Captive, la recensione del thriller con Kate Mara

Brian Nichols, evaso ricercato per una serie di omicidi, sequestra la giovane Ashley, madre single con problemi di tossicodipendenza.

recensione Captive, la recensione del thriller con Kate Mara
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L'undici marzo del 2005 Brian Nichols, condannato a venticinque anni di carcere per stupro, sta per essere processato. In tribunale però l'uomo riesce a liberarsi aggredendo l'agente che lo teneva in custodia e, rubata la pistola d'ordinanza, fa irruzione nell'aula uccidendo a sangue freddo il giudice Rowland Barnes e la giornalista giudiziaria Julie Brandau, freddando poco dopo anche il sergente Hoyt Teasley nel tentativo di fuga e un ufficiale fuori servizio.
L'evaso finisce così al centro di una caccia all'uomo che diventa un caso nazionale per l'opinione pubblica e, per prima cosa, fa visita di nascosto a casa sua dove vive la moglie con il figlio nato da poco. Ma i federali, sotto il comando dell'arcigno John Chestnut, sono sulle sue tracce e Nichols è costretto a nascondersi: il suo errare senza meta lo conduce nei pressi dell'abitazione di Ashley Smith, una madre single con problemi di dipendenza dalle droghe.

In Captive la donna, che sta cercando di riallacciare i rapporti con la zia Kim e la figlia piccola, il cui affido le è stato revocato dai servizi sociali per le sue condizioni da tossicodipendente lasciando proprio la parente a prendersene cura, viene così presa in ostaggio dal criminale, che nonostante ogni evidenza continua a dichiararsi innocente. Con il passare delle ore Ashley cercherà in ogni modo di sottrarsi alle grinfie dell'uomo.

Black and white

Ispirato a una storia realmente accaduta negli Stati Uniti a metà dello scorso decennio e raccontata anche in un libro autobiografico, di cui questo ne è l'adattamento per il grande schermo, Captive si inserisce senza troppa originalità nel popolato filone dei kidnap-movie, concentrando gran parte delle proprie energie narrative sul rapporto che si viene a creare tra vittima e rapitore. Niente Sindrome di Stoccolma però nel corso dei novanta minuti di visione, intenti alla creazione di un sottotesto tensivo che risulta convincente soltanto a tratti, con diversi passaggi a vuoto e cadute di ritmo in particolar modo nello spezzone centrale, dove il reiterarsi di situazioni simili tra loro rischia ben presto di far scemare l'interesse dello spettatore.

La prima parte, aperta da una citazione post-titoli di testa di fonte cristologica ("Dove abbonda il peccato, la grazia abbonda più ancora". Romani 5:20), è perciò la più convincente con l'introduzione dei due co-protagonisti, la donna intenta a frequentare un centro di riabilitazione per uscire dalla dipendenza dalle droghe e l'uomo prossimo a compiere il suo brutale e ingiustificato massacro di innocenti.

Fuga per la libertà

Anche per rispetto nei confronti delle vittime, omaggiate nel corso dei credit e alle quali è dedicata la pellicola, la caratterizzazione del villain non impietosisce più di tanto e il sequestratore/evaso ha dei tratti piacevolmente ambigui che permettono al gioco di suspense emotiva e a una manciata di colpi di scena di progredire con la necessaria evoluzione.
Captive non schiva però alcuni passaggi improbabili, per quanto ispirati a quel che è realmente accaduto, e diverse forzature appaiono evidenti in particolar modo per ciò che concerne la gestione delle forze dell'ordine, capitanate dal determinato sergente Teasley, figura che solo per poco non diventa una folkloristica macchietta.

Il problema principale dell'operazione è che il materiale a disposizione sarebbe stato più consono a un mediometraggio e la mancanza di idee si fa ben presto sentire, tanto che il veloce arrivo dell'epilogo appare come un toccasana per una scrittura palesemente statica. Notevoli ad ogni modo le performance dei due protagonisti, con Kate Mara a sfumare con la corretta intensità un ruolo a forte rischio overacting e David Oyelowo a vestire i scomodi panni del villain con ammirevole impegno.

Captive La vera Ashley Smith fa la sua comparsa al giungere dei titoli di coda, sia in immagini (che ricordano anche le reali vittime della vicenda) che in un filmato che la vede ospite al noto talk-show di Oprah Winfrey. Nel film invece la donna, sequestrata dall'evaso Brian Nichols, ha l'efficace personalità di Kate Mara, abile nell'infondere le giuste sfumature al personaggio e in grado così di smussare parzialmente i difetti di una sceneggiatura che si perde in momenti di noia, dovuti soprattutto alla risicatezza del caso di cronaca nera alla base dell'adattamento. Captive ha dei momenti discretamente tensivi ma nel corso dei novanta minuti di visione rischia di perdersi per strada in più occasioni, trovando appunto nelle performance del cast (ottimo anche il "villain" David Oyelowo) una parziale ancora di salvezza. Il film andrà in onda domenica 28 aprile alle 21.15 su CIELO in prima visione tv per il ciclo Ho paura di te.

5

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