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Captain Marvel, la recensione del cinecomic con protagonista Brie Larson

Sbarca finalmente nelle sale italiane l'atteso Captain Marvel, riuscita origin story della supereroina del MCU, tra buddy cop e poteri illimitati.

recensione Captain Marvel, la recensione del cinecomic con protagonista Brie Larson
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Un'esplosione travolge Vers, mentre l'impatto si propaga nella zona circostante con grande potenza, spazzando via terreno e alberi. Il personaggio di Brie Larson è a terra ma alzando lo sguardo nota il volto di una donna: chi è? Si tratta di un'amica o di un'avversaria? La ripresa dal colpo è lenta e si trascina dietro alcune ripercussioni, ma poco importa: uno Skrull esce fuori dal fumo causato dall'esplosione e le punta un'arma contro...
Proprio sulla fine, Vers si risveglia: è ancora presto su Hala, la capitale dell'Impero Kree, "una razza di eroi nobili guerrieri" come li definisce lei stessa. Il suo mentore e allenatore è ancora addormentato ma lei non riesce a dormire, non vuole dormire: i sogni sono ricorrenti, troppo vividi e difficili da analizzare, provenienti da un passato ormai lontano, che non riesce a ricordare.
Meglio combatterci sopra e reprimere le emozioni: l'istinto va tenuto a bada, la mente deve essere la prima arma di un guerriero Kree. Controllo, sicurezza, addestramento: i pilastri di un soldato della Star Force, pattuglia speciale dell'esercito Kree al diretto comando dell'Intelligenza Suprema, leader dell'Impero. Neanche il tempo di dare una lezione a Jude Law che lui, Vers e il resto dei compagni di squadra partono per una missione di salvataggio su di un pianeta amico dove si sono infiltrati i pericolosi Skrull, mutaforma alieni, i più acerrimi nemici dei Kree.
Possono assumere qualunque forma e per questo essere molto difficili da individuare, ma gli anni sul campo hanno temprato i guerrieri della Star Force, che infatti non si lasciano cogliere impreparati pur cadendo vittima di un'imboscata, la stessa che, dopo alcuni eventi, condurrà Vers sulla Terra, dando il calcio d'inizio alla storia d'origini di Captain Marvel.

Identità spezzate

Si apre così il nuovo cinecomic dei Marvel Studios diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, nello spazio, lontano dal nostro mondo. Gli occhi e il carisma di Brie Larson vengono immediatamente messi al centro della storia, senza rimandare l'inevitabile: la nascita della prima supereroina del MCU. Un incipit scandito da un montaggio efficace che dà ritmo a un'introduzione lunga e molto importante, che da Hala si sposta, in circa venti minuti, dal pianeta Tofa a una nave Skrull, arrivando infine sulla Terra, che a dispetto di quanto si possa pensare è il teatro principale del racconto.
Si intuisce subito il focus con cui la Boden e Fleck hanno costruito insieme a Geneva Robertson-Dworet la sceneggiatura: la ricerca della propria identità da parte di Vers, così chiamata da Kree ma in realtà Carol Danvers, terrestre, pilota d'aereonatica. Una protagonista sfaccettata con i piedi in due mondi: quello guerriero e fanatico, l'altro sempre militare ma pacifico. Lo spirito combattente e battagliero della Danvers è trasposto egregiamente su schermo dalla Larson, che è l'incarnazione perfetta di un'eroina grintosa e infaticabile, ironica ma composta, donna nel senso più profondo e moderno.
Il suo passato è la chiave per sbloccare un'arma potentissima che potrebbe mettere la parola fine "all'inutile" guerra contro gli Skrull, che seguendo proprio la Danvers giungono sulla Terra, infiltrandosi velocemente ai piani alti dello S.H.I.E.L.D., in cui milita un idealista Nick Fury, interpretato da un magnifico Samuel L. Jackson (ringiovanito in CGI).
Captain Marvel unisce dopo Infinity War e prima di Endgame i due grandi universi del MCU, quello Spaziale e quello Terrestre, declinando le origini di Carol Danvers in un buddy cop movie che guarda prepotentemente agli anni '90, non solo in termini d'ambientazione ma anche di humor, di impalcatura narrativa e stilistica.

Il cuore della storia è dominato dal rapporto inizialmente disfunzionale tra questi due grandi "tutori della giustizia", lei aliena e donna, lui terrestre e uomo. Tra Arma Letale e RoboCop, le due più grandi ispirazioni dichiarate dai registi, Carol e Nick incarnano i massimi ideali di due mondi differenti, anche se poi la Danvers deve obbligatoriamente riconnettersi al suo passato sulla Terra per salvare il futuro.

In tutto questo è interessante notare come anche la questione dell'identità femminile risulti preponderante ma non esasperata, parte fondamentale della fibra cinematografica del racconto, che evolve e si eleva con l'avanzare della storia, con una sempre maggiore presa di coscienza del personaggio della Larson. L'obiettivo è mettere in asse due componenti che troppo spesso sembra non possano convivere o risultare equilibrati in una donna: lo spirito combattivo e una forte emotività.

La Danvers così diventa incarnazione supereroistica di un mondo femminile che non ci sta più a essere messo in secondo piano, tirandosi fuori da sola da situazioni burrascose, aiutando gli altri e trovando in se stessa la forza per andare avanti e riscoprirsi in quanto donna, amica e guerriera. Arriva a liberarsi dai legacci emotivi che tenevano a bada i suoi poteri, combattendo finalmente con le mani slegate, libera e fiera, potente ed energica in tutta la sua stupefacente e radiosa femminilità.

Il discorso tematico è così ben inserito all'interno della narrazione da imprimersi con intelligenza nello spettatore, che non dovrebbe avvertire un atteggiamento bellicoso nei confronti del maschio in senso assoluto, che anzi, in un necessario passo indietro, viene sfumato e approfondito in quanto essere emotivo grazie a tre personaggi straordinari: il Talos di Ben Mendelsohn (davvero impeccabile), il Fury di Jackson e il Mentore di Jude Law (non saremo certamente noi a rivelarvi la sua vera identità). A contatto con Captain Marvel - chi prima e chi dopo - i tre desistono dall'innalzare degli scudi empatici ed entrano invece in risonanza con il personaggio, che ne tira fuori la vera essenza attraverso scontri e scambi d'opinioni tutt'altro che banali, specie in alcuni plot twist (uno in particolare molto coraggioso).
Ne viene fuori un quadro umano esaustivo che riesce ad approfondire nell'intimo la natura di tutti questi protagonisti più uno, Maria Rambeau, grande amica della Danvers e parte importante del racconto.

Higher. Further. Faster

Captain Marvel è probabilmente uno dei migliori film d'origini dei Marvel Studios, almeno in termini di pura scrittura e focus su storia e personaggi. Ha una sceneggiatura solida e ben strutturata, divisa in tra grandi atti che fungono anche da motore di spinta alla (ri)nascita di Carol Danvers in quanto supereroina, pienamente cosciente dei suoi poteri, della sua vera identità. È come il lancio di uno shuttle della NASA e la perdita consequenziale ma necessaria di alcune parti, che si sviluppa in fasi e arriva infine all'essenziale, al cuore significativo di un gigantesco impianto ideato come mezzo di propulsione e bilanciamento.
Nelle sue parti da buddy cop movie, negli scambi di battute tra Carol e Fury, il film poi raggiunge il suo massimo apice e, almeno cinematograficamente, il suo scopo: intrattenere attraverso un throwback degli anni '90, inteso e voluto tanto concettualmente quanto nelle divertenti citazioni. Non si ride per un'accozzaglia insensata di situazioni allucinate (Thor: Ragnarok, Guardiani della Galassia Vol. 2) e al contempo il clima serioso alla Captain America è ben più mitigato da un'ironia decisa e ben ponderata, che non raggiunge le vette umoristiche di Iron Man ma che, specie grazie a Fury, è un ottimo contraltare alle tematiche sopra riportate, rendendo il tutto più fruibile, godibile. E parlando di ironia e parte commediata, non si può non citare Goose, il gatto di Carol, protagonista di alcuni dei più esilaranti siparietti del film.

Arrivando alle note dolenti, l'azione non è delle migliori. È certamente ben confezionata e in un paio di sequenze la Boden e Fleck tentano di fare il possibile per creare situazioni entusiasmanti attraverso un montaggio musicale corretto o con inquadrature ricercate, però non sempre riescono ad arrivare all'obiettivo sperato. L'aspetto action non è certo il motore centrale del film e si vede: c'è poca azione e quando c'è è del tutto anonima, anche nel momento di massimo raggiungimento dei poteri, che riesce a salvarsi in quanto fortunatamente avvincente di per sé.

Spesso situazioni concitate sembrano dirette con il pilota automatico, con coreografie non troppo convincenti o spezzate male da un montaggio fin troppo ballerino e indeciso se mostrare l'atto e il fragore dei colpi da vicino, o restare a distanza e dedicarsi invece all'eleganza della scena. Proprio a causa di questa insicurezza, il film sbaglia e non riesce a raggiungere una crasi esaustiva tra i due aspetti, risultando appunto anonimo nelle parti più dinamiche.
La tagline di Captain Marvel recita comunque così: "Higher. Further. Faster", che significa "Più in alto. Più lontano. Più veloce". L'asticella non la alza, il film con Brie Larson, ma nella sua volontà di declinare il cinecomic in salsa buddy cop movie riesce a portare su schermo, e con decisa forza concettuale, la storia della prima supereroina del MCU.

Più lontano invece ci va, risultando ottimo punto di incontro tra i due grandi universi Marvel, agendo inoltre da prequel ad Avengers e ad Avengers: Endgame, unendo bene tanti puntini della mitologia cinematografica d'appartenenza (sì, si scopre come ha perso l'occhio Nick Fury e tante altre curiosità) e affrontando la tematica dell'empowerment femminile in modo brillante, sfruttando a dovere il mezzo cinematografico.
Infine sì, Carol Danvers è la supereroina più potente del MCU: più veloce di qualsiasi altro personaggio, con poteri energetici superiori a quelli di Iron Man, potente come Thor o Hulk e carismatica come Captain America. La donna che diventa l'arma più potente dell'Universo.

Captain Marvel Due parti cinecomic, una buddy cop e un'ultima sci-fi: questo è Captain Marvel, il primo cinecomic del MCU dedicato alla storia d'origini di una supereroina. Brie Larson si dimostra l'incarnazione perfetta di Carol Danvers: grintosa e infaticabile, ironica ma composta, donna nel senso più profondo e moderno. Al fianco del Nick Fury di Samuel L. Jackson tira fuori il meglio del film, in senso cinematografico, dando vita a un duetto sensazionale e formando una delle migliori accoppiate dell'Universo Marvel, mentre da sola è l'apoteosi del femminismo declinato con grazia concettuale e tematica. È un film narrativamente centrato, con una sceneggiatura solida e interpretazioni eccellenti, che però non sa bene (o forse non vuole) muoversi adeguatamente in fase d'azione, che risulta generalmente ben confezionata ma decisamente anonima. Sorprende invece nel montaggio, che dà ritmo e carattere a sequenze importanti, dove l'identità della Danvers è al centro del racconto, così come la piena (ri)scoperta di sé. Una delle migliori origin story dei Marvel Studios, punto di contatto tra l'Universo Spaziale e quello Terrestre prima di Avengers, al quale funge da prequel - così come per Endgame. Un throwback agli anni '90 diretto con grazia e totalmente in focus, energico solo quando serve ma sempre estremamente funzionale, intelligentemente ironico, mai banale.

7.5

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