Recensione Cam girl

Quattro ragazze e un'idea imprenditoriale... alternativa!

Recensione Cam girl
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Coinvolta soltanto in una piccola partecipazione, vediamo immediatamente in scena Maria Grazia Cucinotta dedita al licenziamento di Alice alias Antonia Liskova, la quale, appunto, apprende con grande sorpresa e delusione che lo stage cui aveva preso parte presso un'agenzia pubblicitaria non si trasformerà, come sperato, in una assunzione.
Poi abbiamo la sognatrice Rossella, ovvero la Alessia Piovan vista ne La ragazza del lago (2007), e l'aspirante giocatrice di pallacanestro Martina, incarnata da Ilaria Capponi, le quali, come pure la loro amica, per sbarcare il lunario si mostrano nude su internet al servizio di società che, però, non fa altro che sfruttarle; fino al momento in cui decidono di mettersi in proprio per tirare su una loro agenzia di cam girl coinvolgendo anche Gilda, con le fattezze di Sveva Alviti, cameriera precaria in un bar che tenta così di risolvere i guai finanziari dell'ignaro fidanzato, impegnato nell'arduo compito di non far fallire l'officina del padre.
Sotto la produzione del veterano della celluloide di genere nostrana Enzo Gallo (i thriller Un sussurro nel buio di Marcello Aliprandi e Suor omicidi di Giulio Berruti nel curriculum), sono loro le quattro belle protagoniste della seconda fatica registica della ex Miss Italia - ma con titolo poi revocato in quanto già sposata a diciannove anni - Mirca Viola, autrice della non disprezzabile commedia sentimentale L'amore fa male (2011).

Quello che le ragazze non dicono... ai genitori

Quattro belle protagoniste destinate a reclutare all'interno della neonata società ragazze madri, avvenenti extracomunitarie e studentesse al verde, mentre, al fine di garantire visibilità al sito sui più frequentati motori di ricerca del web, incaricano l'abile e scaltro Giovanni, interpretato dal Marco Cocci de L'ultimo bacio (2001).
Quattro belle protagoniste che, accompagnate dalle note di The cage di Silvia Tancredi, si trovano quindi immerse nel tutt'altro che rassicurante scenario dell'Italia d'inizio XXI secolo, stritolata dalla crisi che ha ridotto al minimo i salari, dal posto di lavoro fisso che sembra sempre più una chimera e, di conseguenza, dalla accentuata diffusione delle retribuzioni in nero.
Un'Italia che fa comunque parte di un mondo la cui unica direzione da seguire è il denaro, dominato da imprenditori che per sopravvivere devono pensare solo ai propri interessi e non a quelli dei dipendenti delle loro aziende; man mano che troviamo in scena, tra gli altri, il Francesco Apolloni di Scusa ma ti chiamo amore (2008), Enrico"Ricordati di me"Silvestrin nel ruolo di un presentatore televisivo e Mauro Conte in quello di un pericoloso utente morbosamente attratto da Gilda.
Perché, sebbene la partenza della nuova attività telematica si riveli per il poker rosa decisamente entusiasmante, non sono i risvolti negativi a tardare a farsi vivi; nel corso di circa un'ora e mezza di visione il cui evidente e condivisibile scopo è quello di dimostrare in che modo l'ottenimento del soldo facile non sia altro che una grande illusione capace di condurre su strade non poco pericolose.
Circa un'ora e mezza di visione che, costruita su interessanti personaggi femminili cui concedono anima e corpo attrici nel complesso più convincenti del comparto maschile, senza eccellere coinvolge senza annoiare mai lo spettatore... pur rivelandosi, forse, eccessivamente frettolosa nella corsa verso l'epilogo.

Cam girl Dopo l’esordio dietro la macchina da presa L’amore fa male (2011), Mirca Viola torna alla regia per raccontare l’Italia della crisi attraverso l’universo delle videochat erotiche. Forte di un convincente quartetto di protagoniste, riesce nell’impresa di costruire un coinvolgente dramma neorealista d’inizio XXI secolo che, pur non privo di pecche di sceneggiatura e frettoloso nella ricerca del finale (difetto tipico delle produzioni cinematografiche nostrane messe in piedi in mezzo a molte difficoltà), si segue con piacere e lascia sufficientemente soddisfatto lo spettatore.

6

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