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Capitan Mutanda, la recensione: l'anti-eroe messo a nudo

La Dreamworks Animation e David Soren portano sul grande schermo l'eroe scanzonato di Dav Pilkey, in un film soprattutto adatto ai piccoli.

recensione Capitan Mutanda, la recensione: l'anti-eroe messo a nudo
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Sono anni ormai che la Dreamworks Animation non riesce a sfornare un'idea originale che si possa dire di successo. Lo studio si è infatti lasciato travolgere dall'onda neanche tanto anomala dei franchise, concentrando i maggiori sforzi produttivi su titoli forti come Kung Fu Panda, Dragon Trainer e Shrek, togliendo quindi una certa visibilità a piccoli progetti paralleli e se vogliamo stand-alone come i mediocri Home, Mr. Peabody e Sherman o Trolls. Questi titoli secondari per lo studio, oltre a non avere molto da dire sul piano contenutistico, risultavano anche poco interessanti su quello visivo, sempre molto colorati e tecnicamente curati ma stilisticamente poveri e poco ricercati. Che poi questi film vogliano essere principalmente rivolti a un pubblico infantile è cosa buona e giusta, lasciando morale e maturità a Po, Hiccup e compagnia bella, ma se ad accompagnare il nulla c'è anche una visione artistica svogliata, allora è logico aspettarsi un'accoglienza tiepida e incassi insoddisfacenti. Tutto questo preambolo per dire che, almeno con Capitan Mutanda, la Dreamworks pare abbia voluto stupire in modo sincero almeno in termini di stile, sviluppando un titolo dai toni leggeri e per bambini che vada al contempo a riempire gli occhi degli adulti accompagnatori, lasciando sinceramente sorpresi.

Un eroe Fai da Te

Tratto dai divertenti libri per ragazzi scritti da Dev Pilkey, Capitan Mutanda è quello che può dirsi un eroe fatto in casa... o meglio illustrato in casa. Sì perché, per chi non conoscesse il buffo personaggio di Pilkey, l'anti-eroe senza pantaloni è in realtà il parto della fantasia di due bambini, George Beard e Harold Hutchins, inseparabili amici di 9-10 anni che nel tempo libero (ma anche in quello occupato!) si dilettano a fare scherzi e scrivere e disegnare fumetti. E tra i molti personaggi ideati dai due, a spiccare su tutti è proprio Capitan Mutanda, l'impavido cavaliere senza macchia né vestiti che difende i deboli dalla malvagità. Il loro passatempo è però soprattutto parodico e prende di mira la loro scuola, la Jerome Horowitz, gestita con pugno duro dal Signor Grugno, "il preside peggiore che si possa desiderare". Trasponendo così questa piccola icona popolare, il regista David Soren ha deciso di raccontare ovviamente le origini del personaggio, quello in carne e ossa, che è poi il Signor Grugno. Utilizzando un anello ipnotico, infatti, George e Harold riescono a convincere il preside di essere in realtà Capitan Mutanda, lasciandolo scorrazzare per la città nelle sue buffe missioni, che vanno dal salvataggio di un gattino all'eliminazione di un tremendo gorilla gonfiabile. Basandosi su dei libri per ragazzi, la sceneggiatura è palesemente molto infantile e non punta alla morale ricercata, limitandosi a raccontare una storia lineare ma dal giusto appeal per i più piccoli, con l'unico virtuosismo riscontrabile nella rottura della quarta parete, dato che la narrazione è direttamente affidata ai due protagonisti. Non si ride poi molto, inoltre, almeno non in modo intelligente, ma qualche risata e un paio di sorrisi li strappa anche ai cuori maturi e acerbi di noi adulti, che puntiamo soprattutto alla scrittura di qualità anche nell'animazione.

Nudo ma con stile

Nonostante i grossi problemi di fruizione in termini di sceneggiatura per un pubblico più grande, con continue reiterazioni di battute sciocche e momenti non-sense a volte esasperanti, Capitan Mutanda vince con poche obiezioni sulla visione artistica e sul mix di stili con il quale è stato pensato e sviluppato.Se già di per sé i tratti morbidi e pieni dell'animazione principale riempiono con gioia gli occhi dello spettatore, è nel passaggio dalle marionette al cartaceo fino al meraviglioso flip-o-rama (tipico di Pilkey) che il film dà il meglio di sé, risultando variopinto ed eterogeneo. E a guadagnarci è anche il ritmo, che accompagnato dalla narrazione diretta dei protagonisti diventa così cadenzato da queste piccole ma geniali trovate creative, senza dubbio vero punto forte della produzione Dreamworks, forse la prima tratta da opere di altri che riesce nel difficile compito di sorprendere per visione e completezza stilistica. Il film non è stato pubblicizzato nel modo più adeguato, però, e forse non avrà il successo sperato dallo studio, andando a finire presto nel dimenticatoio dei progetti animati della Casa dei Sogni. L'augurio è che invece Capitan Mutanda possa essere un punto di inizio per la casa di produzione nello sviluppo di nuovi progetti animati, che puntino a una diversificazione espressiva che si discosti nettamente in futuro da "un'omologazione da franchise" alla quale sempre più gente è ormai recalcitrante.

Capitan Mutanda Sfruttando un mix pazzesco di stili, variopinto e ricercato, il Capitan Mutanda di David Soren targato Dreamworks è probabilmente il lavoro non-franchise più interessante e riuscito sul piano tecnico dello studio. Peccato per una sceneggiatura obbligatoriamente rivolta a un pubblico più infantile, che perde di appeal sullo spettatore adulto con il passare dei minuti, reiterando battute fin troppo sciocche e strappando di tanto in tanto poche risate. Si tratta di un lavoro da premiare soprattutto artisticamente, data una visione di grande livello creativo. Funziona, insomma, nella veste, ma meno a nudo, nella scrittura.

6.5

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