Recensione Cake

Jennifer Aniston si carica sulle spalle il dramma di una donna alle prese con un lutto più grande di lei, e la sua sofferenza nel corpo e nella mente: una buona prova, ma in un film eccessivamente forzato.

recensione Cake
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Claire Simmons (Jennifer Aniston) è una donna che ha raggiunto la metà dei suoi quarant’anni e la metà della sua vita, appesantita dall’età e da un passato che le grava ancora sulle spalle e la paralizza letteralmente. Claire Simmons soffre nel corpo così come nella mente, e vive un’esistenza nascosta dietro continui medicinali recuperati con un paio di sorrisi, o con la complicità di una badante messicana. Ingoia pillole di un passato che si attenua ma non sparisce, e la tormenta ogni volta che allo specchio vede cicatrici sul suo viso o cerca di camminare nonostante la schiena bloccata e dolorante. Ad ogni passo Claire sussulta di dolore, ed ogni sussurro è una goccia che finisce nel suo mare di rabbia, che ribolle e si scaglia contro chiunque - l’ex marito, cacciato di casa. Le consulenti del suo gruppo di recupero. Perfino contro il fantasma di Nina (Anna Kendrick), ex membro del suo gruppo morta suicida, le cui tracce Claire sembra voler seguire fino alla famiglia che la donna ha lasciato - un marito ed un bambino.
Nel porsi domande su una donna che conosceva appena Claire inizia ad ascoltare il mondo intorno a lei senza più bloccarlo imperativamente, iniziando ad esplorare il confine tra la vita e la morte, e tra la sua esistenza e quella spezzata che il destino le ha portato via. Un compromesso che non cancella ma accetta, che non rifiuta ma accoglie un lutto troppo grande per essere affrontato - e che alla fine trova il modo di essere processato grazie ad una torta, al suono di uno scacciapensieri ed una lacrima che, a lungo trattenuta, dona a Claire la possibilità di guardare letteralmente avanti.

Una buona occasione sprecata per Jennifer Aniston

Lo spaccato più difficile dell’esistenza di Claire viene portato sullo schermo da una Jennifer Aniston chiaramente intenzionata a caricarsi sulle spalle ogni minuto di pellicola e a mettere tutta se stessa nel ruolo della sua vita. Attrice generalmente comica e votata alla perfezione del suo corpo, la Aniston - che oltre a recitare è anche produttrice del film - si spoglia dei panni di femme fatale e si infila in quelli più pesanti di un personaggio distrutto e divorato dal dolore. Appesantisce se stessa nel corpo e nello sguardo, non perde un momento e riesce in tutto tranne che - purtroppo - nella cosa più importante, la naturalezza. Il suo lavoro è metodico, studiato in ogni dettaglio eppure manca di quella verità che viene dallo stomaco e che con i metodi attoriali e la preparazione non c’entra niente - e che serve a connettere lo spettatore con ciò che vede. Quella che, per intenderci, è invece riuscita a Julianne Moore in Still Alice.
Non aiuta la scrittura, scolasticamente creata per forzare lo spettatore verso la sua direzione invece di accompagnarlo gradualmente dentro il viaggio di Claire. Il risultato è una pellicola forzata, che ripete i suoi messaggi in maniera continua e che invece di regalare armonia nella narrazione fa ingoiare allo spettatore sempre la stessa pillola. La buona interpretazione della Aniston viene purtroppo inglobata in una narrazione disfunzionale, che affossa il film fino all’ultimo minuto. Perfino il finale risulta stucchevole e fin troppo prevedibile, a conferma di quell’amaro in bocca che ci si trascina dietro durante tutta la narrazione, presenti eppure per nulla partecipi all’interno di quel mondo.

Cake Prodotto, recitato e fortemente voluto da Jennifer Aniston, Cake è una buona prova interpretativa in cui la Aniston è chiaramente immersa fino all'ultimo minuto, e che punta proprio ad esaltare le sue capacità attoriali fallendo però nella scrittura. La regia, la scrittura ed i tempi della narrazione fanno sembrare l'intero progetto eccessivamente forzato, scolastico e ripetitivo, che fallisce nel suo compito più importante - quello di emozionare - regalando invece un film che è un buon involucro tecnico senza l'anima di cui una storia del genere sente necessariamente il bisogno.

5

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