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Recensione Captain America: Il Primo Vendicatore

Jhonston firma il miglior tassello del puzzle de I Vendicatori

recensione Captain America: Il Primo Vendicatore
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Da eccezione, a moda, a prassi: i lungometraggi tratti dai fumetti, in particolare di genere supereroistico, si sono oramai imposti sul mercato e sembra che siano qui per restare. Il 2011 è stato un anno prolifico in tal senso: dopo gli X-Men e Thor, abbiamo visto approdare sui nostri schermi, giusto nelle ultime ore, i trailer di Spider-Man, Batman e de I Vendicatori.In particolare, volgiamo ora lo sguardo verso Captain America - Il primo Vendicatore, ultimo tassello nella costruzione del mosaico The Avengers da parte della Marvel Studios di Kevin Feige.Prima di questo, difatti, abbiamo avuto L'Incredibile Hulk, Iron Man 2 e Thor, tutti e tre volti ad entrare in continuity tra di loro e con questo Primo Vendicatore, in vista di una riunificazione dei vari eroi in un film corale, un esperimento mai effettuato prima e del quale vedremo i frutti solo l'anno prossimo. Nel frattempo, possiamo scoprire qualcosa di più sul leader, quantomeno morale, della squadra: Steve Rogers, ovvero Captain America.

Back again!

Immancabili, tornano i tormentoni dei film Marvel: la scena dopo i titoli di coda e il mitico cameo di Stan "The Man" Lee. Mentre per quest'ultimo vi lasciamo il gusto della scoperta, vi anticipiamo che la scena finale è il tanto atteso trailer de I Vendicatori.

Genesi di un patriota

È il 1941. Circa otto mesi prima che gli Stati Uniti scendessero in guerra, dal mondo stravagante e frivolo dei fumetti arriva un pesante messaggio politico. Dalla copertina di un albo, difatti, un giovane e aitante figuro, stretto in un'attillata tuta recante i colori della bandiera americana, colpisce in pieno volto con un pugno nientemeno che Adolf Hitler. Come a dire: la Grande America non può restare a guardare imperterrita quel che succede in Europa. Da allora, il personaggio nato dalla fantasia di Joe Simon e Jack Kirby assurge a simbolo dell'uomo giusto e valoroso, che insorge contro i despoti e soccorre gli oppressi. Recando con sé, naturalmente, ideali e propositi del suo paese, tutti racchiusi nel suo vessillo a stelle e strisce, e nel suo iconico scudo.Il fumetto, negli anni cruciali della grande guerra, arriva a vendere più di un milione di copie a numero, facendo la fortuna della Timely Comics (che, in seguito, diverrà Marvel Comics). Avventura, spirito libertarista, dedizione alla causa civile e militare: Cap e i suoi amici e commilitoni affrontano numerose sfide uscendone sempre vincitori. Ma con la fine della guerra, le vendite cominciano a calare, e il personaggio cade in un declino dal quale solo il prolifico Stan Lee,  vent'anni dopo, riuscirà a salvarlo, durante la leggendaria Silver Age del fumetto americano. Steve Rogers, risvegliatosi dopo un'ibernazione fortuita di vent'anni seguita ad una pericolosa battaglia, si ritrova in piena guerra fredda a guidare il gruppo dei Vendicatori, insieme a Thor, Hulk, Iron Man e successivamente altri supereroi. Da allora le sue avventure sono seguite da pletore di appassionati fan, enormemente aumentati, naturalmente, negli anni duemila, in seguito alla minaccia del terrorismo internazionale che mina il credo e i valori fondamentali del personaggio.Inutile dire che Cap presenzia, oltre che sulla carta stampata, in numerose serie animate e di giocattoli, in videogiochi e, naturalmente, anche in serie e film dal vivo, tra cui il bizzarro film del 1990 diretto da Albert Pyun, che vede tra i protagonisti anche l'italianissima Francesca Neri.E finalmente, dopo diversi anni di progettazione e preparazione, arriva infine un blockbuster degno di questo nome dedicato alla Sentinella della Libertà.

La Sentinella della Libertà

Steve Rogers (Chris Evans) è un giovane patriota, ingenuo e dall'animo candido. Dotato di grande volontà ed altruismo, difetta purtroppo in prestanza fisica: nonostante le sue ripetute richieste di arruolamento, il ragazzo si ritrova sempre con in mano un certificato che lo attesta come 'riformato alla leva'. Lui vorrebbe solo essere come il suo amico James Barnes, detto Bucky (Sebastian Stan), un bellimbusto sicuro di sé che sta per partire per il fronte europeo a dar manforte alla causa della libertà.Tutto cambierà il fatale giorno in cui acconsentirà a testare su sé stesso un siero sperimentale, potenzialmente in grado di accrescere enormemente le capacità fisiche di qualunque individuo.Steve diverrà così Captain America, paladino della libertà in eterna lotta contro i nemici del suo paese. La minaccia del führer si farà però sempre più pressante, e con essa quella rappresentata dalla sua divisione di ricerca e sviluppo di armi avanzate, la Hydra, diretta da Johann Schmidt (Hugo Weaving), gerarca nazista che ricerca spasmodicamente il potere, tanto da essere disposto a diventare l'infido e inumano Teschio Rosso, personificazione della bramosia più cupa e malvagia che possa esistere.La loro battaglia risulterà decisiva per le sorti del conflitto mondiale: chi ne uscirà vincitore?La recensione continua a pagina 2!

Dipingere il patriottismo

"Non importa cosa dice la stampa. Non importa cosa dicono i politici o la massa. Non importa se l'intero paese decide che qualcosa di sbagliato è giusto. Questa nazione è stata fondata su un principio supremo: lottare per ciò in cui crediamo. Quali che siano le difficoltà e le conseguenze. Quando la massa e la stampa e il mondo intero ti dicono di spostarti, il tuo compito è quello di piantarti come un albero accanto al fiume della verità e dire al mondo... 'No. Spostati tu.'"(Steve Rogers, aka Capitan America. Tratto da The war at home - part 6, in The amazing Spider-Man n.537)Le parole che J. Michael Straczynski mette in bocca a Cap nella saga Back in black fanno da compendio alla carismatica figura che questo personaggio assume durante l'epica ed importante epopea della Civil War, perfetto esempio di come si possa far riflettere anche con una lettura teoricamente 'leggera'. Capitan America non è un personaggio molto conosciuto e amato al di fuori del territorio statunitense, probabilmente perché a prima vista vanta minor appeal di altri personaggi con più charme, come Tony Stark/Iron Man, o in cui il pubblico si può riconoscere più facilmente, come Peter Parker/Spider-Man. Inutile inoltre dire che, a prima vista, non ispira certo le simpatie dei pacifisti e di coloro che avversano il capitalismo americano in ogni sua forma. È facile fare di Cap un personaggio iconico ma soprattutto retorico, ed è esattamente quello che, negli ultimi anni, i suoi autori hanno cercato di evitare, rendendolo un personaggio portatore sano di valori, più che di ideologie (più o meno nazionaliste). Tanto da farlo diventare il più grande insurrezionalista del paese, quando si schiera in favore delle libertà civili in barba alla nuova legge di registrazione dei supereroi, da lui giudicata incostituzionale. Il simbolo di un paese in lotta contro il paese stesso. C'è molto di più, in Cap, di un invasato militarista che va in giro con una bandiera americana addosso. Steve Rogers è un supereroe atipico, viene prima della generazione di 'supereroi con superproblemi', è la rappresentazione illustrata, fantastica e romantica del mito americano del self made man, colui che parte da zero e contro ogni avversità realizza il proprio obiettivo di vita. Con la differenza che Steve non vuole diventare ricco e rispettato, ma inseguire un ideale di giustizia, essere utile alla sua gente. La sua trasformazione in superuomo non avviene suo malgrado, come accaduto a Spider-Man o agli X-Men, né avviene in risposta ad un traumatico stimolo esterno, come per Iron Man o il Punitore. No, lui sceglie autonomamente di essere quello che sente di dover essere, anche a costo di enormi sacrifici, che tra l'altro nessuno gli richiede, viste le sue condizioni iniziali. Lui non è un prescelto. Si sceglie da solo. Più che il grande potere, desidera la grande responsabilità, insomma, per puro senso civico.È, questo, un tratto fondamentale del personaggio, che si correva pesantemente il rischio di perdere in mezzo ad un film magari spettacolare e godibile, ma privo di un vero cuore pulsante.Rischio che è stato fortunatamente scongiurato grazie alla puntuale e rigorosa sceneggiatura ad opera di Christopher Markus e Stephen McFeely -visti negli ultimi anni all'opera sull'adattamento per il cinema del vasto immaginario de Le Cronache di Narnia- nonché della regia di un veterano quale Joe Johnston, che ha saputo ritrarre con il giusto spirito le avventure del personaggio.Johnston, che già aveva avuto esperienze con una storia simile grazie al classico degli anni '90 The Rocketeer, ha usato tutta l'esperienza accumulata sui set di grandi saghe fantastiche (da Star Wars a Jurassic Park) per infondere un tocco unico, tipico delle avventure cinematografiche di una volta, quale ad esempio I predatori dell'Arca Perduta (film in cui lavorò come addetto agli effetti speciali).Un tocco che è raro vedere al giorno d'oggi, in tempi in cui il senso d'avventura e crescita del personaggio è spesso messo in secondo piano dalla rutilanza di effetti speciali e combattimenti mozzafiato.Il caro Joe si prende invece tutto il tempo necessario a presentare la genesi del personaggio, perché per fortuna ha capito che l'importante non è Cap, ma l'uomo sotto alla sua maschera, Steve, che fondamentalmente rimane lo stesso anche dopo essere diventato un superuomo. "Non un buon soldato, ma un buon uomo" questo è il requisito fondamentale ricercato dal Dr Erskine, scopritore della formula del super-soldato, portato sullo schermo da un accorato Stanley Tucci. Un incipit doveroso, dunque, per certi versi simile a quello rappresentato da Chris Nolan nel suo primo episodio dedicato al Cavaliere Oscuro, che sarà forse poco benvoluto dagli amanti dell'azione ma che stupirà chi si aspetta solo fuochi d'artificio da un film del genere. Altro dettaglio da non sottovalutare è quanto si sia cercato di evitare la facile retorica nazionalistica, presentando invece la crescita del personaggio in maniera non solo funzionale, ma anche ironica nei confronti della stessa America propagandistica e sempre portata all'eccesso: le prime sequenze in cui vediamo in azione il Capitano, difatti, giungono inaspettate, ilari e oltremodo sensate, riuscendo nel doppio intento di restare fedeli al personaggio pur presentandolo in un contesto diverso da quello originario.

Commandos del set

È interessante notare come si sia riusciti a riportare infatti su schermo non solo l'estetica e il credo del personaggio, ma anche tutto il suo mondo, senza prendersi eccessive libertà rispetto al fumetto, come successo invece con altri personaggi (Thor in primis). Miscelando accuratamente elementi presi sia dal fumetto classico che dalla più moderna versione Ultimate, gli sceneggiatori si sono presi addirittura la briga di inserire citazioni da veri nerd, quali quella alla Torcia Umana Originale, o facendo prendere parte al film agli Howling Commandos (originariamente comandati da Nick Fury, nei fumetti del periodo bellico). Le uniche accortezze che si son dovuti premurare di preparare riguardavano l'esercito dei 'cattivi'. Come evitare di rievocare, per l'ennesima volta, il fantasma del nazismo senza scadere nel cliché più banale, nonché potenziale fonte di polemiche? Semplice, rendendo l'Hydra e il suo leader qualcosa che trascende l'ideale ariano, per arrivare invece al male oscuro e lucidissimo dell'avidità di potere che corrisponde all'esatto opposto dell'altruismo rappresentato da Rogers.In tutto questo gli interpreti svolgono un ruolo fondamentale. Assistiamo fondamentalmente a buone prove da parte di tutto il cast, anche in ruoli che potrebbero essere considerati troppo iconici, a partire da quello del burbero Generale Phillips -interpretato dal sempre grande Tommy Lee Jones- o a quello dell'eclettico scienziato Howard Stark, che trova il suo terzo interprete (dopo i flashback presenti nei due Iron Man di Jon Favreau) in un carismatico Dominic Cooper. Ma, oltre a riflettere la loro originaria natura fumettistica, per quanto apparentemente banali i personaggi di contorno riescono comunque a farsi valere, grazie anche ad alcuni interessanti accorgimenti in alcune scene. Esempio lampante la Peggy Carter di Hayley Atwell, molto più risolutiva e sensata di molte sue 'colleghe' più blasonate, in primis la Jane Foster di Natalie Portman in Thor. Ma veniamo ai protagonisti. Su Hugo Weaving sollevare dei dubbi è quasi sacrilego: stiamo parlando, dopotutto, di colui che è riuscito a rendere espressiva una maschera fissa, in V per Vendetta. Il suo Teschio Rosso appare spaventoso ma verosimile al contempo, simbolo di un'umanità persa nella ricerca di un qualcosa di trascendentale...e pericoloso. Lo si riconosce, sempre e comunque, anche sotto la pesante protesi al silicone.Di Chris Evans e della sua idoneità al ruolo, invece, tanto si è discusso. Già Torcia Umana nei due I Fantastici Quattro di Tim Story e protagonista di altre storie di origine o tono fumettistico come The Losers, Scott Pilgrim vs The World e Push, Evans sembrava possedere il talento ma non il carisma giusto per impersonare Cap. Questo perché non deve solo essere bello e aitante, ma rappresentare un simbolo e, addirittura, capeggiare una squadra composta, tra gli altri, dai Tony Stark e Nick Fury di Robert Downey Jr. e Samuel L. Jackson. Su questo è ancora presto per prendere posizione. Possiamo affermare, tuttavia, che Chris riesce ad incarnare bene il lato idealista, poetico ed ingenuo del personaggio, forse anche meglio del suo lato eroico. Sarebbe stato meglio un altro attore? La rosa di possibili candidati era lunga. Forse sì. Ma, ci piace pensarlo, forse no.

Battle frenzy

Degna di nota è anche la realizzazione tecnica del film. Pur essendo meno denso di effetti speciali esaltanti ed 'esplosivi' di molti suoi concorrenti (Iron Man 2 in primis), la cura nella confezione non è da sottovalutare: stiamo pur sempre parlando di Johnston, un uomo nato come effettista prima che come regista. Innanzitutto, la ricostruzione storica è di tutto rispetto, grazie anche alle ottime scenografie di Rich Heinrichs, ai costumi di Anna B. Sheppard e alla singolare fotografia sporca e aggressiva di Shelly Johnson. In seguito, è apprezzabile la collocazione degli effetti in CGI: il film ne è pieno, ma non risultano mai invasivi. Molte animazioni dello scudo in volo, ad esempio, sono realizzate in computer grafica, ma la cosa non è palese. In altre occasioni, invece, l'effetto è voluto, volto ad esagerare l'exploit fumettistico e sensazionale dell'opera nei suoi anni originari. Le scene d'azione sembrano, difatti, istantanee tratte dalle illustrazioni e dalle copertine originali. L'effetto speciale migliore, tuttavia, è probabilmente quello grazie al quale abbiamo la possibilità di vedere Chris Evans e il suo alter ego in versione rachitica: tramite i prodigi della computer graphic e la compenetrazione di quattro diverse riprese della stessa scena (con o senza Evans), gli specialisti in effetti digitali hanno potuto letteralmente rimpicciolire e inscheletrire l'attore in maniera davvero incredibile.L'ultima, doverosa nota, riguarda il 3D: come facilmente immaginabile, si tratta di un espediente accessorio che non apporta al film benefici particolari, pur presentandosi generalmente ben fatto e appariscente in più di un'occasione. Certo, niente che giustifichi il surplus sul biglietto, se non siete interessati agli effetti pop-up e di profondità,  ma quantomeno non inficia la visione, anche nelle scene dalla fotografia più scura e concitata.

Captain America - Il Primo Vendicatore Joe Johnston, da vero veterano del cinema d'avventura, si rivela la scelta migliore per portare su schermo un personaggio iconico ma a forte rischio retorico come Captain America. Il film scorre via veloce nonostante la sua durata, senza picchi di spettacolarità ma con una grande attenzione alla sceneggiatura -mai preda di particolari buchi narrativi- e soprattutto al cuore dei suoi personaggi. Migliore di Iron Man 2 e Thor, sicuramente alla pari del bel L'Incredibile Hulk di Leterrier: probabilmente il miglior film prodotto finora da Marvel Studios.

8

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