" finale, tra dialoghi e situazioni via via sempre più improbabili. Manca l'ironia, manca quel minimo di tensione di genere capace di suscitare almeno un qualche fremito, e anche lo stesso cast d'eccezione comprendente tra gli altri la splendida Malin Akerman e Forest Whitaker (comunque il più convincente del lotto nonostante tutto) non può far altro che soccombere nelle negligenze di sceneggiatura e nelle banalità stilistiche dell'anonima regia copia-incolla.

Catch .44 Malin Akerman, Forest Whitaker e Bruce Willis sono i protagonisti, in ruoli più o meno corposi, di questo thriller a tinte pulp diretto dall'esordiente Aaron Harvey. Catch .44 è un film che risente di limiti di scrittura e di stile, appoggiandosi senza fantasia a vari titoli a tema senza una propria personalità, tanto che ben presto del destino dei personaggi non frega niente a nessuno: dialoghi e situazioni sciattamente gratuiti in una narrazione alternata tra il presente filmico ed opprimenti flashback portano ben presto alla noia senza che un minimo sussulto scuota lo spettatore da un senso di fastidiosa apatia.

4

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